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Sesso, mistero e magia nella Sicilia antica: la storia del Tempio di Venere Ericina

Sulle sue rovine venne eretto il Castello. Gli stranieri sbarcati con le navi si avvicinavano alle donne portando una ghirlanda di fiori, mettendola poi al collo della prescelta

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 15 marzo 2026

Una ricostruzione del Tempio di Venere Ericina realizzata con AI

C’era una volta un Tempio, su una montagna che guardava il mare, il Sacro Fuoco della Dea era perennemente custodito delle sacerdotesse. Un bagliore che veniva visto al largo e che offriva ai naviganti non solo indicazione di un approdo sicuro ma anche il piacere profondo dei sensi. Era un tempio sopra Trapani ad Erice in onore della Dea Afrodite/Venere, qui c’era la Prostituzione Sacra.

La Prostituzione del Tempio come viene ricordata, era legata al culto della fertilità e pur essendoci scambio prestazione-denaro non rappresentò arricchimento per le donne, gli “utili” andavano a incrementare il tesoro del Tempio. Originaria delle zone Orientali si diffuse tra Sumeri, Armeni, Babilonesi, Ciprioti, Fenici Lidi, Greci e Etruschi, questo ebbe un grande impatto non solo a livello Religioso ma anche Culturale. È il Divino Femmineo che a seconda dei luoghi fu riconosciuto in Inanna, Istar, Anahait, Astarte e Afrodite.

Questi templi erano strategicamente posti sulle rotte commerciali ed erano frequentati da navigatori e commercianti che lasciando un obolo sceglievano la “sacerdotessa “, la donna libera o una schiava a cui congiungersi. Queste tre erano le condizioni sociali delle donne che si “prostituivano” per la Dea. Riguardo alle schiave queste spesso erano offerte in dono al Tempio a seguito di vittorie dove erano parte del bottino di guerra.

Accettato dalle donne fu considerato un atto dovuto alla Dea non a caso la leggenda narra che fu proprio una donna, la regina Didone a introdurla presso i cartaginesi. Riconosciute e apprezzate godevano di considerazione, le loro preghiere con le “Prestazioni rituali” potevano determinare una vittoria o una mancata invasione di popoli nemici.

Le Ierodule, questo era il nome che le connotava entrarono nelle “Storie” di Erodoto, nelle quali si legge che era un obbligo per le donne frequentare almeno per una volta il sacro Recinto di Afrodite prima di tornare a casa con un compenso, aggiunge con una nota quasi umoristica, che quelle belle assolvevano il loro compito in breve tempo, quelle meno belle (il termine usato è brutte) potevano restare settimane e mesi non ricevendo alcuna proposta.

Questi templi erano spesso collegati alle fondazioni di empori commerciali di Fenici e Greci e quindi arrivarono anche in Italia dalla Sicilia, Sardegna sino agli Etruschi con il Tempio di Pyrgi lungo la costa laziale che sarà saccheggiato da Dioniso di Siracusa nel 384 a.C. Uno dei più importanti fu sicuramente quello di Erice, che la tradizione intesta ad Enea che lo dedicò a sua madre Afrodite/ Venere.

Il Santuario di Venere Ericina fu considerato il più bello di tutta la Sicilia come ricorda Polibio, sia per le donne che per la sua posizione, oggi purtroppo sono poche le tracce rimaste “la piattaforma di base, un recinto sacro delle donne, e il pozzo di Venere, una fossa votiva.” Ma come erano questi templi che richiamavano tantissimi uomini: c’era la Stanza del Tempio con il sacro fuoco, il recinto sacro all’aperto dove le Ierodule attendevano gli uomini, quasi sempre il rito sessuale avveniva all’aperto, ma vi erano anche delle stanze con degli altari.

Da una ricostruzione di Giuseppe Pellegrino leggiamo che gli stranieri sbarcati con le navi si avvicinavano alle donne portando una ghirlanda di fiori mettendola al collo della donna prescelta con la quale poi si sarebbero appartati. In un’altra ricostruzione si racconta che il denaro veniva versato sulle ginocchia della Ierodula, che era stata scelta, invocando la dea. Se per le donne libere era limitata la presenza presso il tempio, per schiave e sacerdotesse, era diverso, quest’ultime votate alla dea erano donne di chiunque le richiedesse, senza alcuna possibilità di avare una famiglia e discendenza.

Il Tempio di Eryx -Erice aveva tutte queste peculiarità, conservando anche miti di fondazione diversi rispetto ad Enea; Amore, Bellezza, Piacere, Religione furono le sue prerogative. Orientato sull’asse nord/est sud/est come tutti i templi Orientali, aveva alberi, altari, colonne, statue e il pozzo sacro, dove si dice s’immergesse Venere con le sue sacerdotesse, fu così importante che i Romani ne vollero edificare ben due a Roma dedicati alla Venere di Erice protettrice della fecondità.

Nel Tempio era presente una grande statua della Dea la cui testa fu portata a Roma nel 211 a.C. Il grande tesoro conservato, fu spesso utilizzato per finanziare spedizioni come quella del Tiranno di Siracusa contro Mozia, e fu tale il rispetto tributato che i Magistrati Romani nominati Governatori della Sicilia, non mancarono mai di fare una visita ufficiale al celebre santuario. Inoltre comandarono a 17 città della Sicilia di pagare una somma annua in oro per il suo abbellimento, mettendo una guardia d’onore per vegliare su esso.

La storia del Tempio di Venere Ericina finì nel 54 d.C., e sulle rovine del tempio venne eretto il Castello di Venere. Una moneta romana ricorda la sua potenza e particolarità con la testa di Venere coronata da un lato e dall’altro il Tempio sulla sommità del monte. Quali sono le considerazioni finali su questo e altri templi delle Ierodule?

Sicuramente è difficile comprendere per chi oggi lo analizza e giudica sulla base di quello che per noi rappresenta la Prostituzione, bisogna però immergersi e confrontarsi con una concezione del sesso come veniva percepito in epoca antica, contestualizzare la Prostituzione del Tempio come un atto dovuto da offrire alla Dea da parte delle donne, racchiuso in quell’estasi considerata magica e misteriosa, fautrice di vita e quindi sacra. Se poi con l’avvento delle nuove religioni tutto questo cambierà è necessario che venga letto come dato storico, evitando, per quanto possibile di giudicare.
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