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Quel progetto per piazza Castelnuovo che odora di ribasso: dove sono gli architetti?

Si parla della fermata della metro che dovrebbe nascere in piazza Castelnuovo a Palermo: lascia perplessi alcuni studiosi e architetti "non è all'altezza estetica"

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 22 febbraio 2018

il Palchetto della Musica in piazza Castelnuovo

Il progetto della fermata della metropolitana che dovrebbe nascere in piazza Castelnuovo a Palermo lascia perplessi alcuni studiosi e architetti: non è all'altezza, estetica, di una delle piazze più interessanti d'Italia.

Perchè piazza Castelnuovo è una delle piazze laiche più interessanti d'Italia: fateci caso, una piazza così grande, uno snodo urbano strategico dal vissuto così storicizzato e neanche una chiesa a dominare la scena architettonica.

Vi si alternano opere magistrali ci maestri e allievi, storia e stili, materia e visioni compositive distinge e distanti tra loro ma con una tensione e un ritmo unico e prezioso.

Il Kursall Biondo e il secondo chiosco Ribaudo di Ernesto Basile, il palazzo Pantaleo di Salvatore Caronia Roberti, il palchetto della Musica di Salvatore Valenti, l'edificio scolastico di Giuseppe Capitò e la Nautica di Mario Rutelli e su tutta la piazza a imperare in posizione simmetrica rispetto all'invaso di forma trapezoidale il policromatico teatro Neo-pompeiano Politeama-Garibaldi, opera magna di Giuseppe Damiani Almeyda.



Lo stesso Almeyda ne disegna l'impianto planimetrico che vedrà attestarsi sul lato opposto alla cortina storicizzata, nel 1891 la zona fieristica dell'Expo Nazionale al termine del quale si lottizzerà l'intera zona prospiciente la via della Libertà di proprietà del principe di Radaly.

Occasioni tutte di confronto e crescita monumentale e artistica della città che ha saputo scrivere importanti pagine di storia dell'arte producendo una bellezza sociale generatrice di sviluppo tangibile.

Poi la guerra e ancora il Sacco edilizio, hanno raffreddato il dibattito architettonico spegnendolo con una cesura mai sanata che arriva ai giorni nostri con l'ennesima occasione di confronto basata sulla necessità qualitativa di costruire luoghi urbani di eccellenza in accordo con la storia persa già in partenza.

Parliamo del mediocre progetto della fermata metropolitana che dovrebbe attestarsi proprio in asse difronte l'ingresso monumentale del teatro di cui RFI ha affidato la realizzazione alla medesima impresa in fortissimo ritardo sulla realizzazione del cantiere dell'anello ferroviario nel tratto della via Amari.

La qualità estetica che contraddistingue la soluzione prospettata soprattutto nei sistemi di risalita non è chiaramente all'altezza del luogo su cui insisterà.

Le capitali culturali europee e italiane sfruttano tali potenziamenti infrastrutturali per riqualificare gli habitat urbani sotto l'egida della qualità estetica che solo il progetto di architettura può garantire.

I migliori progettisti si confrontano in concorsi banditi appositamente per selezionare le migliori soluzioni a cui dar seguito nella esecuzione.

Palermo invece si distingue sempre al ribasso. Come se la bellezza di un luogo costruito con criteri di eccellenza fosse appannaggio dei soli addetti ai lavori e non irrompesse al contrario positivamente nelle vite dei cittadini tutti.

Possiamo davvero arrenderci come comunità erede di un portato culturale di stratificazioni millenarie fulcro dell'architettura del Mediterraneo a questo degrado imposto come fosse quasi un destino ineluttabile?

Può la Capitale della cultura italiana 2018 non affrontare il problema, come fatto finora, girandosi esattamente dall'altra parte per non guardare i ficus abbattuti nel 2015 che si sarebbero dovuti salvare e la vita commerciale degli imprenditori della via Amari distrutta in molti casi per sempre?

Qualcuno può garantire con perizie scientifiche e pareri tecnici scritti e depositati che il prospetto laterale del teatro, con evidenti quadri fessurativi accesi da tempo, non subisca crolli o cedimenti al sopraggiungere del fronte di scavo?

E ancora, perché non si è investito nell'eccellenza garantita dal concorso? Perché non si vuole promuovere il ruolo di volano strategico in possesso del progetto di architettura contemporaneo?

Qualcuno pensa che Piazza Castelnuovo sia forse un luogo da serie B o è la città a meritarsi progetti da serie B? Risposte che cadranno inascoltate come ci ha abituato negli ultimi decenni la peggior classe politica d'età repubblicana!

Ma professionisti, cittadini e associazioni amanti e rispettosi del bello non si arrenderenno stavolta, perché non è in discussione semplicemente la realizzazione di una importante infrastruttura, ma la costruzione di quella grande bellezza che rappresenta la cifra stilistica del made in italy nel mondo.

È sviluppo che deve essere sostenibile, è turismo che deve trovare soluzioni dal gusto contemporaneo, ma soprattutto rappresenta la necessità di contribuire ai versi della storia urbana di questa incredibile città continuamente vilipesa.

Credo che Palermo meriti molto di più, e voi?
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