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La moda mare in Sicilia fino al bikini: in spiaggia si sfoggiavano sottane e mutandoni

Curiosità e storie sulla scoperta dei bagni a mare, alla nuova piacevole abitudine della villeggiatura, fino all’invenzione dell'indumento che rivoluziona i costumi

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 22 luglio 2022

Nulla come il costume da bagno ha rappresentato l’evoluzione dei tempi nel secolo scorso, interpretando la trasformazione della femminilità spogliandola nel vero senso della parola, divenendo quindi il vero indumento testimonial del cambiamento dei costumi sociali.

E seguendo la sua storia si scoprono curiosità e storie legate alla scoperta dei bagni a mare, alla nuova e piacevole abitudine della villeggiatura, fino all’invenzione del bikini e all’invasione sulle coste italiane dei cosiddetti outfit da spiaggia.

Ovviamente la Sicilia da sempre meta di visitatori incantati dalle sue coste cristalline, dai suoi promotori e località affacciate sul Mediterraneo diventate famose mete internazionali - come Taormina, Cefalù, Sciacca e tante altre ancora – è stata una protagonista affollata sia dal jet set che dai nuovi astri borghesi nascenti e i comuni mortali.

Del resto proprio la Sicilia può dirsi la patria del contestatissimo e discusso bikini che appare in un mosaico romano del III sec. d. C. nella nota Villa del Casale a Piazza Armerina, che raffigura alcune donne coperte solo con due strisce di stoffa senza null’altro addosso, ancora prima dell’intuizione di Louis Réard che arrivò nel 1946 dalle spiagge di Saint Tropez.
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Sottane e mantelle, mutandoni e gonnelloni manco a dirlo in tessuto di lana erano i primi abbigliamenti da spiaggia che intrisi d’acqua pesavano non poco sui corpi accaldati dopo l’immersione, ben poco scoprivano della fisionomia maschile quanto femminile.

I primi cambiamenti si avvicendarono con l’usanza di andare al mare da villeggianti a tutti gli effetti che si diffonde in tutta Europa da Parigi.

In verità già intorno alla metà del settecento prende il via l’abitudine di spostarsi sulle coste e tra il 1901 al 1930 questa diventa una consuetudine assodata con il soggiorno estivo al mare organizzato in stabilimenti.

Questo nuovo tipo di villeggiatura, che si affianca alla tradizionale campagna, comporta anche nuove attrezzature da spiaggia e la comparsa dei primi “lidi” balneari attrezzati per ricevere i bagnanti, i circoli nautici diventano famosi proprio in questo periodo per l’apertura ad una mondanità “da spiaggia”.

La cultura dei bagni si impone con le attività sportive all’aperto che richiedono un abbigliamento più adatto, comodo e pratico ma anche di moda e chic, quindi iniziano a comparire i primi costumi interi ma ancora simili a lunghi pagliaccetti.

Sulle teste delle bagnanti iniziano a farsi vedere le prime cuffie in gomma per nuotare senza bagnarsi i capelli, facendo apparire in acqua tante piccole boe semoventi.

Le spiagge si coprono di ombrelloni multi color e si iniziano a vedere i primi pattini – leggi anche pedalò – noleggiati per andare in mare per tuffarsi direttamente in acqua.

È il momento in cui i grandi couturiers iniziano a “fiutare la possibilità de movimento economico” e disegnare modelli di costumi realizzati in tessuti pregiati.

Negli anni Trenta per la moda femminile è immancabile la cintura Valaguzza costituita da una cintura nella cui fibbia c’era un vano per contenere uno specchietto e una trousse che permetteva alle signore di rifarsi il trucco.

Le spiagge siciliane si affollano sempre di più e si riempiono di bagnanti e di turisti che arrivano anche dall’Europa e dai paesi dove più frequentemente i nostri emigranti erano partiti, ritornando nei luoghi di origine.

Le fantasie che vanno per la maggiore sono colorate stampe a fiori, ma la rivoluzione arriva con la comparsa del bikini, la ridotta mutandina che lascia scoperto l’ombelico, gli accessori non mancano come grandi cappelli di paglia, copri costume eleganti e foulard fruscianti.

Il costume più diffuso è comunque intero, ci vorrà un po’ prima che il due pezzi venga definitivamente accettato, sebbene i tempi volino, la Sicilia rimane ancora legata ad un pudore che stenta a mollare i suoi freni di censura.

Le ancora formose signore del sud negli anni Cinquanta usano costumi interi fascianti, con scollature a cuore e sostenuti da stecche, l’eleganza storica di posti come Capri e Portofino influenza le nostre mete più eleganti come Taormina già nota.

I favolosi Sessanta rivoluzionano i tessuti con la comparsa della Lycra che aderisce al copro e asciuga rapidamente, mette in risalto la figura e con le fantasie più colorate e floreali reinventa ancora la moda mare.

Gli anni Settanta sono l’apice della trasformazione – corpi efebici lasciano indietro le forme generose delle maggiorate che hanno identificato la bellezza mediterranea italiana – i costumi diventano sempre più ridotti: reggiseni a triangolo che si abbinano a caftano arabeggianti, compaiono i sandali con zeppa in sughero, ritornati oggi alla ribalta solo riveduti e corretti, un must ormai senza tempo per l’estate portati per la spiaggia ma anche aperitivi in riva al mare e serate in lido.

E a proposito di questi quando erano ancora stabilimenti pubblici sempre collegati alla salute divennero di moda tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per i bagni a mare.

A Palermo il “Risorgimento Italiano” era esclusivo per donne e famiglie, poi il Trieste-Virzi e lo il Delizia-Petrucci, i bagni di Vincenzo Tramontana, il “ Bagno di Nettuno “ e “Alla Stella“.

Ne sorsero anche alla allo Sperone e alla Bandita, Acqua dei Corsari: i “Bagni della Salute” e il “Savoja”, “Santa Rita”. il “Lido Olimpo” e lo Stabilimento “Bagni Italia“.

Si trasformarono in luoghi incontro e di convivialità, di divertimento e di classe, di esibizione di uno status economico e borghese, di eventi mondani o popolari, di sport e benessere.

Dall’altra part dell’Isola, a Catania, c’era il lido "Spampinato" datato 1910 il primo organizzato con addirittura 200 cabine per l’intera stagione che andava per esattezza da dal 16 luglio al 15 agosto, a seguire il lido "Jonio Platania" del 1919, e nel 1935 il Lido "Azzurro" che animavano le estati della città alle falde dell’Etna.
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