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Il cardinale Romeo si dimette: ha compiuto 75 anni

Prima le dimissioni di Papa Benedetto XVI, adesso quelle del cardinale di Palermo Paolo Romeo. Pura coincidenza? Intanto il cardinale compie 75 anni...

  • 20 febbraio 2013

Potrebbe sembrare l'incipit di un thriller targato Dan Brown. Passata appena una settimana dall'annuncio delle dimissioni di Papa Ratzinger, il mondo clericale è finito sulle prime pagine dei quotidiani. Trapelano indiscrezioni e supposizioni circa la scelta del pontefice numero 265. Filtrano collegamenti più o meno improbabili sulle questioni più delicate che hanno avvolto il mondo della chiesa, in primis gli scandali sui preti pedofili. Se a tutto ciò aggiungiamo la profezia "farneticata" dal cardinale Romeo circa un anno fa, il mistero sembrerebbe infittirsi. Sembrerebbe.

Giunge così la comunicazione da parte dell'Arcidioscesi di Palermo: «Con tutto il cuore e con una volontà ferma ho offerto le dimissioni al Santo Padre», con queste parole il cardinale Romeo annuncia di volere rassegnare anch'egli le dimissioni. Ma rigorosamente dopo aver spento le candeline in occasione del suo 75° compleanno. Ebbene si. I più "maligni" avranno pensato che questa decisione sia maturata a seguito della scelta di Benedetto XVI ed ai nefasti retroscena paventati negli ultimi giorni. E invece, con il Codice di diritto canonico "alla mano", Romeo ha giustificato il proprio intento attenendosi alla "norma dell'art. 401 del Codice di diritto canonico" che invita il vescovo diocesano che abbia compiuto 75 anni di età a presentare la rinuncia all'ufficio del Sommo Pontefice, il quale provvederà, dopo aver valutato tutte le circostanze.

La missiva recapitata negli uffici del santo padre, riporta nel bollo postale la data del 10 febbraio scorso: “Ho scritto la lettera di dimissioni al compimento del mio sesto anno di ministero a Palermo. Così come stabiliscono le norme canoniche, come figlio della Chiesa, ho offerto le mie dimissioni al Santo Padre - poi il cardinale conclude - Non è stato un atto di osservanza di una legge, ma il penetrare nello spirito che i padri conciliari hanno indicato alla Chiesa universale. Se mi si chiederà di continuare ad esercitare il ministero a Palermo, cercherò di fare tutto il mio dovere fino all’ultimo momento".

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