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Sotto la Cappella Palatina c'è una "segreta" poco nota: i misteri di un luogo da visitare

Molti visitatori si saranno accorti che, ai due lati del presbiterio della Cappella, sono presenti delle scale di marmo che discendono verso il basso: è l'accesso a questo luogo

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 19 agosto 2020

La chiesa inferiore della Cappella Palatina

Quando si entra nella Cappella "Palatina", termine che significa "del palazzo", si rimane abbagliati dalla sua bellezza. Per ammirarla in ogni suo dettaglio, sicuramente il tempo circoscritto di una singola visita non basta.

Ma molti visitatori si saranno accorti che, ai due lati del presbiterio della cappella, sono presenti delle scale di marmo che discendono verso il basso; terminando con delle porte di accesso ad un locale solitamente chiuso. Dove conducono quelle scale?

Ebbene, la storia del nostro Palazzo Reale, che accoglie la meravigliosa cappella Palatina, ha origini lontanissime ed è ancora oggetto di lunghi ed accurati studi da parte di eccelsi esperti. E quando le storie cominciano da tempi lontani, per risalirvi invece bisogna sprofondare fino alle primitive fondazioni, analizzando ogni stratificazione successiva.

Un lavoro enorme, meticoloso e difficile, perché spesso non supportato da adeguata documentazione delle relative epoche storiche. Grazie a questi studi, molti dei "segreti" del palazzo Reale e della cappella Palatina sono stati svelati.



Uno di essi riguarda proprio il locale sottostante al presbiterio della cappella Palatina. I segreti delle cosiddette "Segrete", ovvero degli ambienti sotterranei del palazzo Reale, verso i quali ci si immette anche tramite questo affascinante luogo che andremo a scoprire. Se, durante alcune visite, si ha la possibilità di potere scendere quelle scale - realizzate in origine alla fine del Cinquecento - ci si ritroverà in un sito sorprendente ed affascinante: la chiesa inferiore di S. Maria delle Grazie della Cappella Palatina, che si ritiene sia stata la primitiva cappella del Palazzo Reale.

All'inizio era intitolata a S. Maria di Gerusalemme e possiede le caratteristiche di edificazione delle chiese normanne. Con il tempo e la costruzione della Cappella Palatina, poi iniziata verso il 1130, perdette priorità e subì diverse modifiche nelle decorazioni.

È composta da una sola aula rettangolare, in cui due arcate laterali la suddividono in tre parti, terminando con tre altari. Le volte sono a crociera e tutto l'ambiente conserva il fascino delle chiese normanne, con le pareti nude e prive di decorazioni, eccetto la presenza sparsa di croci greche rosse delineate in nero e circondate dai simboli greci IC XC NI Ka - corrispondenti a "Jesus Cristhos Nika", che significa "Gesù Cristo vince".

Agli angoli dell'altare centrale, due colonne risalenti al periodo fine XI-inizi XII secolo, supportano dei capitelli. Sul pavimento, delle grate lasciano intravedere dei locali sotterranei. Sembrerebbe che sia stata usata come camera sepolcrale, in cui nel 1166 fu provvisoriamente seppellita la salma di Guglielmo I.

Secondo quanto ci raccontano i documenti più antichi (1113), venne edificata una chiesa per volere dell'ammiraglio Cristodulo, tra il 1107 e il 1112, consacrata a Maria Vergine dall'arcivescovo Gualtierus, il quale si preoccupò di svincolarla dal controllo arcivescovile, e donata proprio nel 1112 a Ruggero II.

Parrebbe che quest'ultimo sia stato insignito del titolo di cavaliere in questo luogo, una volta divenuto adulto e quindi assumendo anche il titolo di conte che era stato del padre Ruggero I. Fatto sta che ancora rimane da accertare definitivamente se la chiesa documentata da queste antiche fonti coincida con questo sacro luogo sotterraneo alla Cappella Palatina, anche se l'ipotesi della corrispondenza è molto accreditata.

Del titolo di Santa Maria de Jerusalem ci narra invece lo storico Tommaso Fazzello nel 1558, forse per via di una tradizione legata alla contessa Adelasia del Vasto, madre di Ruggero II, che nel 1113 aveva sposato in seconde nozze Baldovino di Fiandra re di Gerusalemme. Del suo periodo più remoto, nella cappella rimane anche la magnifica rappresentazione della Vergine Odighitria in rosso e azzurro con il Bambino in braccio: pregiato e particolare esempio di arte siculo-bizantina, databile agli inizi del XII secolo.

Ma ecco che cattura pure l'attenzione l'altare centrale barocco, in cui si trova l'immagine dipinta su tela di S. Maria delle Grazie, risalente alla seconda metà del XVI secolo. Papa Gregorio XIII, con bolla del 5 aprile 1584 e su richiesta del vicerè Marcantonio Colonna, proclamò che venisse concessa la liberazione di un'anima del Purgatorio ogni qualvolta veniva celebrata una messa innanzi al suo altare.

Una struttura sacra carica di fascino e di mistero, la cui intrigante atmosfera riesce ancora ad ammaliare tutti i visitatori.
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