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Un film horror girato sulle Madonie: con "Jastimari" i boschi si tingono di rosso

Negli ultimi anni, le Madonie sono state set naturale per film sperimentali e anche horror come "La bocca dell'anima" di Carleo. Ora tocca all'ultimo film di Cannella

Tancredi Bua
Giornalista
  • 31 gennaio 2026

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Negli ultimi anni, le Madonie sono state set naturale per film sperimentali come “The End” di Joshua Oppenheimer (in parte girato dentro la miniera di sale di Raffo, frazione di Petralia Soprana), per la fantascienza d’autore di Jessica Woodworth e il suo “Luka” (girato quasi interamente alla diga incompiuta di Blufi) e per horror sovrannaturali come “La bocca dell’anima”, del palermitano Giuseppe Carleo (girato per la maggior parte in una Petralia Soprana completamente innevata).

Jastimari – Il rifugio”, l’ultimo film di Riccardo Cannella – originario di Ustica, classe ’90 – ritorna sulle montagne della provincia palermitana con un horror, che vira però verso il folclore e il mondo rurale, lasciando i borghi innevati e affondando l’occhio della macchina da presa nei faggeti nebbiosi delle Petralie, che sembrano essere diventati il cuore del New England di metà Seicento raccontato in "The Witch", il film d’esordio del maestro dell’horror contemporaneo Robert Eggers.

Una produzione Cinnamon e Indaco Film, con il contributo del Ministero della cultura e il sostegno della Sicilia Film Commission, distribuito da Dea Film e PFA, “Jastimari – Il rifugio” arriva in sala dal 19 febbraio: due anteprime sono già state programmate a Palermo per mercoledì 18 febbraio (al Cityplex Metropolitan) e giovedì 19 (al cinema Lux), alla presenza del cast, del regista e della produzione.

Il film sarà l’occasione non solo per vedere vestiti di sangue e tensione i boschi delle Madonie, ma anche gli attori protagonisti: il catanese Francesco Foti (“Alla luce del sole”, “I leoni di Sicilia”, “Il cacciatore”) interpreta Saro, il padre della famiglia che abita un’antica casa col tetto di paglia in mezzo ai faggeti madoniti; Rossella Brescia, dimessi i panni più spesso indossati della conduttrice televisiva e radiofonica, veste quelli di Teresa, la madre della famiglia; il piccolo Simone Bagarella è Lelè, il figlio della coppia, mentre Giorgio Colangeli (“L’amico di famiglia”, “Il divo”, “C’è ancora domani”) è un misterioso uomo sanguinante che altererà i già precari equilibri della casa all’inizio del film.

Completano il cast Fabio Troiano, Maria Amato (candidata al David di Donatello come miglior attrice non protagonista ne "Il traditore" di Marco Bellocchio), Irene De Gaetano, Angela Motta e Giuseppe Lanza, mentre la fotografia porta la firma di Daniele Ciprì e la scenografia è curata da Marco Dentici (entrambi nel 2009 vinsero sia il Nastro d’argento sia il David di Donatello, nei loro rispettivi reparti, per "Vincere" di Marco Bellocchio).

I costumi sono invece opera di Andrea Sorrentino, che all’inizio della sua carriera ha lavorato nel reparto per “Marie Antoinette” di Sofia Coppola, “La leggenda di Beowulf” di Robert Zemeckis e le riprese italiane di "Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. “Jastimari” in siciliano significa “maledire”, e una doppia maledizione, metaforica o meno poco conta, è al centro del film: il mondo che abitano Saro e Teresa, sperso nelle campagne fuori Palermo, sembra essere stato maledetto da un morbo pandemico (un po’ come nella miniserie "Anna" di Niccolò Ammaniti) che ha riportato le lancette dell’orologio indietro a un tempo in cui il progresso tecnologico è diventato lontano secoli, e allo stesso tempo una maledizione sembra aggirarsi nei boschi, una che porta il marchio di una donna nuda ricoperta di sangue, una strega che vive in una foresta inavvicinabile ai bambini.

Impreziosito da parte dei dialoghi in arbëreshe, "Jastimari – Il rifugio" è stato girato a più riprese dalla primavera del 2024 al gennaio del 2025, nella distesa montuosa compresa fra piano Battaglia e piano Farina, in rifugi dal tetto di paglia come quello di piano Cervi, che sarebbero il luogo ideale in cui rintanarsi all’avanzare della fine del mondo. «È un progetto – dice il regista, Riccardo Cannella – nato nel periodo del Covid, e in qualche modo lo racconta, anche se l’idea da cui è nato tutto affonda nella denuncia sociale. Attraverso gli occhi di un bambino, “Jastimari” vuole raccontare la società di oggi, che mette il bene del singolo davanti a quello della comunità.

Nel film ci chiudiamo nella storia di una famiglia per dimostrare che quando non si cura il bene degli altri, quando non si crea una comunità, l’unica via possibile è l’autodistruzione, non la conservazione. Il periodo storico che stiamo vivendo mi ha aiutato molto». Con Francesco Foti, Cannella aveva già girato "Notti d’estate", il suo cortometraggio con Corrado Fortuna, datato 2023, mentre «Rossella Brescia – dice – è interprete di un personaggio particolare, a cui tenevo molto. Volevo che Teresa (la madre del protagonista, ndr.) avesse un’essenza misteriosa che ho trovato proprio in lei.

Al di là dell’essere una bravissima ballerina, conduttrice radiofonica e televisiva, Rossella è un’ottima attrice, che in questo film volevo mostrare in un ruolo inusuale. E poi sono contentissimo di aver avuto Maria Amato, un’attrice siciliana pazzesca che Bellocchio ha portato ai David di Donatello».


L’horror, in “Jastimari – Il rifugio", è soltanto un mezzo: «I riferimenti di genere, a “The Witch” di Eggers o “A Quiet Place” di John Krasinski, servono solo a creare l’illusione, una cornice conosciuta a chi mastica il cinema horror, per poi raccontare un tema diverso. A ispirarmi tanto sono stati poi i dipinti, come il “Cristo morto” di Andrea Mantegna o il "Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich. Con Ciprì (Daniele, il direttore della fotografia, ndr.) spesso ci siamo soffermati a immaginare come convertire delle inquadrature in quadri».
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