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L'incredibile scena nel video unico: lo squalo attacca la mobula nello Stretto di Messina

Il video potrebbe essere una delle pochissime testimonianze al mondo (se non l’unica) di predazione di mobule da parte di uno squalo mako, in pericolo di estinzione

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 7 giugno 2018

Uno squalo mako azzanna la pinna pettorale di una mobula e poi la trascina nel blu, pinneggiando lentamente quasi a pelo d’acqua, trattenendola sempre tra le sue fauci.

È questa l’incredibile scena di predazione a cui ha assistito l’equipaggio della feluca “Felicia seconda” qualche giorno fa nello Stretto di Messina.

Francesco Billè, pescatore a bordo della feluca, è riuscito ad immortalare con un video le fasi immediatamente successive all’agguato, riprendendo lo squalo direttamente dalla passerella della barca. «In trent’anni di pesca, non abbiamo mai visto una scena del genere» questo il commento a caldo dei pescatori della feluca, che tuttavia hanno confuso lo squalo mako con un grande squalo bianco.

Corpo rigido e affusolato di colore blu metallizzato, muso appuntito e pinne pettorali piccole, lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) o mako pinna corta appartiene alla famiglia Lamnidae ed è uno degli squali più veloci e potenti.

Raggiunge i 70 km/h ed insieme allo squalo bianco (di cui è un lontano parente) e lo squalo pinna nera del reef, è capace di effettuare spettacolari salti fuori dall’acqua (il cosiddetto breaching), balzando fino a 5-6 metri sulla superficie del mare.

Dentatura fitta ed acuminata, si nutre di pesce azzurro e calamari, ma non di rado caccia altre prede come il pesce spada, e i tonni.

Probabilmente il video potrebbe essere una delle pochissime testimonianze al mondo (se non l’unica) di predazione di mobule da parte di questa specie.

I mako hanno una periodicità riproduttiva di circa 3 anni e proprio nel Mediterraneo centro-occidentale si troverebbe una zona di riproduzione, come confermato anche dalla pesca accidentale di giovanissimi esemplari.

Lo stato di conservazione della specie a livello mondiale è considerato ‘vulnerabile’, ma lo IUCN ha valutato la popolazione dei mako del Mediterraneo come "in pericolo critico di estinzione".

Gli studi di letteratura hanno confermato infatti come la popolazione mediterranea sia in forte declino: giusto per fare un esempio, all’inizio del Ventesimo secolo i mako erano piuttosto comuni in Adriatico, ma dal 1972 non si sono avute più segnalazioni di catture o avvistamenti.

Gli squali, animali al vertice della catena alimentare, giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri dell’ecosistema marino e sono dei veri e propri indicatori dello stato di salute dei nostri mari. Garantire la loro protezione dovrebbe essere una priorità per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

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