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Rosalia e le rose senza spine: la leggenda del monte in cui si fermò la Santuzza di Palermo

​​​​​​​Esiste un luogo, tra Palermo e Agrigento, dove sorge un promontorio dal nome suggestivo. È il Monte delle Rose, simbolo di una delle figure più importanti di Palermo

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 17 aprile 2021

Un murale di Santa Rosalia dello street artist TvBoy

Di leggende e miti in Sicilia ce ne sono tanti, conosciamo l'esistenza di mostri marini, sirene, fantasmi, case stregate, coccodrilli dal Nilo, ma pochi hanno a che fare con un simbolo di bellezza e grazia come la rosa.

Esiste un luogo, tra Palermo e Agrigento, dove sorge un promontorio dal nome suggestivo, il Monte delle Rose. Il simbolo è legato a una delle figure più importanti e conosciute di Palermo.

Che tu sia religioso o meno, Santa Rosalia veglia su di te, perché anche tu avrai sicuramente una collezione di immaginette sacre, alimentata dalla zia ottuagenaria che, per evitare che si abbatta su di te qualsiasi tipo di sventura, ti dona con piacere anche due litri di acqua santa al mese.

Tra un santino come segnalibro e un po' d'acqua benedetta, conoscerai senza dubbio la storia di Rosalia Sinibaldi, ma non è questo il momento di parlarne. Dovrai solo ricordare che, quando Rosalia intraprese il lungo viaggio da Palermo a Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento, si soffermò sul monte delle Rose.



Il promontorio fa parte della catena dei monti Sicani ed è alto più di 1436 metri, si trova nei territori di Palazzo Adriano e Bivona. Il nome, con grande probabilità, è legato alle peonie rosa che fioriscono nel mese di febbraio.

Se farai una passeggiata sul monte, potrai raccogliere anche altri tipi di fiori, giacinti, primule, pungitopi, biancospini, anemoni, orchidee, che potrai donare alla zia, in segno di gratitudine per tutte le icone sacre ricevute nel corso degli anni.

La leggenda che vede protagonista la patrona di Palermo, narra che, durante il suo cammino verso l'eremo di Santo Stefano Quisquina, la santa si sia recata nel bosco delle rose, luogo che conosceva bene, poiché a volte si ritirava sul monte per condurre una vita eremitica.

Il padre Sinibaldo Sinibaldi, appartenente a una famiglia che discendeva da Carlomagno, era infatti signore del monte delle Rose e di Quisquina. Si dice che le rose peonie, senza spine, siano fiorite proprio al passaggio di Santa Rosalia: da allora sbocciano nel mese di febbraio.

I fiori hanno i colori più disparati: giallo, bianco, rosa, rosso vermiglio. Il nome Rosalia è composto dalle parole latine rosa,(rosa) e lilium (giglio), simboli rispettivamente di regalità e purezza. Tuttavia l'etimologia è controversa, il nome potrebbe derivare da due termini germanici o da una festa pagana dedicata ai fiori.

Quel che è certo è che le rose sono il simbolo principale della santa, insieme alla grotte e ai monti: la grotta di Monte Pellegrino a Palermo, che oggi è un santuario; l'eremo di Santo Stefano Quisquina e il monte delle Rose.

Il monte si trova in una zona incontaminata, all'interno di uno dei percorsi naturalistici più interessanti da fare in Sicilia.

Confina con la Riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, una grande area verde e selvaggia, tra strapiombi, vette e gole.

Alzando gli occhi al cielo, facilmente si possono ammirare aquile reali, nibbi e falchi, a ridosso del fiume Verdura, che nel tratto iniziale si chiama ''Sosio''. Il monte è caratterizzato dalla presenza di numerose erbe medicamentose: melissa, origano, ruta, issopo, aneto.

A Piano della Fiera, nelle vicinanze del monte, nel territorio di Bivona, si trovano i resti di una necropoli greca del VII-VI secolo a. C., dove sono state rinvenute anche delle ceramiche greche, a conferma del fatto che il centro sicano entrò molto presto nella sfera di influenza delle colonie greche.

Leggenda, natura e storia si incontrano a metà tra Palermo e Agrigento, sul promontorio tanto caro a Santa Rosalia, in un posto che sembra rimasto indietro nel tempo e che ospita una grande varietà di flora e fauna.

Ti aspetta una bella avventura, dunque, tra i canyon della riserva e i sentieri che portano al monte, in compagnia di aquile reali e panorami mozzafiato, e non dimenticare di portare con te un po' d'acqua, meglio se benedetta.
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