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I siciliani facevano il vino 6mila anni fa: la giara e altri ritrovamenti sensazionali

Un'antica giara documenta che 6mila anni fa, all'età del Rame, in Sicilia si vinificava. I ricercatori stanno analizzando altri contenitori ben conservati

Balarm
La redazione
  • 27 settembre 2017

Ha circa 6mila anni il vino più antico del mondo, che è siciliano. Infatti è stato scoperto in una grotta del monte Kronio, nell'agrigentino, da una squadra di ricerca composta da archeologi capitanati da Davide Tanasi, dell’Università della Florida Meridionale.

Con la collaborazione del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) dell’Università di Catania e della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, è stata ritrovata una giara appartenente all'età del Rame. 2mila anni prima, quindi, dell'età del Bronzo: epoca alla quale si è sempre attribuita la prima vinificazione.

E parliamo anche di qualche millennio indietro rispetto al ritrovamento delle tracce dei medesimi residui su un torchio in pietra dell’Età del Ferro (900-750 a.C.) rinvenuto nel 1993 a Monastir in provincia di Cagliari, e anche prima dei vinaccioli datati 1.200 a.C. ritrovati nel 2015, sempre in Sardegna.

Come si legge sulla rivista specialistica Microchemical Journal, testata che ha pubblicato i risultati della ricerca, all'interno della giara sono stati trovati residui di acini d'uva e residui chimici tipici della vinificazione: acido tartarico e sale di sodio.
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Proprio questi residui rimasti sulla giara in terracotta non smaltata, risalente agli inizi del IV millennio avanti Cristo, rappresentano una scoperta particolarmente fortunata nonostante sia molto raro riuscire a determinare una composizione di tali residui, per cui è necessario che il contenitore sia in uno stato conservativo ottimo.

Non è facile allora, ma gli esperti affermano che porteranno avanti le ricerche e le analisi per tentare di capire se il vino sia stato bianco o rosso.

Quella del vino è una storia antica, antichissima: di oltre 10mila anni. Queste tracce trovate in Sicilia si collocano in un momento più recente rispetto quelle che risalgono a 6mila anni prima di Cristo nell’Iraq orientale, dove i cocci di un’anfora rotta hanno conservato residui di acido tartarico.

Il Monte Kronio (noto anche come Monte San Calogero, dal nome del santo eremita qui vissuto nel quarto secolo), si affaccia sulla costa di Sciacca. Luogo di grande interesse naturalistico e archeologico che documenta antiche frequentazioni umane tra panorami mozzafiato e miti: l'altura è intitolata a Kronos, dio greco del tempo figlio della terra (Gea) e del cielo (Urano) e a sua volta padre di Zeus.

Dalle grotte naturali del monte vengono emessi vapori ad alta temperatura, nicchie da sempre riconosciute come terme e anche adibite ad abitazioni - o per il culto - fino all’Età del Rame, le grotte sono poi state abbandonate.

Oltre alle giare che contenevano il vino, i ricercatori prevedono di analizzare altri reperti provenienti da altri siti siciliani (delle province di Agrigento, Catania e Siracusa) alcuni dei quali contenenti residui di grassi animali e vegetali probabilmente derivanti da stufati e zuppe, con l’obiettivo più generale di ricostruire ricette preistoriche.
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