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Se ami il buon vino e la natura è il posto che fa per te: cosa fare a Castiglione di Sicilia

Tra pietra lavica, noccioleti, e ginestre si aprono le strade del vino della “Borgogna del Mediterraneo”, un eden per i cultori della buona tavola e degli itinerari storico-artistici

Simona Russo
Giornalista
  • 30 agosto 2020

Castiglione di Sicilia

Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania, si trova su una collina di pietra arenaria, a 621 metri di altezza e dal 2017 fa parte dei Borghi più Belli d’Italia. Un territorio che è sintesi dei quattro elementi: la terra delle campagne, l’acqua dell’Alcantara, il fuoco del vulcano e l’aria di mezza montagna che ci fa respirare.

Questa cittadina è compresa tra la valle e il Parco Fluviale dell’Alcantara e il versante nord dell’Etna ed è quindi quasi completamente di origine vulcanica. Un panorama di una bellezza rara la cui cornice intorno è dipinta da una natura quasi incontaminata: lo scorrere placido del fiume Alcantara, il controllo dell’imponente vulcano e la montagna suddivisa tra noccioleti e castagneti, il cui profumo inebria tutta la zona circostante.

Il nome Castiglione di Sicilia, dal latino Castrum Leonis o Castrileonis, che significa grande castello, è citato per la prima volta in un documento del 1092. Poi gli fu attribuito il significato di Castello del Leone al fine di conferirgli una maggiore importanza. Il territorio era già abitato nel Neolitico come dimostrano i tanti reperti e la presenza di un villaggio preistorico in località Pietra Pizzicata.



Secondo alcuni storici, i primi ad abitare la collina su cui sorge Castiglione di Sicilia furono gli abitanti di Naxos, fuggiti dalla loro città distrutta dal tiranno di Siracusa Dionisio I nel 403 a.C.. Poi arrivarono i Greci, i Romani, i Bizantini e gli Arabi che, nel fiume Alcantara, allevarono i coccodrilli.

È però con i Normanni che Castiglione visse il periodo di maggior splendore. Nel 1233 Federico II di Svevia gli attribuì il nome di Civitas Animosa (città vigorosa) e dopo i vespri siciliani nel 1283, la concesse in feudo a Ruggero di Lauria fino a quando non fu conquistato da Federico III d’Aragona. Il passaggio da feudo, a baronia, a marchesato e a principato avvenne sotto il dominio della famiglia Gioeni.

Le case a Castiglione discendono gradualmente sui dolci pendii, formando una macchia colorata tra il verde, e grazie all’unicità del suo patrimonio naturalistico e culturale la sagoma dell’abitato viene descritto come un leone adagiato su una roccia.

Il suo caratteristico borgo medievale vanta un importante patrimonio storico e artistico: il punto di partenza ideale per un tour del centro storico è la piazza principale lastricata in pietra lavica, Piazza Lauria, dove si trova il Municipio di inizio Novecento.

A pochi passi, in Piazza Sant’Antonio, troviamo la Seicentesca Chiesa di Sant’Antonio Abate che oggi ospita il Museo Santi Pietro e Paolo (per visite ed info contattare l’Arcipretura Parrocchiale San Pietro e Paolo tel. 0942-984058). All’interno, a navata unica, spicca l’altare maggiore con il mosaico policromo di Sant’Antonio, molto particolare è il campanile con una caratteristica cupola a bulbo. E’ abbracciata da alcune dimore nobiliari come palazzo Imbesi, Camardi, Saglimbeni e Sardo.

Questo quartiere rappresenta il genius loci cittadino, scandito da ripide stradine e reperti bizantini e normanni che ricordano il periodo dell’occupazione. Una volta visitata la chiesa fermatevi a bere un buon calice di vino e a degustare i piatti che offre La dispensa dell’Etna, locale che ha una particolare attenzione nella selezione dei vini locali grazie alla sua fornita enoteca e nell’offerta della gastronomia del territorio etneo.

Inerpicandosi per una ripida e stretta stradina, ci si trova di fronte all’abside della Chiesa madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo risalente all’anno 1105 (Orari: tutti i giorni 10-13 e 15.30-18.30, per info contattare l’Arcipretura Parrocchiale San Pietro e Paolo tel. 0942-984058). Della sua origine conserva solo l’abside e il torrione in blocchi di lava e arenaria.

Entrando, tra le tante opere, è possibile ammirare un affresco di San Pietro nell’atto di ricevere le chiavi del Paradiso da Cristo e una meridiana del 1882. Proprio accanto a quest’ultima sorgono la Settecentesca Chiesa e l’annesso Monastero di San Benedetto (Orari: tutti i giorni 10-13 e 15.30-18.30, per info contattare l’Arcipretura Parrocchiale San Pietro e Paolo tel. 0942-984058).

Salendo dall’altra parte rispetto alla piazza Sant’Antonio si trova il percorso che porta su al castello. Incontriamo prima la Chiesa di San Marco, di origine normanna e datata XII secolo; da qui si diparte una stretta scalinata per giungere fino alle rovine di una fortificazione bizantina che i residenti chiamano Castidduzzu (Castelluccio).

Chi ama l’arte non può perdersi la statua Cinquecentesca della Madonna della Catena (Patrona di Castiglione), realizzata in marmo bianco di Carrara e firmata Giacomo Gagini, allievo di Michelangelo Buonarroti. La si trova all’interno della Basilica della Madonna della Catena, dotata di una bellissima scalinata in pietra lavica che porta alla facciata barocca progettata da Baldassarre Greco e nelle cui nicchie sono collocate le statue di San Giacomo e San Filippo (per visite ed info contattare l’Arcipretura Parrocchiale San Pietro e Paolo tel. 0942-984058).

In cima ad una rupe si giunge finalmente al Castello di Lauria (castello Grande), attorno a cui si è sviluppato il cuore della cittadina, che fu fatto edificare da Ruggero di Lauria nel XII secolo direttamente nella roccia e per questo costituisce un tutt’uno senza soluzione di continuità con la morfologia del territorio.

Porge già da lontano il suo benvenuto ed alto e imponente domina tutta la Valle dell’Alcantara, era la principale struttura del sistema difensivo della città, insieme al Castidduzzu e ad una terza fortificazione identificata con l’abside della Chiesa di San Pietro. Queste tre torri erano collegate tra loro da passaggi sotterranei. Nella parte più alta c’era una torre, la Solecchia, molto probabilmente la zecca. Il castello oggi è sede dell’Enoteca Regionale per la Sicilia Orientale (Orari con entrata libera: tutti i giorni 10-13.30 e 15.30-19, troverete anche una guida gratuita pronta a farvi fare un giro completo).

Per una piacevole pausa tuffatevi nelle pasticcerie locali dove vi attende un tripudio di piaceri per la gola, tra queste sicuramente spicca il bar-pasticceria Damico-Valastro. Nella parte bassa del centro, nella zona della Villa Comunale, al civico 1 di via Marconi troverete questa eccellenza del territorio, una pasticceria a conduzione familiare che tra le altre cose si distingue per la squisita cordialità di Angelo, la moglie Carmela e i figli che vi accoglieranno con le loro cremose granite dai gusti ricchi, la colazione con la granita di gelsi e la brioche (una nuvola appena sfornata) è un vero must.

Il gelato nocciolato (fatto con la nocciole locali) e mandorlato che più che un gelato è una sorta di semifreddo ottenuto con la lavorazione sapiente e particolare sperimentata da Angelo. Da provare anche i buonissimi mignon assortiti e le paste di mandorla classiche, al pistacchio e alla nocciola, queste ultime una vera specialità della casa, per non parlare infine dei sublimi arancini. Di fronte il bar Damico si trova un altro ristorante da tenere in considerazione, il President: sarà come andare a mangiare a casa di parenti affettuosi per la genuina cucina casalinga. Ottimo l'antipasto tipico, il pane casereccio e i superlativi maccheroni alla Norma fatti con pasta fresca, salsa di pomodoro fresco, melanzane fritte e ricotta infornata.

Per rimanere in tema enogastronomico, va sottolineato che Castiglione di Sicilia è anche un borgo gourmet: tra le pietanze da assaggiare assolutamente i maccheroni con ragù di maiale e ricotta al forno, le fave a maccu (una crema di fave densa e deliziosa) e gli sciauni, le tipiche frittelle dolci a base di ricotta fresca. Il tutto accompagnato ovviamente da un ottimo calice di vino Etna Doc, prodotto di punta della zona e grazie a cui Castiglione prende il nome di Città del Vino e si trova all’interno dell’itinerario de La Strada del Vino dell’Etna: questa è la terra del Nerello Mascalese, del Cataratto e del Carricante, vitigno autoctono che solo qui viene coltivato. Questo è il paesaggio dei vitigni storici che disegnano i fianchi del vulcano (sono stati i primi dell’Isola ad ottenere la Doc, già nel 1968).

Qui i vigneti partono dai 400 metri s.l.m. per arrivare sopra quota mille, (un dislivello unico al mondo tra le produzioni Doc), esposti in pieno Sud e in pieno Nord, sottoposti a escursioni termiche tra giorno e notte che d’estate possono arrivare fino a 30 gradi e differenze microclimatiche estreme. Quegli alberelli affondano le radici nelle sostanze minerali di questa terra lavica e sono esposti ai raggi del sole quasi 365 giorni l’anno. Condizioni queste che rendono unico il “terroir etneo”, dando ragione a qualcuno che ha definito questo territorio “la Borgogna del Mediterraneo”.

Oltre ai vitigni storici, qui vengono impiantati anche vitigni internazionali (Cabernet, Merlot, Syrah), che, mischiati col frutto di quelli autoctoni, danno risultati eccellenti e sensazioni bellissime, vini equilibrati ed eleganti. Sono finiti i tempi in cui il vino siciliano si utilizzava come uva da taglio per i vini magri del Nord. Qui è avvenuta e continua ad avvenire una sperimentazione molto interessante, e allora il suggerimento è quello di andare alla scoperta delle numerose cantine della zona, sotto il pennacchio grigio di “iddu” (come viene affettuosamente chiamato l’Etna da chi abita le sue pendici).

A questo proposito l’ideale sarebbe far coincidere la tappa a Castiglione nel periodo di San Lorenzo, infatti il 10 Agosto al castello si tiene ogni anno Calici di Stelle l’evento top in Sicilia dedicato al mondo dei vini.

Per ultimare il nostro itinerario si esce dal borgo e si raggiunge uno dei siti più incantevoli del paese, dove resiste quello che forse è il vero simbolo di Castiglione di Sicilia: “U Cannizzu“. Si tratta di una torre di arenaria eretta tra il XII e il XIV secolo, probabilmente parte di una fortificazione più complessa detta “Cittadella”.

La torre era fuori dalla città e fu probabilmente la prima roccaforte ad essere espugnata da Federico III Re di Sicilia, quando nel 1301 riprese il feudo da Ruggero di Lauria.

Infine, sempre fuori dal borgo e in aperta campagna, degna di nota è la visita alla Cuba di Santa Domenica (chiamata ‘a cubula dai locali), monumento nazionale dal 1909. Quest’ultima è una chiesa rurale dall’origine incerta: costruita probabilmente tra il X e l'XI secolo è una delle chiese più misteriose e interessanti dell'isola, forse l’esempio più importante tra le cube presenti in Sicilia. È insolitamente più grande delle altre, presenta una base a croce greca con pianta quadrata e, come da tradizione, ha l’abside rivolta a oriente e la porta centrale a occidente.

Inizialmente fu attribuita ai bizantini ma alcuni studi ne hanno datato la costruzione nel periodo arabo-normanno; nel 2011 ha ricevuto il riconoscimento di “meraviglia italiana”.

Prima di lasciare questo gioiello, rivolgete uno sguardo d’insieme all’intero paesaggio: la tradizione di Castiglione di Sicilia resterà un ricordo indelebile, tanto quanto l’accoglienza dei suoi meravigliosi abitanti.

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