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Dalla Francia una deliziosa commedia sull'arte

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 26 giugno 2006

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Un po’ per caso, un po’ per desiderio (Fauteuils d'orchestre)
Francia, 2006
di Danièle Thompson
con Cécile De France, Valérie Lemercier, Albert Dupontel, Laura Morante, Claude Brasseur, Christopher Thompson, Sydney Pollack

Un’opinione espressa con ingenuità e freschezza, in piena libertà, è senz’altro da non trascurare, anzi spesso rivela ciò che si mostra solo agli occhi dei semplici. A maggior ragione, poi, quando chi parla è tranquillo nel potere dire candidamente ciò che pensa, avendo dalla sua unicamente un viso carino e la leggerezza dei vent’anni. E quel che accade, nella coralità dell’insieme, nella deliziosa commedia francese “Un po’ per caso, un po’ per desiderio” (questo è diventato l’originale “Fauteuils d'orchestre”, poltrone d’orchestra, molto più semplice ed efficace), trova un suo delicato e accattivante trait d’union proprio in tali semplici e genuine opinioni sull’arte.

Ad esternarle, quali sincere impressioni personali (che sia la musica o la scultura l’oggetto del discorso poco importa) è la giovane protagonista Jessica, interpretata dalla brava Cécile De France, allor quando casualmente frequenta, pur se dalla porta di servizio (è proprio il caso di dirlo, dal momento che lavora come cameriera nel frequentatissimo “Bar des Theatres”, nel lussuoso quartiere parigino di Avenue Montaigne), quel dorato (ma non troppo) mondo artistico.



Siamo infatti nel cuore della Ville Lumière, dove si trovano una delle più prestigiose sale da concerto, la Comédie di Champs-Elysées, un'esclusiva casa d'aste, alberghi di lusso e le boutiques più esclusive. La vita frenetica e rocambolesca di un’attrice televisiva tanto popolare quanto ansiosa (l’interpreta la divertente Valérie Lemercier), la stanchezza di un eccellente pianista ormai intollerante al formalismo del mondo dei concerti (Albert Dupontel), l’amore per l’arte di un anziano e ricco collezionista in procinto di vendere tutte le sue opere (Claude Brasseur, indimenticabile padre del mitico, almeno per i quarantenni, “Il tempo delle mele”): è a tutto questo che si accosta con semplicità, e con un’ottica da persona comune, Jessica, una ragazza della provincia che, seguendo il consiglio dell’arzilla e simpatica nonnina, arriva a Parigi in cerca di un lavoro.

Non manca naturalmente la storia d’amore (un po' banalotta, a dire il vero, ma dopotutto qualche piccola imperfezione è pure decorativa) per un film infine assai piacevole, grazie anche alla bravura di tutto il cast, l’ottima sceneggiatura (della stessa regista Danièle Thompson e di suo figlio Christopher, qui anche attore, è il figlio del collezionista) e l’azzeccata colonna sonora (canzoni francesi anni sessanta e composizioni di Nicola Piovani, oltre all'ottima musica dei concerti del pianista).

In realtà quel che qui si racconta, con grande propensione al sorriso ma non per questo con superficialità, è la passione per l’arte, e poco importa se a vivere questa passione (con qualche immancabile insoddisfazione) sia un fine artista o una semplice persona all’arte sensibile: quel che conta è che ognuno abbia la consapevolezza del proprio sentire e quindi riesca, ciascuno a suo modo, a godere della cosa artistica. E resta impagabile la bellezza delle scene nelle quali l’anziana custode del teatro ascolta la sua musica col walkman: è proprio vero che la passione non ha età. E ancora un’ultima nota: tra gli attori troviamo anche il simpatico regista Sidney Pollack, in verità spesso davanti alla macchina da presa, e la nostra Laura Morante, che ci sembra indossare un po’ troppo spesso le vesti della moglie seccata (una preghiera ai registi: ma fatela ridere un po’ di più!).

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