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Questo è il tempo per imparare a conoscerci davvero: pensiamo positivo, ci aiuterà

Questo tempo lento, enorme, sento che mi appartiene più dei giorni frenetici e senza sosta che ormai da un centinaio di anni affliggono questa società ammalata

Giulia Noera
Giornalista e nuotatrice
  • 6 aprile 2020

Questo tempo lento, questo tempo enorme, io lo gradisco. Certo, preferirei riflettere passeggiando lungo una spiaggia, ma mi accontento e ringrazio delle fortune che ho: al momento la salute, le persone care che stanno bene e il pensiero che scorre.

Guardando dalla finestra vedo il sole, il mare, la natura nelle sue espressioni più limpide, al di là del "male" che ci costringe fra quattro mura. Eppure, questo tempo lento, enorme, sento che mi appartiene più dei giorni frenetici e senza sosta che ormai da un centinaio di anni affliggono questa società ammalata, appunto, di "mancanza di tempo".

Il tempo per annoiarsi. Il tempo per creare. Il tempo che ci vuole per renderci conto del tempo che scorre, inesorabile, e di quello che ci stavamo perdendo. Nell'ultimo trentennio più che mai, è stato "vietato annoiarsi": i bambini vengono spinti continuamente fra attività frenetiche post scuola che nemmeno un dirigente d'azienda. Sport, doposcuola, inglese, pianoforte, internet. A letto. E si ricomincia. Come criceti nella ruota.



Adulti stressati, senza alcun tempo per metabolizzare la Vita. E invece il Virus ha detto "fermatevi tutti". State insieme, imparate a conoscervi davvero. Ieri una mia amica insegnante ha scritto che nei temi che commissiona ai suoi alunni la cosa più stupefacente è che questi ragazzi, finalmente!, hanno (ri) "conosciuto" i loro genitori e ne parlano. Nei temi. Incredibile. Ma non solo genitori e figli. Anche le persone che abbiamo accanto, intorno.

La vicinanza in tempi di distanza sociale. Come rispondiamo a questo momento? Eppure sento che questo tempo lento, questo tempo enorme, mi appartiene. Mi fa pensare a quante diseguaglianze ci siano (ancora, ingiustificate) in tempi di globalizzazione, troppe. Mi fa pensare a quello (in più) che vorrò fare se e quando riprenderemo ad uscire di casa. Se la paura avrà la meglio sul futuro.

Se invece ne verremo fuori più forti. O più deboli. O più sprirituali. O più materialisti. Non so in che direzione andrà il mondo, ma so per certo in che direzione sto andando io. Siamo tutti nella stessa tempesta (purtroppo non tutti nella stessa barca), ma sarà il modo in cui la affrontiamo, in cui affrontiamo la paura, i sogni che ci restano, che potrà aiutarci a conviverci e a superarla. Pensiamo positivo, questo tempo lento ci aiuterà.

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