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Quando il mare si fa grosso puoi sentire "'u sciusciuni": Capo Murro di Porco e il "respiro del mare"

È qui che culmina la penisola della Maddalena nella costa siracusana. Luogo incantato ma temuto, la sua pericolosità, in condizioni meteo avverse, è stata sperimentata dai naviganti di ogni epoca

Simona Russo
Giornalista
  • 14 luglio 2021

Capo Murro di Porco e il Faro

Il Plemmirio, "mare ondoso" cantato da Virgilio e localizzato dinanzi a quel tratto di costa che si tuffa nel "greco mare", è il promontorio sulla costa siracusana che ha dato il nome all'Area Marina Protetta della penisola della Maddalena istituita nel 2005.

Plemmirio è "l’anima di Siracusa dove è possibile respirare i veri profumi della nostra terra", disse il famoso apneista siracusano Enzo Maiorca. Da punta Castelluccio, a nord, fino a punta di Milocca, a sud, le coste della penisola della Maddalena, che è anche il promontorio che chiude a sud il Porto Grande di Siracusa, offre i suoi fondali come paradiso per gli amanti delle immersioni. Oltre alla ricchezza della flora e della fauna sottomarina, vi si trovano reperti dell’antico passaggio dei traffici marittimi.

Il tratto di costa che comprende l'Area Marina Protetta si estende per 15 km circa, qui è custodito un passato millenario: in questo splendido territorio si trovano le Latomie greche, da dove fu estratta la pietra per costruire la polis e i maestosi templi di Apollo e Atena (quest’ultimo trasformato, poi, nell’attuale Duomo di Siracusa). Le sue acque sono state solcate dai popoli del Mediterraneo per scambi commerciali, era la porta dell'antico Oriente Ellenico, dove si svolsero anche eventi bellici, come la famosa spedizione ateniese contro Siracusa del 415 a.C.



Ecco così spiegato il ritrovamento di anfore, relitti e svariati reperti archeologici, custoditi oggi nel museo “Paolo Orsi” di Siracusa, e purtroppo in parte saccheggiati da sub locali e stranieri.

Duemilacinquecento ettari di vero Eden, la conformazione dei fondali è molto varia: si passa da fondali bassi a fondali che raggiungono immediatamente 40 metri. Sono presenti secche, molte insenature e grotte. Un vero parco ricreativo per gli amanti della subacquea dove è facile incontrare banchi di barracuda, saraghi, occhiate, ricciole e famiglie di cernie.

Altrettanto affascinante è la fascia terrestre: il tempo e gli agenti atmosferici hanno scolpito la scogliera, uno degli scogli più fotografati è lo "scoglio dell'Elefante", situato sul versante nord dell'area marina.

La penisola della Maddalena culmina nel poderoso Capo Murro di Porco, caratterizzato da alte falesie che scendono a picco sul mare, che si erge per un'altezza variabile che raggiunge 15 - 16 metri sul livello del mare, assumendo una posizione piuttosto strategica e costituendo il limite settentrionale dell'ampio golfo di Noto.

Per la navigazione sotto costa, il Murro di Porco, costituisce un pericolo da cui tenersi a debita distanza, soprattutto quando spirano forti venti che ne sferzano le pareti a picco sul mare profondo, che cela la famigerata Secca del Capo. Quest'ultima è determinata da un’elevazione rocciosa che da -33 metri si alza alla quota massima di -13 metri, oggi uno dei principali itinerari subacquei all'interno dell’Area Marina Protetta del Plemmirio (zona A).

Allungandosi sul mare Ionio, a sud del Porto Grande di Siracusa, Capo Murro di Porco è da sempre punto di riferimento imprescindibile per i marinai ed è segnalato da un Faro risalente al 1859, alto 20 metri e con fuoco elevato a circa 34 metri sul livello del mare.

La pericolosità del luogo, in condizioni meteorologiche avverse, è stata sperimentata dai naviganti di ogni epoca. Suggestive, per noi oggi che le leggiamo dopo oltre quattrocento anni, sono le parole dell'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani (1584): «Le correnti ed inondazioni del mare sono sì grandi, che con grandissima difficoltà i vascelli ci si possono salvare. […] Tirando poi in fuori nell'intorno del promontorio, si trovano le rocche altissime e cavernose, precipitose ed incurvate al mare di maniera, che a chi a quelle si avvicina par che tutto il monte voglia rovinargli addosso; e il mare quivi è tanto oscuro e profondo, che con la scurità sua e lo sporgimento delle rocche, che vi si veggono, apporta grandissimo terrore e spavento a chi le mira.»

Una descrizione drammatica di un mare indomabile e potenzialmente fatale per chiunque si trovasse con le proprie imbarcazioni nei pressi del Capo, che tuttavia andava dotato di una torre a difesa della costa dalle incursioni dei pirati, così come già in un progetto di pochi anni addietro, pensata più o meno dove poi sarà costruito il Faro.

Il colore bianco-grigio abbagliante della roccia calcarenitica e il blu scuro del mare si esaltano a vicenda in un eterno gioco di contrasti, in cui il promontorio oppone resistenza alla forza dei marosi respingendoli e generando spaventosi tonfi, alimentati da alcune grotte, che si possono udire a distanza. In diversi punti si aprono delle “marmitte”, ossia delle profonde fenditure che attraversano la scogliera da parte a parte.

Ed è qui che si manifesta un particolare ed affascinante fenomeno naturale: quando il mare si fa grosso e la risacca spinge sulle bianche scogliere di Capo Murro di Porco, l'aria compressa dal moto ondoso negli anfratti delle falesie fuoriesce con un effetto sonoro detto il "respiro del mare", "soffione" o più comunemente dai siracusani "'u sciusciuni".

In pratica, con particolari condizioni di vento, l'acqua marina penetra all'interno delle fenditure e, per un effetto idropneumatico, dopo aver attraversato un foro esterno, fuoriesce dalla sommità proiettando violentemente l’acqua verso l’alto per decine di metri, formando spettacolari getti e spruzzi d’acqua simili ai famosi geysers. Questi ultimi sono eruzioni intermittenti del vulcanismo secondario che interessano alcune località come, ad esempio, l’Islanda e il Parco Nazionale di Yellowstone (USA).

Ancora una volta i documenti storici ci riportano testimonianza di quanto descritto. Infatti, la lettura di un passo del portolano del Regno di Sicilia, redatto da Filippo Geraci (fine XVII sec.), capitano e pilota reale della Squadra di Sicilia, svela un’inaspettata testimonianza: “[…] si notifica ancora che vicino del Murro di Porco dalla parte di tramontana sopra l’altura delle rocche, vi è buco dentro il quale, quando è traversia l’entra il mare con violenza, e salisce tanto in altura dentro di detto buco, che fa dimostranza come fosse una fiumara.”

L'autore, preoccupandosi di "notificare" qualcosa di inconsueto tra le tante informazioni utili alla circumnavigazione dell’isola, ci restituisce uno storico “fermo immagine” di quello che sembra proprio il caratteristico soffione o geyser. Tra l’altro, si tratta di un fenomeno che qui è possibile ammirare nel cuore di un paesaggio brullo, incorniciato da una grande distesa di palme nane, e che svolge un importante ruolo ecologico, all’interno del più variegato biotipo costiero, riconosciuto come “Zona Speciale di Conservazione”.
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