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Posti selvaggi (e nascosti) per sei chilometri di incontaminata bellezza: è il paradiso di Torre Salsa

C'è il passero solitario e anche l'usignolo e c'è un mare cristallino. Ecco come passare una giornata memorabile nella Riserva Naturale Orientata tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa

Junio Tumbarello
Giornalista e guida naturalistica
  • 26 agosto 2021

Ha stregato il cuore e gli occhi dei fortunati che l’hanno conosciuta: la Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa in provincia di Agrigento, si estende per circa sei chilometri di incontaminata bellezza.

Un paesaggio unico, dove splendide falesie di gesso si alternano a marne calcaree e i costoni precipitano su spiagge di finissima rena bianca alle cui spalle, il vento e il “mare africano” di sciasciana memoria, modellano uno degli ultimi esempi di ambiente dunale siciliano.

Qui si viene rapiti da un paesaggio incantevole: le acque trasparenti e le dune maestose, dove crescono lo sparto pungente, la pannocchina dei lidi, la carota spinosa e il giglio marino (piante che partecipano tutte al consolidamento del suolo sabbioso). «La riserva è una "scuola" di biodiversità per quanti vogliano approcciarsi alla conoscenza della macchia mediterranea e al riconoscimento delle piante spontanee» ci raccontano Marcello Mira, guida naturalistica Federescursionismo e Antonio Dinolfo, educatore ambientale, che da anni organizzano escursioni e attività all’interno della Riserva, come le sessioni di yoga al tramonto con l'insegnante Agata Romeo: occasioni davvero magiche per conoscere Torre Salsa.



Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato dalla presenza di rocce sedimentarie denominate evaporiti, appartenenti alla serie gessoso-solfifera, le cui caratteristiche sono evidenti soprattutto nella falesia costiera e nelle cave. La riserva fu istituita nel 2000 dalla Regione Sicilia e affidata in gestione al WWF, che ancora oggi se ne prende cura. Deve il suo nome alla presenza di una torre di avvistamento - Torre Salsa, appunto - di cui ancora oggi si possono osservare le vestigia.

Si trova nel cuore di questa oasi e domina la sommità di un piccolo promontorio d'argilla da cui traspare la bianca marna calcarea. Fu il noto architetto Camillo Camilliani a progettarla nel XVI secolo. Nel 1583, infatti, il viceré Marco Antonio Colonna nominò il Camilliani architetto militare e gli affidò l’incarico di svolgere una ricognizione in tutta la costa della Sicilia per rilevare lo stato delle torri esistenti.

La Torre Salsa o “Marinata” si ergeva sulla sommità di un piccolo promontorio d'argilla a dominare il mare e la meravigliosa spiaggia sottostante. La Torre corrispondeva a ovest con la Torre di Capo Bianco e ad est con Torre Felice, rimanendo in vista con la Torre di Monterosso. Queste torri di avvistamento servivano a difendere l’Isola dalle incursioni nemiche. Il segnale di pericolo veniva inviato alla torre contigua tramite l’accensione di fuochi: e così di torre in torre, tutto il territorio minacciato veniva allertato.

All’interno della Riserva, agli occhi dei camminatori più curiosi non sfuggiranno numerosi altri resti di insediamenti agricoli che una volta animavano il territorio: come Casa Agnello, una casa rurale situata alle pendici di monte Eremita e altri resti osservabili vicino al rudere della "torre Pantano" che negli antichi archivi dell'ex feudo Salsa, vengono citati come quelli di “una casa terrana, con un orto vicino, un abbeveratoio in pietra da taglio lungo trenta metri con una sorgente naturale”. Nessuna menzione, invece viene fatta della torre Pantano, forse usata per controllare i confini della proprietà.

Quattro tombe risalenti all'epoca bizantina sono appena distinguibili alla base della parete rocciosa che si staglia alta dietro la torre Pantano. Infine, in un luogo quasi del tutto inaccessibile nella valle del Ginepro, lungo un’antica mulattiera, vi è una piccola "calcara", testimonianza delle tecniche usate negli anni passati per la produzione di gesso per l'edilizia. Nelle vicinanze un cumulo di gesso rivela l'esistenza di una cava.

Proprio tra monte Eremita e il promontorio della Salsa, dove spicca il rudere della Torre Salsa, si distingue poi un'ampia depressione caratterizzata dalla presenza del torrente Salso detto Pantano (che da il nome all’ingresso più noto della riserva stessa). La zona intorno è spesso soggetta a esondazioni naturali che la rendono, specie nei mesi invernali e di inizio primavera, inaccessibile. D'estate invece il pantano si asciuga e attraverso una trazzera che lo costeggia è possibile raggiungere la spiaggia. Tutt'attorno vi sono molti terreni coltivati e alcuni piccoli rimboschimenti.

Il pantano è un meraviglioso luogo di sosta per gli uccelli. Le specie nidificanti nell'area sono una trentina. Le più interessanti risultano essere la cannaiola, l'usignolo e l'usignolo di fiume; tra i rapaci il falco pellegrino, la poiana, il gheppio, la civetta e il barbagianni.

Si possono inoltre osservare il passero solitario e la cappellaccia. Nelle scogliere basse sono presenti l'airone cenerino, la garzetta, la spatola. Sulla spiaggia sono tantissimi i gabbiani reali mediterranei, ma anche i gabbiani comuni e corallini; durante le migrazioni si osservano il “piro piro” piccolo, i gruccioni corrieri e pivieri. Tutto il litorale sabbioso è frequentato dalla tartaruga marina (Caretta caretta), che vi depone le uova.

A ridosso della falesia vi sono dei terrazzi naturali dove scorrono i torrenti Cannicella ed Eremita. Dal lato opposto a quello della falesia si possono vedere il monte Stella, con un versante a strapiombo sul mare, il monte Cupolone, dove si trovano i resti delle cave di materiali inerti e il monte Eremita (che da il nome a un altro degli ingressi della Riserva).

La riserva è accessibile da quattro punti
- ingresso “Centro Visite Franco Galia” (nome dovuto a uno dei promotori dell’istituzione della riserva, poi divenutone direttore e scomparso nel 2007)
- ingresso “Cannicella” e ingresso “Eremita” (questi tre situati lungo la Strada Provinciale 75)
- ingresso “Pantano” (qui le coordinate GPS): per quest’ultimo - il più fruito - dalla Strada Statale 115, imboccando l’uscita Montallegro, si seguono le indicazioni per la Riserva proseguendo su una strada asfaltata secondaria.

Se non avete mai visitato questo luogo speciale e deciderete di trascorrere una giornata immersi in un paesaggio meraviglioso, ricordate di portare con voi (oltre al rispetto per un tempio della natura siciliana) una buona scorta d’acqua e il necessario per la vostra sussistenza: si tratta di posti selvaggi e bellissimi. Scordatevi di trovare bar o lidi (e per fortuna! n.d.a.).

Per chi volesse invece vivere appieno il territorio trascorrendovi qualche giorno (godendo di tramonti da lasciare a bocca aperta), proprio in prossimità della Riserva sorgono uno storico agriturismo e il bellissimo b&b “Case Bianche” (per contattarlo chiamare il 320 4828751).

Il margine più occidentale del litorale - lato Siculiana - è storicamente meta ambita dai naturisti di tutta la Sicilia (e non solo) che adorano vivere pienamente la natura di questo incantevole tratto di costa agrigentina. Sulla riva ci si imbatte talvolta in diversi relitti di imbarcazioni e pescherecci: testimonianze di sbarchi fantasma di migranti che spesso si verificano qui. Il mare cristallino, l’estensione dello splendido arenile e le oggettive difficoltà nel raggiungere la spiaggia, hanno tutelato negli anni questo meraviglioso avamposto di bellezza che Fulco Pratesi negli anni Ottanta definì “la spiaggia più bella d’Italia”.

Che aspettate? Approfittate della lunga estate sicula per un bagno in paradiso.
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