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Si staglia all'orizzonte, è splendida (anche) d'inverno: in Sicilia c'è la Rocca di San Marco

Meta di gite e raduni, è impossibile non soffermarsi ad ammirarla. Un'enorme onda di arenaria, alta circa 10 metri, sospesa, come cristallizzata nello spazio

  • 11 ottobre 2023

La Rocca di San Marco (foto di Etnatura.it)

È proprio vero che i ricordi felici dell'infanzia, ci accompagnano per tutta la vita. Ci sono luoghi che, riportandoci indietro a giorni spensierati, ci accolgono sempre come in un abbraccio.

"Domenica andiamo alla Rocca!". Così da piccola, annunciavano i miei genitori, questa gita fuori porta, che immancabilmente, coinvolgeva non solo la mia famiglia, ma anche un'ampia cerchia di parenti e cugini.

Sveglia presto, raduno di quattro o cinque auto ad un orario prefissato e via, si partiva. Prima tappa, una bella colazione a Linguaglossa.

Ci si fermava a prendere dei biscotti tipici e si proseguiva, per Randazzo, S. Domenica Vittoria, Floresta, e Ucria. La strada si inerpicava e per me era meraviglioso osservare il panorama. Lasciata Randazzo, la vista dell'Etna era maestosa.

Si stagliava all'orizzonte in tutta la sua bellezza, enorme ed a tratti innevata, anche nella bella stagione. Impossibile non soffermarsi ad ammirarla rapiti. Più giù, ai piedi dell'abitato di Randazzo, sotto un grande ponte scorreva placido e millenario l'Alcantara.
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Mi sorprendevo sempre ad osservare i cavalli sui prati, li seguivo con lo sguardo finché la vista me lo permetteva. Vivendo in città, tra palazzi ed auto, mi ritrovavo ad invidiare la libertà di quella vita campestre e la fortuna di chi possedeva un cavallo.

Nel cuore di noi bambini, questo percorso diventava l'inizio di una grandiosa avventura, che si sarebbe conclusa con la conquista di un'ambita vetta, il cui panorama valeva più di un tesoro.

Ancora oggi percorrere queste strade e ritrovarmi in questi luoghi, mi dà la stessa gioia di quando ero bambina. Provenendo da San Domenica Vittoria, subito dopo Floresta, nel comune di Ucria a 1202 metri s.l.m., campeggia da lontano una grandiosa roccia dalla particolare forma.

Un'enorme onda di arenaria, dell' altezza di circa 10 metri, sospesa, come cristallizzata nello spazio e nel tempo da migliaia di anni.

La rocca San Marco, destinazione di tanti giochi d'infanzia e di infiniti saliscendi in scalate e sfide tra bambini, costituisce un importante sito archeologico risalente al paleolitico.

La datazione storica di questa rocca dalla particolare forma, è stata fornita dal rinvenimento, nei suoi pressi, di materiali caratteristici del paleolitico superiore.

Negli anni sessanta, dopo un attento sopralluogo, portato a termine con uno scavo sulla stradina che dalla SS 116 conduce alla rocca, le autorità della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale, rinvenirono molteplici schegge di Selce e di Quarzite.

Dall’esame del materiale raccolto si è potuto stabilire con matematica certezza che la Rocca di S.Marco, durante il paleolitico superiore fu frequentata dall'uomo, che in questo luogo lavorava la Selce.

Questo particolare tipo di roccia è chiamata anche pietra focaia, per la sua capacità di produrre scintille, se colpita in un particolare modo e costituisce il primo materiale utilizzato dagli antichi per realizzare strumenti di lavoro.

La procedura di ottenimento di uno strumento in selce consisteva nell’esecuzione di una serie ripetuta di azioni. La pietra naturale veniva progressivamente ridotta tramite percussione, con una pietra o con un pezzo di corno, al fine di produrre il manufatto desiderato.

Oggetti più complessi, come le punte di freccia, venivano perfezionati con numerosi ritocchi attraverso i quali si otteneva la forma finale.

Numerosi manufatti di questo periodo risalenti a circa 35000 anni fa, testimoniano la presenza dell'essere umano in questa particolare zona della Sicilia.

Tutt'oggi il sito conserva intatto il suo fascino ancestrale. Scalare la rocca è un'impresa abbastanza agevole, avendo la necessaria prudenza e non soffrendo di vertigini. Una volta in cima a questa millenaria onda di pietra, lo spettacolo che si può ammirare è tra più suggestivi.

Domina tutta la vallata e da lassù la vista giunge sino al mare e nelle giornate in cui il cielo è particolarmente terso, si possono scorgere persino le isole Eolie.

È una meraviglia fermarsi a respirare ed a contemplare questo panorama, che spazia a 360 gradi su un paesaggio unico. Particolare in cima è poi la presenza di fosse scavate nella pietra. La leggenda racconta che presso la Rocca di S.Marco, anticamente viveva U zzu Dragu, il quale era un individuo buono, dalla mole immensa.

Questi aveva rapporti amichevoli con un’altra creatura gigantesca, che viveva presso la rocca della località "Grilla", sita nella vallata di fronte a S. Marco.

Questa a sua volta, veniva indicata col nome di "Zza Draga". Anche se nella realtà le due rocche distano l’una dall’altra non meno di un paio di chilometri, la leggenda narra che i due draghi con le loro enormi braccia, si scambiassero tra loro il fuoco ed altri oggetti dalle due rocche.

Così, le gigantesche orme presenti sulla parte alta della Rocca di S. Marco, sono ritenute le impronte dei piedi dello Zzu Dragu ed il profondo fosso scolpito sulla medesima roccia, viene considerato dalla credenza popolare, la caldaia usata per il fuoco e gli usi domestici.

Storia, preistoria e leggenda si intrecciano attorno a questa rocca, la cui magnificenza, non smette di stupire il visitatore. Girando intorno alla parte inferiore di quest' onda, si resta infine stupiti nello scoprire una magnifica volta dal ricamo alveolare a nido d'api, che nulla ha da invidiare alle migliori opere architettoniche dell'uomo.

La persistenza degli eventi atmosferici, nei millenni, ha creato una particolarissima struttura intricata e meravigliosa, alla cui vista si resta affascinanti.

Una visita in questo sito, offre l'opportunità di sentirsi al tempo stesso presenti nell'oggi, circondati dalla bellezza dei boschi e della natura circostante ed al contempo a contatto con i millenni, che tra queste vallate sono trascorsi.

Si cammina tra leggende e le tracce degli uomini preistorici che qui hanno abitato e che come noi dalla sua cima, scrutando l'orizzonte, hanno imparato a sognare.
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