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Nasce a Palermo "Mamme per la pelle": associazione per proteggere i bimbi di colore

Alcuni di questi bambini sono arrivati da soli perché i loro genitori sono morti mentre tentavano di raggiungere le coste siciliane: una storia di accoglienza e d'amore

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 5 novembre 2018

Si chiama "Mamme per la pelle" ed è un'associazione di mamme adottive di bambini che potrebbero essere oggetto di discriminazione, scherno, bullismo o razzismo soprattutto in futuro: perché adesso sono piccoli e ben voluti da tutti ma domani cresceranno e dovranno vivere in questo Paese.

Alcuni di questi bambini, e non solo, anche adolescenti, sono arrivati sulle coste siciliane senza genitori naturali perché morti nella traversata dal Nordafrica, altri arrivano in Italia grazie all'adozione internazionale, altri ancora sono figli naturali di coppie miste.

L'associazione, che avrà un respiro nazionale, a breve si costituirà a Milano.

«L'esigenza è quella di fare rete tra mamme che condividono la stessa storia - dice Silvia Buzzone, una delle mamme adottive di Palemo e promotrice dell'associazione - e anche le stesse paure. Ultimamente notiamo dilagare un clima di razzismo e abbiamo paura per i nostri figli».

«Adesso sono piccoli, ma cresceranno e si troveranno soli a fronteggiare possibili situazioni difficili a causa della loro storia o del colore della loro pelle».

Sono una decina le mamme di Palermo e provincia che aderiranno all'associazione e già si incontrano abitualmente per confrontarsi su diversi temi, un po' come una famiglia.

«Con quest'associazione vogliamo promuovere l'accoglienza e l'inclusione sociale - aggiunge Silvia - tramite incontri nelle scuole o da qualunque altra parte, partendo dalle nostre testimonianze, dalle nostre storie».

Silvia Buzzone e suo marito Dario hanno adottato Naila, una bambina arrivata a pochi mesi a Lampedusa senza mamma e senza papà.

«Pensiamo sia di origini Nigeriane anche se non lo sappiamo con certezza - aggiunge la mamma - anche la sua età è approssimativa, e il giorno del suo compleanno è un giorno fittizio».

Il nome che i due genitori adottivi hanno scelto per la piccola che oggi ha tre anni è Naila, «Vuol dire "colei che ottiene ciò che desidera" - continua - viene da un verbo arabo che vuol dire "raggiungere" e lei ha raggiunto la costa e, soprattutto, ha raggiunto noi».

L'associazione cerca di mettere insieme chi ha la stessa storia per potersi riconoscere e affrontare problematiche comuni insieme, trovare soluzioni condividere problemi «E soprattutto supportarci a vicenda e lottare perché i nostri figli crescano in un Paese che li accolga e non li discrimini».

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