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Si chiamava "Hippana", la sua storia è millenaria: il borgo (magico) sui Monti Sicani

Dal "Crocefisso" lo sguardo si perde tra colline. Dalla Torre (il Castello di El-Idrisi), si scorge l’Etna di giorno con il suo pennacchio e di notte con i suoi fuochi d’artificio

Susanna La Valle
Storica, insegnante e gosthwriter
  • 6 ottobre 2023

Il borgo di Prizzi

Arroccato sui monti Sicani, a 1045 metri, Prizzi è un confine naturale tra l’Occidente e Oriente dell'Isola, equidistante da entrambi.

Il Grande geografo El-Idrisi, la descrive nel "libro di Ruggero" del 1154 come un Castello che dominava un villaggio con acqua, sorgenti e terre seminate che si estendevano a distanza.

Prizzi è natura e storia, le case si appoggiano l’una all’altra, quasi a fondersi con ripide e strettissime stradine percorse da fuori strada, del resto qui d’inverno nevica e il borgo assume l’aspetto di un Presepe.

Dal "Crocefisso" lo sguardo si perde tra colline, valli e alture, a iniziare dalla Montagna dei Cavalli dove si trova Hippana, dalla Torre (il Castello di El-Idrisi), si scorge l’Etna di giorno con il suo pennacchio e di notte con i suoi fuochi d’artificio.

Nella Montagna dei Cavalli nel territorio di Prizzi arrivarono i Sicani, attratti da questa posizione invidiabile di cerniera. Hippana sorse qui e benché gli studiosi si siano divisi su dove sorse, trova ampio credito che fosse proprio su questa collina, lungo il collegamento tra Palermo e Agrigento come testimonia la pietra Miliare che ne indicava la distanza.
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Hippana aveva due cinte di mura, un’acropoli, un’agorà, un teatro che scendeva lungo il crinale. Città che pagò il prezzo di essere alleata con Cartagine e che fu conquistata dai consoli romani Attilio e Sulpicio nel 258 e poi distrutta.

La sua grande Necropoli si estende per ettari con migliaia di sepolture, alcune di elegante fattura con pietra arenaria, corredi funebri composti di vasellame gioielli, monete, che lasciano pensare che probabilmente aveva una propria zecca poco lontana.

Dopo la distruzione forse sopravvisse per un certo periodo se diamo credito allo scrittore Plinio, per poi sparire, la grande vicinanza con Prizzi può far pensare a una qualche continuità tra i due luoghi.

Se Hippana fu Sicana, Prizzi fu nucleo Bizantino e poi Saraceno con il nome di Brzu o Birizu, poi arrivarono i Normanni che adattarono il nome arabo in quello attuale. A una prima Torre di avvistamento, importantissima, ne seguirono altri due arabe, come ricorda lo stemma del Comune che le ritrae insieme con saraceno di guardia.

Quell’Arabo-Saracena fu una comunità ricca, distribuita fra contrade, un Mussulmano che viveva qui, riuscì a sostenere le spese per il pellegrinaggio alla Mecca, diventando "Haggal Amir" Il Signore del Pellegrinaggio e quindi visto con grande rispetto e onore, una contrada del Comune porta ancora il nome seppur corrotto: “Gaggialamara”.

Prizzesi mi fanno da guida raccontando il paese. Carmelina ricorda che per andare a scuola doveva alzarsi molto presto, con il pulmino girava tra le tante contrade per raccogliere tutti i bimbi. Racconta: “Qui da sempre si coltiva la terra, si vive con i ritmi della natura.

Del resto anche le tradizioni risentono di tutto questo, per San Giuseppe si prepara un pranzo per i più bisognosi con piatti tipici: risotto zafferano e cipolletta, i bucatini con il sugo del finocchietto selvatico, fritture di cardi e carciofi, piatti della tradizione contadina”.

Parlo con Salvo, uno di quei ragazzi partiti da Prizzi per studiare, e che insieme con altri è tornato per aiutare il suo borgo, mettendo a disposizioni le sue competenze.

Con "Sikanamente" Associazione di Promozione Sociale, hanno deciso di valorizzare questi luoghi. Sono nati così punti d’incontro e dì accoglienza per viandanti, viaggiatori e studenti, escursioni lungo la via Magna Francigena, attività che coinvolgono Università e Scuole.

Il problema più grande, mi dice è lo spopolamento, che potrebbe far morire questi luoghi. Valorizzare territorio e filiera è il loro scopo. La festa più caratteristica di Prizzi è “U ballu di Diavuli”.

Tradizione del giorno di Pasqua. I Diavoli e la Morte svegliano il paese, al mattino, con le loro maschere di ghisa con un vello di pecora, corna di osso e catene legate alle mani.

Particolare il colore del costume della Morte che è Giallo Ocra, (rosso e giallo offrono qualche suggestione, ricordano i colori Saraceni). Tra salti e balli nel pomeriggio inscenano la lotta tra bene e male, cercando di impedire l’incontro tra la Madonna e il Risorto.

Questo scontro terminerà con la vittoria degli angeli che trafiggeranno i diavoli, momento in cui tra emozione ed applausi, cadrà il manto funebre della Madonna. È una festa che si rifà ai riti di passaggio delle stagioni del paganesimo, mediati dal cristianesimo.

La Necropoli della Montagna dei Cavalli, continua Salvo, «da un secolo che è devasta da saccheggi perpetrati da scavatori clandestini che hanno distrutto migliaia di sepolture, non a caso alcuni reperti sono in Musei Europei, e quelli conservati nel Museo cittadino provengono per la maggior parte da donazioni private».

C’è da augurarsi che Poli Universitari finanzino campagne di scavi finalmente in maniera scientifica.

Una nota di colore: seguendo una discutibile "tradizione" anche Prizzi è diventata il cognome di una famiglia mafiosa, nel film "l’Onore dei Prizzi”. Una commedia “grottesca e barocca” che gioca sui classici stereotipi dei mafiosi siciliani ma con ironia.

Ma torniamo a Prizzi, scrigno a 80 Km da Palermo, con i suoi quartieri, ognuno con un nome di Santo o dedicati alla Madonna, chiedete all’Ufficio Turistico.

Passeggiate fermandovi in quello più antico, Sant’Antonio, dove è conservata una Madonna con Bambino di scuola Ganginiana, ricorda Carmelina, oppure nella chiesetta della Madonna delle Grazie, dove si trova un dipinto Achiropita (dipinta da mano non umana).

Raggiungete i punti più alti e perdetevi nel panorama che si presenterà al vostro sguardo, abbracciate la misteriosa Hippana con rispetto; Prizzi vi aspetta, sarà un atto d’amore, preserverete così un borgo unico che vuole continuare a raccontare la sua storia millenaria, e voi sarete i suoi custodi.
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