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Si chiamano "pasti ri mieli" ma ci puoi perdere un dente: le tradizionali dolcezze di Bagheria

Definire le paste di miele dei semplici biscotti sembra un po’ riduttivo, sono più dei dolcetti e in tanti cercano di accaparrarsi la paternità. Solo negli ultimi anni si inizino a vedere anche a Palermo

Sara Abello
Giornalista
  • 26 ottobre 2021

In tanti cercano di accaparrarsi la paternità dei tipici biscotti al miele, meglio conosciuti come “pasti ri mieli”, ma parrebbe - il condizionale è d’obbligo quando si tratta di popolarità e baarioti - che la loro origine sia proprio bagherese.

Un dato certo è che solo negli ultimi anni si inizino a vedere anche a Palermo, mentre prima, proprio nel periodo che va da ottobre a fine novembre, orde di palermitani le venivano a cercare nelle pasticcerie e nei panifici della “città delle ville”.

Definire le paste di miele dei semplici biscotti sembra un po’ riduttivo, sono più dei dolcetti che, se fatti bene, ci perdi uno o due denti senza accorgertene.

La loro peculiarità prevede un impasto che al morso sembra roccia sedimentaria ma che poi all’interno si trasforma in un agglomerato gommoso. Se volevo riuscire nell’intento di far venire l’acquolina in bocca ai lettori forse sono un po’ fuori strada, vi assicuro però, parola di golosa, che sono buone davvero, grazie proprio alla presenza di pochissimi ingredienti: miele, farina e poco zucchero.



La loro forma, simile ad un rametto o ad una foglia, riprende proprio la loro origine povera e i grani che inizialmente venivano forse impiegati. Le paste di miele rientrano da sempre tra i doni che vengono inseriti nel “cannistru” dei morti, proprio per la loro consistenza infatti, vanno bene anche per i bimbi più piccoli, proprio perchè difficilmente riuscirannomai a morderle e mandarle giù.

Ogni famiglia bagherese ha le sue tradizioni, secondo alcuni il cestino viene fatto trovare al risveglio dei più piccoli dai parenti che non ci sono più, secondo altri dai santi, secondole più fantasiose e meno lugubri versioni, dalle fate.

Non so voi in che fazione rientriate, però da piccola, la notte del 2 novembre, non è che mi addormentassi serena al pensiero di queste incursioni dall’aldilà. Un po’ come la notte dell’Epifania, diciamocelo chiaramente, sta vecchia che viene a portare la calza metteva una certa ansia, a voi no?!

La costante di tutti i cestini bagheresi sono le paste di miele però, insieme a castagne, noci, mandorle e dolciumi vari, questo almeno era il mio, con l’aggiunta di qualche giocattolo quando si è più piccoli, e più roba per la panza quando si cresce, fino a che inesorabile, arriva il giorno in cui sei troppo grande per riceverlo e ci vai da solo a procacciarti queste delizie.

La cosa più insolita è che le paste di miele abbiano tardato a fuoriuscire dai confini bagheresi, questo sì. Forse i detentori della ricetta autentica si guardano bene dal diffondere il verbo. Perchè se c’è la versione palermitana dello sfincione, delle crocchè e di ogni altra prelibatezza che ci contraddistingue, come mai le paste di mielenon sono riuscite in questo salto territoriale? Questo resterà un mistero. Intanto, buon cannistru a tutti.
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