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Ricordi e inverno messi ferro e fuoco: le "vampe" di San Giuseppe spiegate ai giovani

​​​​​​​Enormi falò urbani a cielo aperto sono distribuiti per tutta la città di Palermo e sono già pronti per ardere all'imbrunire del 18 marzo: vigilia della festa di San Giuseppe

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 15 marzo 2019

Una vampa allestita in centro storico

Probabilmente vi sarete chiesti cosa siano queste cataste verticali, di legna mista a rifiuti, che sono improvvisamente apparse, dalla sera alla mattina, in diverse zone della città di Palermo, proprio in questo periodo della metà del mese di marzo.

Si tratta delle cosiddette "vampe" di San Giuseppe: anche quest’anno, infatti, soprattutto nei vicoli del centro storico e nei quartieri popolari di periferia, si ripete la tradizione delle vampate (dei falò), celebrata la sera del 18 marzo (la vigilia del 19 marzo, giorno della festa dedicata all’omonimo santo).

Si tratta di grosse pire, erette in verticale, costituite principalmente da legna e rifiuti di ogni genere e sorta (inclusi materassi, armadi, comodini, sedie).

Enormi falò urbani a cielo aperto, ben piazzati e pronti per ardere all’imbrunire. La raccolta della legna - o di qualsiasi altra cosa combustibile capiti sotto tiro - inizia già diverse settimane prima della festa.

"A vampata ri San Giuseppe" è un’antica tradizione popolare, a cavallo tra il sacro e il pagano, particolarmente sentita soprattutto in Sicilia.

Il rito delle vampe, anche se molto caro a tanti palermitani, è mal visto dalle autorità locali, polizia e vigili del fuoco che, a buon diritto, considerano questi falò cittadini una minaccia per l’incolumità pubblica, anche intervenendo, laddove possibile, a spegnere le fiamme o a smontare le cataste beccate ancora integre.

Motivo per cui, oggi, questi mega fuochi per strada, liberamente alimentati tra palazzi, macchine e cornicioni, sono vietati.

Ma quali sono le origini di questo rito del fuoco? In realtà, l’origine del rito della vampa di San Giuseppe è da far risalire agli antichi culti pagani praticati soprattutto in ambito agricolo e pastorale, tradizione che poi, nel tempo, ha finito con assumere un nuovo e diverso significato in funzione del culto cristiano.

Da sempre, nella cultura tradizionale il fuoco segna i momenti di passaggio importanti del ciclo dell’anno, e proprio in questo caso fa da spartiacque tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.

Nel culto pagano, infatti, l'uso del fuoco rappresenta un rito di purificazione usato nel mondo agricolo-contadino: il fuoco che brucia simboleggia la distruzione e l’abbandono del rigido inverno e, al tempo stesso, raffigura anche la rigenerazione per eccellenza, un auspicio di prosperità e fertilità per i nuovi raccolti, a voler dare il benvenuto alla calda primavera.

La tradizione del falò, poi, si è evoluta con l’avvento della nuova religiosità cristiana e le sue festività calendarizzate, dove il fuoco costituisce un omaggio a San Giuseppe, padre putativo del Bambino Gesù, che patì il freddo nella grotta di Betlemme dopo aver bruciato il suo mantello, vagando poi di porta in porta alla ricerca di un po’ di legna per riscaldare il Bambino Gesù e la Madonna.

Ebbene, il prossimo 19 marzo, oltre ai festeggiamenti per la festa del papà e a goderci il sapore di una bella "Sfincia di San Giuseppe", salutiamo definitivamente l'inverno e cominciamo a respirare il profumo della primavera, essendo anche la prima festa che coincide con l'equinozio di primavera (il 21 marzo).

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