Sorvolò Palermo e scatenò il panico: chi ricorda l'arrivo del dirigibile della Goodyear
Era il 14 marzo 1976 e il dirigibile pubblicitario della nota arrivò in città ma i palermitani lo scambiarono per un'astronave e scoppiò il caos. Vi raccontiamo la storia
Un dirigibile Goodyear su Palermo (foto realizzata con l'AI)
La donzella dei borghi sabaudi, affascinata dalla colorita espressione autoctona della signora ne volle sapere il significato, scoprendo, dalla di lui bocca, con non poca meraviglia, che trattavasi di elogio, ossequio, in quanto indicativo di “figlio di una rosa”, nonché proclamazione massima di illibatezza e candore. E così, mentre la signora palermitana svoltava per via Lincon, in quello stesso momento, la pilota Janet Guthrie, svoltando anche lei all’ultima curva, diventava la prima donna a qualificarsi alla gara di Indianapolis.
Contemporaneamente, gli Stati Uniti effettuavano un test nucleare sotterraneo nel Nevada Test Site e a Palermo il signo’ Totuccio brevettava il suo nuovo intrallazzo per sottrarre la luce dal palo della pubblica illuminazione e convogliarla nel suo ufficio commerciale per la rivendita di bombole a gas e detersivi.
Tuttavia, questi non furono gli eventi più incredibili di quel fatidico 14 marzo 1976. Un altro, imprevedibile, fantascientifico, apocalittico, interessò i cieli della Sicilia, nella fattispecie del palermitano, destando incredulità, paura, orrore, nella popolazione nostrana.
Nella tarda mattinata di quel dì, silenziosamente, avanzava fluttuando, da est verso ovest, da Catania verso Palermo, (e non poteva perciò non trattarsi di nefasto presagio), un oggetto volante non indentificato di abnormi, siffrediche oseremmo dire, dimensioni. Trattavasi di un corpo errante metallizzato, misurante 60 metri di lunghezza per 14 di larghezza, con un volume totale di 5.740 metricubi.
In men che non si dica scoppiò il panico, la popolazione s’attaccò al telefono (ai tempi quasi univocamente il Sip grigio topo con la selezione dei numeri a disco) facendo esplodere il centralino del Comando dei Carabinieri con ansiolitiche telefonate.
“C’è un’astronave! Chi s’avi a fari?”, “I marziani arrivaru!”, “Ma chi è ‘sta cosa? I picciriddi stannu chiancennu!”. Magari pure u’ signò Totucciò pensò al peggio, credendo che l’Enel avesse sguinzagliato l’artiglieria pesante a causa del suo intrallazzo al palo della luce.
La verità, però, anche essendo più umana ma non per questo meno sbalorditiva della fantasia, era un’altra. Quel giorno sui cieli di Palermo stava volando il caratteristico dirigibile della Goodyear, un dirigibile pubblicitario della famosa azienda americana conosciuta per la produzione di oggetti in gomma.
Nata in onore dell’inventore Charles Goodyear (che da noi suonerebbe Carlo Bonanno), nonché ideatore della gomma vulcanizzata, diventò in breve un colosso del settore, abbracciando un ventaglio così amplio che andava dalla creazione delle aeronavi fino ai pneumatici per Formula 1. Di loro, anche l’immissione sul mercato dei guanti chirurgici (prima di allora i medici operavano a mani nude) e la commercializzazione dei profilattici in gomma (n.b. in gomma ho detto, non in lattice).
Da lì, l’approdo al grande marketing fino al primo volo del dirigibile Goodyear nel 1972, che in quegli anni particolari svolazzava nei cieli dello Stivale lasciando gli italiani con le bocche spalancate e gli occhi in cielo.
Quella mattina, quella del 14 marzo 1976, avrebbe dovuto ormeggiare (i dirigibili non decollano ma involano, non atterrano ma ormeggiano) a Punta Raisi. Tuttavia, a causa di condizioni di vento sfavorevole, venne consigliato al pilota di mantenere un volo a bassa quota sorvolando sopra l’autostrada A19, per dirottare l’ormeggio all’aeroporto di Boccadifalco. E così fu.
Per brevissimo tempo, qualche fortunato che aveva qualche amicizia e modo di entrare a Boccadifalco, poté vedere la “potente astronave” da vicino. Breve pitstop e involò di nuovo per tornare di tanto in tanto a trovarci. Alcuni lo ricordano sorvolare spesso la Targa Florio, almeno fino al 1983.
Infine, l’ultimo volo del dirigibile Goodyear che ebbe luogo nel 1986. Prima assistette in Francia al Roland Garros, vinto da Ivan Lendl, poi se tornò in America per essere ristrutturato, ma gli americani lo disassemblarono senza più rimontarlo. E la storia dell’astronave a Palermo finì così: un’amicizia al volo, breve ma intensa.
Anni dopo, molti anni dopo, lo zio Ignazio tornò d’improvviso a Palermo e mi portò alla Marina, alle vecchie giostre, dove mi comprò uno di quei palloncini con l’elio, raccontandomi di quel 14 marzo 1976.
«Gianlù - mi disse - Non te ne pigliare mai donne piemontesi».
«Ok, zì. Ma che c’entrano con il dirigibile?».
«Niente. Però prima o poi anche loro ti abbandonano e se ne volano per tornare più…».
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