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Chiude la libroasi Flaccovio all'aeroporto: verso l'eBook?

Dopo la chiusura delle librerie palermitane di via Ruggero Settimo e via Maqueda, per Sergio Flaccovio adesso è la volta del punto vendita all'aeroporto Falcone Borsellino

  • 22 maggio 2013

Quando chiude una libreria ognuno di noi è più povero. E non semplicemente perché chiude un negozio, fatto che certamente rammarica, ma perché cala il sipario su quello che è considerato come uno scrigno, custode di una memoria passata e al tempo stesso vertigine della più fervida fantasia. Dopo la chiusura delle storiche librerie palermitane di via Ruggero Settimo e via Maqueda, conclude la sua avventura anche la libroasi Flaccovio, il punto vendita all'interno dell'aeroporto Falcone Borsellino, che aveva aperto i battenti nel luglio del 2000. Stessa sorte a breve toccherà allo store allestito al centro commerciale Forum Palermo.

Un naufragio che si paventava da tempo, ma si sa, l'amara realtà provoca sempre un imprevisto senso di agitazione e rammarico. Agitazione e rammarico sì. Agitazione e rammarico per gli affezionati clienti che nelle librerie Flaccovio trovavano un porto sicuro in cui chiudersi come fossero in una bolla d'aria, nel silenzio religioso del tempo che lì sembrava perdere ogni secondo per sospendersi in un'altra dimenensione, per lasciare spazio alla lettura e al piccolo piacere che la stessa riusciva ad arrecare. Agitazione e rammarico per i 27 lavoratori in cassa integrazione che con la chiusura di queste saracinesche perdono non solo un posto di lavoro, ma la sicurezza di un futuro.

Questa grata chiusa rappresenta un pezzo di una città che da una parte si sgretola pian piano, chiudendo i battenti dei negozi più importanti, dall'altra si trasforma, aprendosi al mondo digitale, al passo con i tempi. La vendita Flaccovio, infatti, continuerà attraverso l'acquisto degli eBook nel sito internet, lasciando quell'odore di carta solo un lontano ricordo. Gli spazi aziendali verranno riutilizzati per nuovi negozi. Negozi di biancheria intima, a quanto pare. Ed è così che, in quegli scaffali che un tempo ospitavano libri, adesso si fa spazio a slip e reggiseni. Ma in fondo, poco importa cosa ne sarà di quei locali, potrebbero aprire pure un negozio di ferramenta, il vuoto è tangibile e resta metafora di un tempo che sì, ci lascia ogni giorno più poveri, ma affianca l'evoluzione, quella dell'editoria digitale.

I sindacati riferiscono che, per parte dei negozi, sono state già cedute le licenze. L'intenzione aziendale, tuttavia, è quella di presentare un accordo di ristrutturazione del debito a seguito della chiusura dei punti vendita. Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat-Cisl, annunciando la drammatica situazione in cui versa la casa editrice palermitana, ha però scagliato una freccia di speranza: «Per la salvaguardia dei livelli occupazionali, ci siamo già attivati per richiedere alle aziende che sembra vogliano subentrare nei locali, di tener conto del personale altamente qualificato con esperienza decennale». L'augurio di fondo è quello di non lasciare nessuno “a spasso”.

Per il resto, messi da parte quel rammarico e quella amarezza, nonostante la chiusura di quelle che sono state considerate come il tempio dei libri per molti scrittori, come Tomasi di Lampedusa, Sciascia o Dacia Maraini, oggi rimane tutto ciò che in quei luoghi si è potuto imparare. Perché sfogliare un libro, scrutarne la copertina, assaporarne l'odore e pian piano il contenuto, saziare ogni curiosità pagina dopo pagina, è un trucco che si impara una volta e per tutte. E tutto ciò non può essere sostituito da un touch. I palermitani, nonostante la crisi economica e l'era digitale che hanno mandato il tilt la casa editrice, sanno sempre reinventarsi... Chissà che con molta tenacia, allontanino lo spauracchio “lingerie” per un nuovo, restaurato, “libro” nello scaffale.

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