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La "cornuta di Caltanissetta" (e le altre): le specie siciliane che rischiamo di perdere

Dieci anni fa a San Cataldo è nata l’Associazione T.R.S. (Tutela Razze Siciliane) che ha l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità a 360 gradi e le specie autoctone in via d'estinzione

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 10 settembre 2021

Giovanni Cirasa e un esemplare di gallina "cornuta di Caltanissetta"

Circa dieci anni fa a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, è nata l’Associazione T.R.S. (Tutela Razze Siciliane) composta da Giovanni Cirasa, che ne è presidente, Angela Gugino Bellomo, Salvatore Salvo Amico e Fabrizio Margiotta, con l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità a 360 gradi.

Alberi, vegetazione di vario tipo e anche animali, soprattutto delle specie avicole grazie al progetto "Siciliare", iniziato circa cinque anni fa.

«Con l’avvio di questo progetto - ci ha detto Giovanni Cirasa - abbiamo fortemente voluto rintracciare, con dati ufficiali alla mano, le tante specie siciliane che rischiano l’estinzione. Al momento nei registri del Ministero della Regione siciliana, i due poli a cui si fa riferimento, ne hanno registrate 9 di specie ma dalle nostre ricerche ne abbiamo individuate al momento 23».

Nata in sordina, ma divenuta punto di riferimento negli anni, la T.R.S è partner ANCI (Associazione riconosciuta dal ministero dell'agricoltura) e detiene i registri di razza degli avicoli siciliani, essendo stati i primi ad occuparsi degli avicoli in via d'estinzione.



Al momento fanno parte dell’Associazione, 130 produttori siciliani, con 12 aziende che hanno sottoscritto il loro codice etico.
In più vantano tre convenzioni con enti di ricerca sperimentale, oltre a custodire un vastissimo database legato alla cultura contadina in generale.

Se la mucca cinisara, la capra girgentana o l’asino pantesco sono specie già conosciute e protette, al fine di evitarne l’estinzione, vi sono una serie invece di animali da cortile sconosciute ai più e protette proprio dall’associazione che, sotto le direttive internazionali della FAO (Food and Agriculture Organization), ne sta riportando in vita gli allevamenti.

«Proprio a settembre il Ministero riconoscerà, e inscriverà nei registri ufficiali, la specie della gallina detta “cornuta di Caltanissetta”, che ha una storia che risale a circa 3.000 anni fa. Il tacchino siciliano è una specie che abbiamo perso, così come la gallina siciliana è stata salvata in estremis dall’estinzione».

Tornando alla “cornuta di Caltanissetta” ci sarebbe anche una leggenda legata a questo animale che, a guardarlo, è anche molto interessante.

Secondo questo antico racconto tramandato oralmente la lotta tra Lucifero, angelo ribelle, e l’Arcangelo Michele finì proprio in Sicilia. Qui Lucifero si rifugiò all’interno del vulcano dell’Etna, che non riusciva a contenerlo tutto, lasciandogli la testa fuori del cratere.

San Michele, accortosi di ciò, raggiunse il vulcano e con un colpo della sua spada fiammeggiante troncò di netto un corno del demonio, il quale con un impeto di vendetta, si scagliò contro San Michele, addentando la penna di un'ala dell’Arcangelo, staccandogliela e fuggendo via.

Ad un tratto, gli sfuggì di bocca cadendo a Caltanissetta. I nisseni iniziarono a specularci sopra e l’Arcangelo Michele se la riprese, affidando ai pastori un compito molto difficile.

Per riscattare il loro onore affidò un animale che racchiudeva in sé quel corno perduto e quella penna, la gallina cornuta, appunto, con l'onere di non vederlo mai di custodirlo.

Da questa leggenda è facile dedurre come anche per le altre specie ci siano dietro aneddoti e storie che appartengono al patrimonio tradizionale che non andrebbe perduto, essendo risorsa indiscussa dell’Isola.

Tra le altre specie individuate, tra le avicole, ricordiamo anche: il colombo nostrano, il valplatani, la gallina siciliana (detta coronata) e la gallina delle Madonie, ma siamo sicuri che la perseveranza di Giovanni Cirasa e del suo gruppo di lavoro porterà presto a nuove individuazioni.
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