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Quel "malo carattere" di Wagner visse a Palermo: compose il Parsifal e litigò con tutti

Diede una pessima accoglienza al pittore Renoir, ebbe a che ridire con il direttore dell’Hotel delle Palme per il conto salatissimo, ma al tempo stesso fu molto amato

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 3 ottobre 2022

Richard Wagner

"Arrivato direttamente da Baireuth ha preso alloggio al primo piano dell’Hotel des Palmes, il celebre compositore tedesco Riccardo Wagner. Il Wagner è accompagnato da tutta la famiglia (10 persone). La moglie di lui è la figlia del celebre compositore Listz e divorziata dal suo primo marito, altro notissimo compositore, Hans de Bulow".

Così il 5 Novembre del 1881 il giornale "Lo statuto di Palermo" dà notizia dell’arrivo in città del maestro Wilhelm Richard Wagner (1813-1883), che è sbarcato sull’isola (insieme alla moglie Cosima, i figli, due domestici e un istitutore) col proposito di passarvi l’inverno, per questioni di salute: soffre di forti dolori al petto e il medico gli ha prescritto di svernare al Sud e di fare lunghe passeggiate.

Wagner rimarrà a Palermo fino al 19 Marzo del 1882. Per l’aristocrazia isolana l’arrivo del compositore tedesco passerà alla storia, superato solo dalla visita del Kaiser Guglielmo II nel 1904. Il maestro risiede in una suite tutta marmi, specchi, velluti e dorature del Grand Hotel & Des Palmes, e rimane subito conquistato dal clima (“Qui c’è soltanto primavera ed estate.”), dall’essenza multiculturale della città e dal suo sincretismo religioso.
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Cosima appunta meticolosamente nei suoi diari l’entusiasmo del maestro nel visitare Palermo: “Monreale: Sublime impressione… Siamo rimasti incantati dal chiostro. La vallata con i giardini di aranci sembrava quella di un racconto fiabesco”.

“La Cappella Palatina ci fece una splendida impressione” e ancora “A Villa Giulia siamo stati dopo pranzo: deliziati dalla vegetazione e dalle fioriture”. Oppure “Al Giardino inglese trascorremmo due ore passeggiando: aria celestiale e colori indescrivibili”, all'“Orto botanico: gioia per gli occhi gli splendidi alberi”, “Siamo andati alla Favorita ma R, non si sentiva bene”.

I Wagner visitano anche La Zisa, La Cattedrale, Bagheria: “Alle 11.30 siamo partiti per Bagheria con il principe di Ganci, il conte Tasca e i bambini in 4 carrozze”- scrive ancora Cosima -”L’uscita fu un completo successo. Il panorama dai Valguarnera incantò R., sembrava la cosa più adorabile che egli avesse mai visto. Il pranzo a Solunto con il principe fu molto piacevole”.

Già in gioventù Wagner aveva mostrato interesse per la città ambientandovi la sua seconda opera (composta nel 1835), la prima ad essere rappresentata: Il divieto d'amare o La novizia di Palermo (Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo). Il libretto in due atti fu scritto dallo stesso compositore e si basa sulla commedia di William Shakespeare Misura per misura.

La prima e unica rappresentazione della Novizia di Palermo venne tuttavia interrotta - si dice - da un pugno che il marito della prima donna sferrò alla consorte, poiché sulla scena si era mostrata troppo tenera per il tenore.

Cosima racconta in una lettera che il marito in Sicilia trascorre una vita molto regolare: la mattina lavora, a mezzogiorno fa una passeggiata, pranza all’una, alle tre di nuovo passeggiata, alle cinque lavora, alle sette consuma una cena leggera e poi va a letto.

A cosa lavora Wagner? Al Parsifal, l’ultimo dramma musicale del compositore. Sin dal 1864 era maturata nel maestro l'idea dell'opera, che viene composta tra il 1877 e il 1882, segnando il ritorno al tema del Graal, il calice con cui Cristo bevve nell'Ultima Cena.

Definito dallo stesso Wagner come il dramma "sacro per eccellenza" il Parsifal è ricco di riferimenti religiosi, poco attinenti all’Ottocento, un periodo storico incentrato sulla tecnologia e sullo sviluppo del positivismo. La composizione del Parsifal procede alacremente fino al 25 Dicembre del 1881: la partitura viene scritta pensando alle caratteristiche acustiche del nuovo teatro di Bayreuth, dove andrà in scena la prima volta il 26 luglio 1882.

Cosima riceve il Parsifal come regalo per il suo compleanno: il maestro annuncia che il lavoro è ultimato nella concezione ma la stesura finale di ritocco e di lima durerà ancora un po’, nella quiete di Villa Gangi.

A Palermo Wagner scrive pure una breve Elegia per pianoforte (datata Palermo 26 dicembre 1881) e prende parte ad alcuni concerti Posa per un celebre ritratto di Pierre-Auguste Renoir che oggi si trova al Musée d’Orsay di Parigi. È lo stesso Renoir, in una lettera a raccontare l’incontro con il compositore: “Wagner appariva di buon umore anche se un poco nervoso ...”.

Wagner riserva a Renoir un’accoglienza per nulla ospitale. La prima volta non vuole riceverlo e lo fa cacciare dall’hotel; solo la seconda volta, dopo aver letto una lettera di referenze, accetta di posare per soli trentacinque minuti, in preda a una certa insofferenza.

Chiede di vedere il risultato a ritratto ultimato e commenta in un crescendo di irritazione, facendo subito notare la somiglianza con un pastore protestante: “La cosa migliore che un ritrattista possa fare oggi è prendere un bracco come modello”.

È probabile che il malumore del maestro sia dovuto alla fatturazione dell’albergo: forse i Wagner hanno sottovalutato l’impatto economico di soggiornare su un intero piano dell’hotel più lussuoso della città. L’ipotesi è supportata da uno scambio epistolare tra Wagner e un suo amico, che temendo per l’incolumità del compositore gli raccomanda di stare bene attento: la Sicilia è terra di briganti e i briganti potrebbero rapirlo per chiedere un riscatto.

Wagner risponde: “Un solo brigante ho conosciuto durante il soggiorno in Sicilia: il mio albergatore”. I giorni successivi alla visita di Renoir, i Wagner cercano un’altra sistemazione. La scelta cade su Villa Pampillonia in Via Libertà, ma la proprietaria si rifiuta di trasferirsi e di lasciare l'intero edificio ai Wagner.

Il conte Lucio Tasca mette a disposizione del maestro una villa ai Porrazzi, località a sud della città. La villa (oggi non più esistente, verrà distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale) appartiene in realtà al genero del Tasca, il principe di Gangi, che non fa comunque obiezione.

Wagner si entusiasma all’idea di trasferirvisi, avendo appreso che a casa Gangi è custodita una spinetta su cui ha suonato Vincenzo Bellini.

Il trasloco avviene il 2 Febbraio e il compositore ha un’ultima disputa con il direttore dell’albergo, il signor Ragusa, che pretende il pagamento per tutto il periodo prenotato, cioè fino a Marzo. Intervengono gli amici palermitani di Wagner a porre fine alla questione.

Tra un ricevimento e l'altro, la figliastra Blandine (nata dal primo matrimonio di Cosima) conosce Biagio Gravina di Ramacca, che già follemente innamorato di lei nel febbraio 1882, inoltra formale richiesta di matrimonio il 15 marzo del medesimo anno. Biagio e Blandine si sposeranno il 25 agosto 1882 (genetliaco del re Ludwig 11 di Baviera) e avranno quattro figli (A causa di una situazione finanziaria della famiglia non buona, Biagio Gravina, colpito da una profonda depressione, si suiciderà, sparandosi con un'arma da fuoco nel 1897).

La villa ai Porrazzi che ospita i Wagner è una residenza estiva, non possiede i comfort dei palazzi cittadini, è umida e piena di spifferi e quando qui si ammala di una febbre perniciosa il figlio prediletto Siegfrid, Wagner affronta pubblicamente il principe di Gangi, accusandolo di avergli offerto una pessima ospitalità.

Tuttavia la famiglia Wagner rimane comunque nella villa fino alla data di partenza, inoltre il maestro dedicherà la composizione melodica del concerto d’addio del 18 Marzo 1882 (intitolato Tempo di Porrazzi) a Beatrice Tasca: “Alla mia nobile amica, la contessa Tasca d’Almerita. Con devozione R.Wagner 1882”.

Beatrice Mantegna, figlia del principe di Gangi, racconta di 17 persone al concerto d’addio, nella grande sala del pianterreno; tra gli ospiti è presente il granduca Costantino di Russia. Wagner è accompagnato da un gruppo orchestrale messo insieme alla meno peggio, con esiti che Cosima definisce "raccapriccianti".

Nonostante un concerto di tre ore a cui fa seguito un lungo bis, il pubblico è impeccabile e seguono applausi calorosi ma all’ennesimo bis il granduca Costantino, non essendo un fervente wagnerista, in maniera discreta, si alza e lascia il suo posto, tuttavia l’assenza non sfugge al compositore che visibilmente irritato finisce per balzare in piedi e andarsi a sedere dalla parte opposta del salone.

Qui, a uno a uno, i presenti vengono a complimentarsi con il maestro, che non recupererà però più il suo buonumore, per il resto del pomeriggio. Di queste ambivalenze è spesso capace il misantropo Wagner. Cosima annota che "il frequentare gente, anche la più amabile, è per lui una tortura".

Mal sopporta nei salotti le conversazioni in francese. Tina Whitaker ricorda sbigottita una visita del maestro, interrotta all’improvviso, perché Wagner smette di parlare e cade in una specie di trance: "Credo che il maestro stia per avere un’ispirazione. Bisogna che ci lasciate", esclama Cosima.

Wagner lascia Palermo il 20 Marzo, alla stazione ci sono tutti i suoi amici e tanti ammiratori. La famiglia è diretta nella Sicilia Orientale, per conoscere i genitori del fidanzato di Blandine. Wagner si spegnerà l’anno successivo, il 13 febbraio del 1883, stringendo la mano di Cosima.

Il cordoglio per la sua morte è enorme: i contemporanei sono consapevoli che è morto un gigante. Anche lo scrittore Guy de Maupassant nel suo Viaggio in Sicilia da conto della presenza di Wagner a Palermo attraverso il colloquio con un passante incontrato in città: "(A Palermo) Wagner manifestò un carattere insopportabile, un orgoglio inverosimile e lasciò il ricordo del più insocievole degli uomini.

Volli vedere l’appartamento occupato da quel musicista geniale…Poi aprii la porta dell’armadio con lo specchio. Ne esalò un profumo delizioso, penetrante, come la carezza di una brezza che fosse passata in un roseto. Il padrone dell’albergo, che mi guidava, mi disse: Qui dentro, egli rinchiudeva la biancheria dopo averla spruzzata con essenza di rose. Ormai questo odore non se ne andrà più.

Respiravo la fragranza dei fiori, rinchiusa nel mobile, dimenticata lì, prigioniera; e mi sembrava di ritrovarvi infatti qualcosa di Wagner", (Guy de Maupassant, La vie errante,1885).
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