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Scorre in Sicilia e forse non sai come dire il suo nome: dov'è il fiume con due "braccia"

Attraversa luoghi splendidi di ben 3 province. Il suo nome, di difficile pronuncia, riporta a una tragedia accaduta in questi territori, di cui reca ancora le tracce

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 5 novembre 2022

La riserva naturale orientata foce del fiume Belice (Foto Salvatore Di Chiara)

Uno degli argomenti di peso dell’ultimo periodo è il cambiamento climatico. La Sicilia è tempestata da correnti calde e umide che provocano il fenomeno della siccità. Il pensiero corre alle dighe, laghi e quei corsi d’acqua in piena emergenza e ridotti delle loro capacità.

Uno dei fiumi più importanti e lunghi della nostra regione è il Belice. Il terzo per dimensioni (lunghezza che oscilla tra i 95 e 107 km). Oggi, la misurazione sembra improvvisata e spesso, i dati riportati sono puntualmente inesatti.

Oltre alla denominazione in italiano e greco, il fiume prende il nome anche dalla lingua arberesh (Honi). Proprio quest’ultimo ricalca una notevole importanza poiché il Belice ha origini dalle sorgenti (a 1200 m s.l.m) nelle zone di Piana degli Albanesi. Come noto e dedotto in altre situazioni di natura storica-sociale, la suddetta cittadina rappresenta la colonia albanese più importante del nostro territorio.
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La stessa parola Belìce in italiano ha subito una deformazione espressiva provocando un vademecum dell’accento. L’impatto dei media a seguito dei fatti del ‘68 (terremoto) furono devastanti. Grazie al professore Patera, la pronuncia originale venne caldeggiata e ribadita nel lessico comune ritornando ai fasti d’un tempo.

Un lungo percorso storico partendo dal nome Hipsa al Bil’ch arabo, al Bilìchis o Bellìsi normanno fino al siciliano Bilìci e all’italiano Belìce che già a metà del Settecento conferma la sua corretta forma piana.

Il bacino idrografico è pari a 964 chilometri quadrati. Una delle caratteristiche principali è la divisione in due rami: il Belice Destro e Sinistro che scende dalla Rocca della Busambra.

Una volta avvenuta la confluenza lungo la direttrice NE-SO che da Palermo raggiunge il mar Mediterraneo nella fetta di costa tra P.Granitola e Capo San Marco, termina il suo corso presso Selinunte (Riserva Orientata). Raccoglie le acque del torrente Senore. Il Belice è un fiume che "attira" diversi aspetti e tra questi, rientra tra i pochi corsi d’acqua dolci siciliani.

Infatti risente delle caratteristiche climatiche sicule, con grosse piene in autunno-inverno (tranne negli ultimi anni per la variazione climatica) e di mancanze in estate.

È un fiume torrentizio con medie annue di circa 4,5 (metri cubi/s). Rispetto alle dimensioni reali, il Belice è un portatore di acqua modesto e questo, non gli permette di coprire gli ingenti quantitativi di fabbisogno idrico.

Nelle sue difficoltà, è collocato in una parte di territorio fantastico attraversando le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Scorre all’interno dei magnifici territori di Contessa Entellina (dove avviene la confluenza dei due fiumi), nelle vicinanze della grotta di Entella (Rocca d’Entella) con i suoi insediamenti archeologici.

Seppur manchi la presenza di acqua nella Rocca, gli enti preposti hanno sfruttato le infiltrazioni derivanti dalle piogge piovane alimentando il vallone di Petraro. Questo, ha permesso di accrescere la portata del Belice Sinistro contribuendo all’aumento del flusso acquifero presente. Negli anni Ottanta fu deciso di sbarrare il passaggio del fiume e costruire una struttura artificiale: la diga Garcia-Mario Francese.

La lunghezza del letto è stata un beneficio per l’accesso e lo sfruttamento del luogo come habitat di alcune specie faunistiche. Sono presenti infatti l’anguilla, il pesce gatto, la carpa, la tinca, il cavedano e il carassio. L’area interessata dal suo passaggio è chiamata Valle del Belice e sono presenti diverse cittadine.

È nota anche per il tragico terremoto che colpì l’intera zona tra il 14 e 15 gennaio 1968. La distruzione di alcuni comuni portarono all’abbandono delle case che oggi, nel silenzio totale, giacciono come esuli ricordi di un passato critico e devastante. Luoghi ormai invasi dal verde come Poggioreale, Gibellina e Salaparuta vecchia.

Sono pochi i casi in cui i fiumi vengono citati e spesso, per fatti di cronaca dovuti ad alluvioni che determinano lo straripamento. Il Belice merita una menzione speciale dal punto di vista ambientale e rientra tra i beni preziosi che la Sicilia oggi conserva. Anch’esso è stato travolto da indagini passate per lo sversamento di sostanze tossiche e liquami vari, provocando l’inquinamento parziale delle acque.

Mancano le dovute attenzioni e manutenzioni occorrenti. Un monito comune è quello di salvaguardare i nostri fiumi e renderli dei posti sicuri e turistici.
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