Obbligo di targa ai monopattini, uffici presi d'assalto a Palermo: "Prenotate online"
La scadenza è già passata ma negli ultimi giorni è partita la corsa per richiedere il targhino ed evitare la multa (salata). In molti però non riescono a ottenerlo: perché
Monopattini
La scadenza è già passata e la corsa è cominciata. Dal 17 maggio i monopattini elettrici devono circolare con il contrassegno identificativo, una sorta di targhino personale da applicare sul mezzo. Chi non lo ha rischia la multa. Ed è per questo che, negli ultimi giorni, molti proprietari stanno provando a mettersi in regola in fretta, riversandosi negli uffici della motorizzazione civile di Palermo.
Solo che lo sportello è l’ultimo passaggio, non il primo. E qui nasce l’ingorgo.
C’è chi arriva con i documenti cartacei mai caricati online, chi ha ricevuto il codice identificativo ma non ancora l’appuntamento, chi si presenta direttamente in motorizzazione convinto che gli impiegati possano aprire la pratica al posto suo. Ma il sistema non funziona così: per ottenere il contrassegno bisogna prima passare dal sito web del Portale dell’Automobilista, inserire la richiesta, allegare i documenti, pagare tre bollettini tramite PagoPA e attendere codice e prenotazione. Solo dopo si può andare allo sportello per ritirare il targhino.
Angelo Pizzuto, dirigente della Motorizzazione di Palermo, tiene subito a sgombrare il campo da un equivoco: «La procedura dipende dal Ministero dei Trasporti, non da noi». Gli uffici palermitani, spiega, non gestiscono la pratica dall’inizio, ma intervengono alla fine: «Il cittadino deve venire con il foglio di prenotazione e un codice identificativo. Solo così il funzionario può richiamare la pratica dal portale, stampare il foglio di circolazione e consegnare il targhino».
È una distinzione decisiva, perché gran parte dei problemi nasce proprio prima dell’arrivo allo sportello. Senza codice e senza appuntamento, la motorizzazione non può scaricare la pratica. Se manca un pagamento, se non è stato caricato il documento d’identità, se l’utente si presenta con la sola ricevuta o con il solo ID, la consegna si blocca.
«Quando la pratica è completa, in pochi minuti il contrassegno viene consegnato», dice Pizzuto. «Il problema nasce quando manca qualcosa. C’è chi non ha caricato i versamenti, chi non ha allegato il documento, chi arriva con i documenti in mano e chiede a noi di inserirli. Noi però non siamo abilitati a farlo». In questi giorni, racconta, non sono mancati episodi di questo tipo. «Ma il sistema - aggiunge - richiede esplicitamente due dati: ID e appuntamento. Se manca uno dei due, il funzionario non può stampare nulla».
Il nodo è anche digitale. Per molti utenti il passaggio dal portale non è immediato e il rischio è accorgersene solo quando si arriva già allo sportello. È quello che è successo a Rosa Anselmo, proprietaria di un monopattino, che ieri mattina si è presentata alla motorizzazione convinta di poter avviare la pratica direttamente lì. Si è trovata invece davanti a uffici pieni, persone in attesa, utenti rimandati indietro. «Non sono riuscita nemmeno a capire a chi chiedere», racconta.
Alla fine ha rinunciato ed è andata in un’agenzia privata. La pratica è partita, ma il costo è aumentato: «Ho pagato 60 euro», dice. Una cifra più alta rispetto alla procedura diretta sul Portale dell’Automobilista, dove al costo del contrassegno - 8,66 euro - si aggiungono bollo, diritti di motorizzazione e pagamenti PagoPA, per un totale che si aggira intorno ai 35 euro.
È proprio su questo passaggio che Pizzuto insiste: «Non tutti hanno dimestichezza con questi strumenti e lo comprendo», dice. «Ma anche volendo non potremmo caricare noi la pratica al posto loro. Chi non riesce deve farsi aiutare oppure rivolgersi a un’agenzia».
A complicare il quadro ci sono anche i tempi del portale. Può accadere che il sistema rilasci il codice identificativo, ma non assegni subito l’appuntamento. In quel caso non serve presentarsi comunque in motorizzazione: bisogna aspettare la comunicazione successiva. «Abbiamo chiesto chiarimenti al Ministero», spiega Pizzuto. «Ci è stato risposto che, quando gli slot sono pieni, l’appuntamento arriva dopo, appena il sistema trova disponibilità». In pratica, il portale distribuisce le prenotazioni in base alla capacità reale degli uffici: se gli appuntamenti della giornata sono pieni, non può aggiungerne all’infinito.
La motorizzazione, intanto, ha rafforzato il servizio. All’inizio era stato dedicato un solo funzionario, adesso sono tre. Gli uffici, però, devono continuare a occuparsi anche del resto: patenti, revisioni, arretrati. «Non possiamo spostare tutto il personale sui targhini dei monopattini», osserva Pizzuto, ricordando che sul tavolo ci sono anche centinaia di pratiche pendenti per le patenti A.
Nonostante questo, i numeri sono saliti rapidamente. A Palermo sono già stati consegnati oltre mille contrassegni, «circa 1.400», secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal dirigente. La media giornaliera è arrivata intorno agli 80 rilasci, con una punta di 157 targhini consegnati in una sola mattinata. «In molte motorizzazioni italiane se ne fanno 30 o 40 al giorno. Noi stiamo facendo uno sforzo importante», sottolinea.
Resta però ancora una platea ampia da regolarizzare. Non esiste un dato ufficiale sui monopattini privati in circolazione a Palermo, perché non sono mezzi immatricolati come auto e moto. Ma, sulla base di una serie di dati raccolti, Pizzuto stima che possano essere circa cinquemila. Significa che una parte consistente dei proprietari deve ancora completare la procedura o non l’ha nemmeno avviata.
Ed è qui che la scadenza già scattata pesa di più. Perché chi usa il monopattino senza contrassegno rischia la sanzione, ma chi ha appena avviato la pratica può ritrovarsi comunque sospeso tra un codice già generato e un appuntamento ancora da ricevere. Una zona d’attesa che gli uffici palermitani hanno segnalato al Ministero, chiedendo chiarimenti anche sulla possibilità di circolare, nel frattempo, mostrando l’ID della richiesta.
Ancora nessuna risposta. L’unica certezza, quindi, è la procedura: la motorizzazione può consegnare il targhino solo quando la pratica è completa e l’appuntamento è stato fissato dal portale. «Chi arriva con tutto in regola va via con il contrassegno», ribadisce Pizzuto. Il resto resta fuori dallo sportello, anche se è proprio allo sportello che la confusione finisce per arrivare.
Solo che lo sportello è l’ultimo passaggio, non il primo. E qui nasce l’ingorgo.
C’è chi arriva con i documenti cartacei mai caricati online, chi ha ricevuto il codice identificativo ma non ancora l’appuntamento, chi si presenta direttamente in motorizzazione convinto che gli impiegati possano aprire la pratica al posto suo. Ma il sistema non funziona così: per ottenere il contrassegno bisogna prima passare dal sito web del Portale dell’Automobilista, inserire la richiesta, allegare i documenti, pagare tre bollettini tramite PagoPA e attendere codice e prenotazione. Solo dopo si può andare allo sportello per ritirare il targhino.
Angelo Pizzuto, dirigente della Motorizzazione di Palermo, tiene subito a sgombrare il campo da un equivoco: «La procedura dipende dal Ministero dei Trasporti, non da noi». Gli uffici palermitani, spiega, non gestiscono la pratica dall’inizio, ma intervengono alla fine: «Il cittadino deve venire con il foglio di prenotazione e un codice identificativo. Solo così il funzionario può richiamare la pratica dal portale, stampare il foglio di circolazione e consegnare il targhino».
È una distinzione decisiva, perché gran parte dei problemi nasce proprio prima dell’arrivo allo sportello. Senza codice e senza appuntamento, la motorizzazione non può scaricare la pratica. Se manca un pagamento, se non è stato caricato il documento d’identità, se l’utente si presenta con la sola ricevuta o con il solo ID, la consegna si blocca.
«Quando la pratica è completa, in pochi minuti il contrassegno viene consegnato», dice Pizzuto. «Il problema nasce quando manca qualcosa. C’è chi non ha caricato i versamenti, chi non ha allegato il documento, chi arriva con i documenti in mano e chiede a noi di inserirli. Noi però non siamo abilitati a farlo». In questi giorni, racconta, non sono mancati episodi di questo tipo. «Ma il sistema - aggiunge - richiede esplicitamente due dati: ID e appuntamento. Se manca uno dei due, il funzionario non può stampare nulla».
Il nodo è anche digitale. Per molti utenti il passaggio dal portale non è immediato e il rischio è accorgersene solo quando si arriva già allo sportello. È quello che è successo a Rosa Anselmo, proprietaria di un monopattino, che ieri mattina si è presentata alla motorizzazione convinta di poter avviare la pratica direttamente lì. Si è trovata invece davanti a uffici pieni, persone in attesa, utenti rimandati indietro. «Non sono riuscita nemmeno a capire a chi chiedere», racconta.
Alla fine ha rinunciato ed è andata in un’agenzia privata. La pratica è partita, ma il costo è aumentato: «Ho pagato 60 euro», dice. Una cifra più alta rispetto alla procedura diretta sul Portale dell’Automobilista, dove al costo del contrassegno - 8,66 euro - si aggiungono bollo, diritti di motorizzazione e pagamenti PagoPA, per un totale che si aggira intorno ai 35 euro.
È proprio su questo passaggio che Pizzuto insiste: «Non tutti hanno dimestichezza con questi strumenti e lo comprendo», dice. «Ma anche volendo non potremmo caricare noi la pratica al posto loro. Chi non riesce deve farsi aiutare oppure rivolgersi a un’agenzia».
A complicare il quadro ci sono anche i tempi del portale. Può accadere che il sistema rilasci il codice identificativo, ma non assegni subito l’appuntamento. In quel caso non serve presentarsi comunque in motorizzazione: bisogna aspettare la comunicazione successiva. «Abbiamo chiesto chiarimenti al Ministero», spiega Pizzuto. «Ci è stato risposto che, quando gli slot sono pieni, l’appuntamento arriva dopo, appena il sistema trova disponibilità». In pratica, il portale distribuisce le prenotazioni in base alla capacità reale degli uffici: se gli appuntamenti della giornata sono pieni, non può aggiungerne all’infinito.
La motorizzazione, intanto, ha rafforzato il servizio. All’inizio era stato dedicato un solo funzionario, adesso sono tre. Gli uffici, però, devono continuare a occuparsi anche del resto: patenti, revisioni, arretrati. «Non possiamo spostare tutto il personale sui targhini dei monopattini», osserva Pizzuto, ricordando che sul tavolo ci sono anche centinaia di pratiche pendenti per le patenti A.
Nonostante questo, i numeri sono saliti rapidamente. A Palermo sono già stati consegnati oltre mille contrassegni, «circa 1.400», secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal dirigente. La media giornaliera è arrivata intorno agli 80 rilasci, con una punta di 157 targhini consegnati in una sola mattinata. «In molte motorizzazioni italiane se ne fanno 30 o 40 al giorno. Noi stiamo facendo uno sforzo importante», sottolinea.
Resta però ancora una platea ampia da regolarizzare. Non esiste un dato ufficiale sui monopattini privati in circolazione a Palermo, perché non sono mezzi immatricolati come auto e moto. Ma, sulla base di una serie di dati raccolti, Pizzuto stima che possano essere circa cinquemila. Significa che una parte consistente dei proprietari deve ancora completare la procedura o non l’ha nemmeno avviata.
Ed è qui che la scadenza già scattata pesa di più. Perché chi usa il monopattino senza contrassegno rischia la sanzione, ma chi ha appena avviato la pratica può ritrovarsi comunque sospeso tra un codice già generato e un appuntamento ancora da ricevere. Una zona d’attesa che gli uffici palermitani hanno segnalato al Ministero, chiedendo chiarimenti anche sulla possibilità di circolare, nel frattempo, mostrando l’ID della richiesta.
Ancora nessuna risposta. L’unica certezza, quindi, è la procedura: la motorizzazione può consegnare il targhino solo quando la pratica è completa e l’appuntamento è stato fissato dal portale. «Chi arriva con tutto in regola va via con il contrassegno», ribadisce Pizzuto. Il resto resta fuori dallo sportello, anche se è proprio allo sportello che la confusione finisce per arrivare.
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