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Per loro non sono solo luoghi abbandonati: i due siciliani che fotografano "l'ultimo respiro"

Erika Sciacca e Michele Battaglia sono uniti nella vita come coppia e dalla passione per la fotografia. Sono cercatori di un tesoro che in Sicilia è nascosto tra le pieghe del tempo

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 22 giugno 2022

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Erika Sciacca e Michele Battaglia sono due siciliani brillanti e appassionati, cercatori di un tesoro che in Sicilia è nascosto tra le pieghe del tempo, in posti dimenticati dove la storia si è fermata, il tempo è trascorso e la bellezza si è trasfigurata.

Chiamarli semplicemente fotografi è davvero riduttivo, sono due artisti in piena regola che usano le fotocamere per arrivare al cuore delle cose, li dove l’occhio umano si ferma, e si va oltre quello che è la realtà percepita.

Uniti nella vita come coppia e dalla passione per la fotografia – lui professionista, lei appassionata fin da bambina di rullini e paesaggi - dal 2014 hanno intrapreso quella che è davvero un’avventura dentro un viaggio per immagini con una macchina del tempo che non va verso il futuro ma a ritroso per non fare dimenticare il passato.

Sono luoghi spesso lasciati all’abbandono senza porte o cancelli e che loro trovano seguendo una ricerca lenta, esplorando una terra che spesso perde pezzi importanti della sua storia, d’arte e di identità.
Dentro il loro obiettivo si impressionano fotogrammi che rappresentano la memoria di un’anima che trasuda un passato che era vita, vicende e umanità scomparse per motivi spesso ignoti ai quali, attraverso le immagini, vogliono restituire la dignità perduta.



Gli abbiamo chiesto da dove è venuta questa idea, perché fotografare l’abbandono al contrario di posti che invece, possono godere di originario splendore ancora intatti.

«L’idea - racconta Erika - è nata per caso mentre eravamo alla ricerca di paesaggi da ritrarre in questa Sicilia che ne regala di meravigliosi a chi sa cercarli, sempre diversi ed emozionanti, partendo dalla nostra Siracusa per spingerci fino ai punti più lontani ed estremi, fino a quando ci siamo imbattuti nella nostra “prima volta”.
Era una villa abbandonata nei pressi di Messina, scoperta proprio per caso mentre cercavamo uno scorcio da ritrarre e dentro la quale siamo entrati attirati proprio dalla curiosità: quel momento è stata la nostra rivelazione!

L’emozione fortissima, nell’inoltrarci dentro quel silenzio vuoto ci siamo resi conto dello splendore ormai scomparso e, sebbene il degrado l’avesse deturpata, non era difficile immaginare come doveva essere.
Li abbiamo catturato quell’ultimo barlume rimasto intatto con la fotocamera e da quel momento non ci siamo più fermati».

«Ville, case, conventi, palazzi, chiese sono i luoghi che abbiamo scoperto e ritratto in questi anni… insomma più o meno lo scibile dei posti che vengono adibiti ad abitazioni umane per vari usi. Certamente i più scenografici sono quelli dalla nobiltà o dall’alta borghesia, ma in ognuno di questi, a prescindere dalla collocazione sociale, tutti hanno mostrato qualcosa di emozionante, qualcosa che li rappresenta e racconta chi li abitava. Con il passare del tempo il materiale raccolto si è accumulato, sarebbe stato inutile lasciarlo dentro i nostri scatti e tenerlo solo per noi, quindi farne una pubblicazione è stato il passaggio successivo».

L’idea è quella di mettere in evidenza certamente questi luoghi ma, soprattutto, che il loro abbandono attraverso il mancato recupero - sia da parte dei privati che delle amministrazioni - equivale ad una perdita vicina a quella “umana” intesa come parte di una identità negata. Le immagini che compongono questo archivio spontaneo sono frutto di diversi viaggi la cui ricerca inizia prima di partire con un monitoraggio che gli permette di acquisire qualche informazione preliminare, ma è durante il percorso che spesso trovano anche altro al di là della meta stabilita.

«la verità più temibile – continua Michele – è che alcuni dei posti che abbiamo fotografato già oggi potrebbero non esserci più, quello che osserviamo spesso è così degradato e pericolante che probabilmente tornandoci non lo troveremmo. Questi scatti li fermano per il tempo che gli rimane, non sapremo quanto o ancora per quanto, ma almeno qualcuno si ricorderà di loro».

Un idea che ha certamente del commovente, un lavoro che equivale ad una mappatura spazio temporale e compone un mosaico di tessere fragili di cui Erika e Michele, non potendo fare altro, si prendono cura nella memoria, gli riconoscono quell’esistenza negata dal resto del mondo.

In ogni immagine c’è ritratta l’anima di qualcosa che è rimasto, come tanti fantasmi che entrano ed escono da stucchi corrosi, brandelli di affreschi, porte e portali scrostati, di mobili e carte da parati stracciati, divani sfondati, un pianoforte dove suonano oramai solo i tarli al posto delle dita di un pianista…
In questa visione d’insieme la carta geografica dell’abbandono si dilata in almeno un centinaio di posti dove ognuno una propria custodia – il fotogramma - nell’archivio della memoria.

Erika ci racconta uno dei fattori di ricerca «Uno degli elementi che ci fanno capire se il posto che cerchiamo è davvero abbandonato è il volare delle “colombe” e se questo accade allora è sicuro perché gli abitanti che colonizzano questi posti, quando gli umani non se ne prendono più cura da tempo, sono quelli del mondo animale che ne fanno i loro condomini».

I volatili sono i primi ad erigere i loro nidi al sicuro con la conseguenza che sebbene siano innocui, proprio la loro presenza aumenta il fattore di degrado, tra infestazioni e pulci… cosa della quale anche i nostri due avventurosi sono stati vittime!

Da questa ricerca incessante è stato pubblicato un primo volume al quale ne è seguito un altro che sta per essere editato a breve, che ha attirato l’attenzione di uno dei fotografi più ecclettici e accreditati, famosi del panorama internazionale e risponde al nome di Richard Tuschman, rimasto colpito dall’idea e dalla originalità, nonché dalla bellezza dei posti e dalla bravura nel ritrarli, e per questo ha deciso di scrivere la prefazione di questa nuova edizione di “Pieni di Memoria – viaggio alla scoperta dei luoghi abbandonati in Sicilia”, edito da Impronta Team Edizioni.
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