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Quello che non sai di Castelvetrano: un luogo dalle mille storie, terra di principi e colline

Castelvetrano si presenta con le sue immagini migliori e nonostante la nomea negativa per le note vicissitudini, esprime un contesto storico-culturale e culinario invidiabile

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 20 maggio 2022

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Terra di principi, feudi e colline. Tra campagni sparsi, chiesi a vuluntà, casteddi nascosti, patria di lu Pupu di la Galera e prelibatizzi, è u misteru a cielu apertu dunni trasi na votra e u nnesci cchiù. La cittadina di Castelvetrano si presenta con le sue immagini migliori e nonostante la nomea negativa per le vicissitudini conosciute in tutto il mondo, riesce ad esprimere un contesto storico-culturale invidiabile.

È una provocazione? No, è la sintesi perfetta di un percorso che abbraccia settori turistici di ogni tipo. Dai trekking urbani a quelli ambientali, senza lasciarsi sfuggire gli aspetti religiosi e culinari alla base delle singole visite della cittadina. Una storia lunga, difficile e complicata che ha lasciato un segno tangibile nella comunità.

Il patrimonio artistico è una delle armi di cui dispone questo luogo dalle mille storie, con contenuti e avvenimenti che hanno contraddistinto alcuni passaggi fondamentali del territorio. Città che ha dato i natali a grandi e illustri personaggi come Gentile, Pardo, Ferrigno, Centonze, Bonagiuso fino al compositore Tagliavia senza dimenticare i tanti pittori, scultori, sportivi e storici che hanno portato in alto i colori castelvetranesi. Nonostante le difficoltà nei trasporti e le lacune mostrate dalla regione siciliana, raggiungere il paese è alquanto semplice e comodo.



«Tutti li strati portano a Roma, ma Castrum Veteranum mancu babbia. Da Campubeddu, Mazara e Santa Ninfa, tre nisciute di l’autostrada e la statali 115 da Girgenti ( Agrigento), ogni trasuta porta ni lu paisi. Comu li quattru quartieri: chiddu di San Giuvanni, S. Giacomu, S.Niccolò e S.Antoninu».

Proprio dai quattro quartieri parte un itinerario alla scoperta delle dieci cose da fare, gustare e vivere nella nostra città.

Il sistema delle piazze presenta un ambiente dai contesti architettonici importanti e la visita della Chiesa Madre e la fontana della Ninfa rappresentano un primo passaggio dovuto. La Chiesa Madre è il Duomo della città e la sua costruzione ebbe inizio nel 1520. Ha un impianto basilicale a tre navate e il portale è decorato da arabeschi di gusto medievaleggiante. Per quanto riguarda la fontana della Ninfa, fu realizzata nel 1615 dal napoletano Nigrone a conclusione dall'acquedotto che convogliava in città le acque prodotte in contrada Bigini.È una fontana a quattro ordini di vasche alta circa 10 metri.

La seconda traccia da seguire è inclusiva del teatro Selinus, la chiesa del Purgatorio, il Palazzo Pignatelli con la Collegiata di S.Pietro. Il teatro è un esempio di architettura moderna, destinata ai giorni nostri a luogo di arti sceniche e musicali. Fu progettata dall’architetto Patricolo e completata dopo 35 anni di duri e lunghi lavori per la conclusione della struttura. I lavori per la costruzione della Chiesa del Purgatorio iniziarono nel 1642 per volere di Diego Pignatelli d’Aragona.

La chiesa è elegante e presenta una planimetria basilicale a tre navate, sormontata dal claristorio sostenuto da colonne con archi a tutto sesto. La facciata, eseguita nel Settecento, costituisce un secondo intervento decorativo nel quale si amalgamano elementi del tardo manierismo con elementi barocchi, su cui prevale la funzione scenica e prospettica di decoro urbano. Il Palazzo dei Principi Tagliavia-Aragona-Pignatelli fu edificato sui resti di un preesistente castello del XIII secolo, di cui mantenne l’aspetto fino alla metà del Seicento. In seguito venne adeguato allo stile tipico dei palazzi barocchi. La Collegiata fu costruita nel 1653 al posto di una delle torri del Castello, poi divenuto Palazzo dei Principi di Castelvetrano. Addossata alla parete orientale del Palazzo, la chiesa venne inaugurata nel giugno del 1673. Al suo interno troviamo splendidi stucchi barocchi raffiguranti i motivi tipici del Serpotta.

La stanchezza non può prendere il sopravvento e dopo un paio di centinaia di metri di cammino, è possibile assistere a uno scenario fantastico. Sono le opere che rientrano nella terza e quarta cosa da vedere.

La Chiesa di S.Giovanni (patrono della città). La costruzione iniziò nel 1589 su un'area antistante il primo santuario che sorgeva a fianco del convento di San Domenico e del quale oggi non resta più traccia. La chiesa venne consacrata nel 1660. Ha tre navate e transetto lungo con copertura lignea a capanna. Le forme barocche originarie furono eliminate o modificate nel corso del restauro ottocentesco.

La chiesa di S.Domenico (nota come la piccola Sistina siciliana, ndr) invece fu eretta nel 1470, per volontà dei Tagliavia, signori di Castelvetrano. Sul finire del XV secolo, in uno dei momenti economicamente e culturalmente più felici della storia della città. Emblema per eccellenza della storia dell’architettura in Sicilia, che dal tardo-Gotico attraversa il Manierismo per poi giungere fino al Barocco.

In attesa che le gambe possano crollare sotto i battenti colpi dei passi scanditi, scendere lungo la via Garibaldi e visitare il Museo Civico Selinuntino dove è conservato l’Efebo è una tappa fondamentale. Una volta completata la via, bisogna salire dalla piazza Dante verso il Convento dei Cappuccini. È cosa dovuta per rendere grazia alla struttura. Si passa dalla vecchia Chiesa dell’Immacolata (i primi cedimenti avvennero nel 1968 a seguito del terremoto che investì la valle del Belice). Saliti un tratto di strada, ecco il convento. È presente il grandissimo altare ligneo, come d’abitudine francescana che tocca il soffitto, dominato dall’enorme tela circondata da reliquie e con le due piccolissime porticine ai lati. Fu costruito nel 1546 in contrada Sant’Anna, trasferito negli attuali locali nel 1629. Dedicato al Santissimo Crocifisso.

Gli aspetti ambientali e naturalistici sono parte integrante della città di Castelvetrano ed occorre spartirsi la giornata/e visitando più itinerari escursionistici. In primis ( settima attrazione), il parco Trinità-Marcità e visita alla diga Delia - Novinelli. Un luogo fantastico e immerso tra boschetti, un barbecue e un percorso esterno dove è possibile cimentarsi nel “ Belvedere”. Quest’ultimo, offre uno scenario paesaggistico invidiabile dove è possibile osservare l’intera diga e in lontananza, Montagna Grande, la Montagna, la cittadina di Salemi e nelle giornate migliori, il pizzo di monte Erice.

L’ottava attrazione è la pittoresca chiesa della S.S.Trinità sita a poche decine di metri dal suddetto parco. Si tratta di una piccola chiesa normanna, a modello della cuba bizantina la cui costruzione risale alla prima metà del XXI secolo. La chiesa, tutt'oggi contiene le sepolture di diversi membri della casata castelvetranese dei Saporito.

La nona attrazione è stata inserita in un precedente articolo e trattasi del castello della Pietra. Dal baglio Vecchio è possibile scendere lungo un tracciato in aperta campagna ed assistere a uno scenario incantevole. Gli aspetti ambientali, la storia del castello, i reperti archeologici e la quercia virgiliana attendono i visitatori rispettosi del luogo.

Cosa possiamo gustare dopo tanti chilometri percorsi? Questa città mostra un lato insolitamente ricco. Le brioches preparate in Via P. Colletta dai fratelli Fiume che esaltano quegli ingredienti misteriosi che da decenni calamitano verso di sé i visitatori di tutto il mondo. Un primo piatto con le sarde di Selinuntine pescate nella notte e vendute all’incanto. Da non confondere con le sarde di Sciacca.

Poi, come non gustare i dolci alla mandorla castelvetranesi? Buoni, insaziabili, delicati e perfetti per chiederne degli altri. L’olio Nocellara del Belice è un DOP di produzione del territorio castelvetranese. Chi viene in paese e non assaggia l’olio, perderà un ricordo che potrebbe traumatizzare per tutta la vita.

“U nce’ chiu’ cosa bedda di na visita a Castrevetranu. Mi scurdamu tanti cosi ma fu fattu apposta. Un vi l’aviti a fari raccuntare picchì è megghiu virilu cu li vostra occhi”.

Castelvetrano è un mondo inesplorato dove impari a vivere silenziosamente quello che hai sempre desiderato.
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