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Speciale di nome e di fatto: la storia di una piazzetta nascosta nel cuore di Palermo

In piazzetta Speciale si arriva da un vicolo e un tempo portavano lo stesso nome: "Santa Marina" e "vanedda di Santa Marina". Uno spazio di origini - perfino - arabe

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 12 giugno 2019

Piazzetta Speciale a Palermo (foto di Giusi Lombardo)

Reda mi accoglie con il suo largo e cordiale sorriso. Sa già che sarei andata a trovarlo nel suo "Santa Marina Bistrot" in piazzetta Speciale, nel quale si può consumare dell'ottimo "pane cunzatu" e tanto altro ancora, per scattare alcune foto degli interni e per recuperare qualche notizia sull'origine di questo luogo.

Lo ha chiamato con il suo primitivo nome: "Santa Marina", poiché tale fu la denominazione di quella che nacque come chiesa nel 1490. Si poteva raggiungere provenendo da via Vittorio Emanuele tramite un vicolo che portava lo stesso nome: la "vanedda di Santa Marina".

Vanedda non più esistente, considerato che all'incirca nel 1590 fu assorbita per la costruzione del palazzo di Gilberto Beccadelli di Bologna marchese di Marineo.

Fu perfino inglobata una piazza di origini arabe, anch'essa chiamata "Santa Marina", per creare il giardino privato del marchese, detto "Flora dei Bologni". Ma d'altra parte, nei secoli l'impostazione viaria di questi vicoli ha subito delle modifiche.

Per esempio la salita Raffadali, alle spalle dell'omonimo palazzo ed altresì chiamata "San Filippo", fu realizzata nel 1603 come rapido collegamento da Casa Professa al Collegio Massimo dei Gesuiti al Cassaro abbattendo alcune case della famiglia Bologna, nonché l'Ospedaletto dei Convalescenti di San Dionisio.

Lo scorcio delineato da piazzetta Pietro Speciale, slargo posto di fronte al medievale palazzo del viceré Speciale poi del principe di Raffadali in via Giuseppe Mario Puglia, è di indiscusso fascino. Anche la fontanella storica in ghisa posta in un angolo della piazzetta fra alcune piante (datata 1887 e creata dalla Fonderia Michele Guadagnolo) è stabilmente in funzione.

Della chiesa le prime notizie risalgono al 1439 nel "Rollo dei Tonni", che era un catalogo in cui venivano elencate tutte le chiese che percepivano dei tonni dalle Tonnare.

Alcune fonti ne riportano il nome di "Santa Maria", ma dal 1490 venne espressamente identificata come "Santa Marina".

Nel 1590 ne ottenne la concessione la Compagnia del Volto di Cristo formata dall'Unione dei Gentiluomini (ossia dei gentiluomini di camera e dei paggi di corte) che si occuparono di riedificarla negli anni fra il 1634 e il 1641. Anche se Valerio Rosso la indicava, nel 1590, come sede della Compagnia di San Paolo Primo Eremita.

Ultimati i lavori, proprio nel 1641 Filippo IV volle istituirvi un'opera di beneficenza per i gentiluomini caduti in bassa fortuna che venne denominato "Istituto delle Sette Opere di Misericordia" ed era retto da un Governatore e tre Deputati.

Con la suddetta Compagnia, della quale si ha notizia della sua presenza nella solenne processione di Santa Rosalia del 1625, la chiesa cambiò nome in "Volto di Cristo". Ma nel 1680, essendo decisamente calato il numero dei Confratelli, la Compagnia del Volto di Cristo in Santa Marina si unì a quella "del Sangue di Cristo" con atto rogato dal notaio Francesco La Bella del 31 maggio di quell'anno e si trasferì nell'oratorio di questa al Papireto, che pertanto da quel momento fu chiamato "del Volto e del Sangue di Cristo", ma poi demolito per l'apertura di via Papireto.

Il frontespizio della chiesa di Santa Marina, posto verso mezzogiorno, recava due porte alle quali si accedeva con una doppia scala.

Su quella di destra era posta una lapide marmorea con la seguente iscrizione "Philippo IV Hispniarum et Siciliae Rege Austriaco, Aulicorum pietate primum 1634 hoc opus unum ex septem misericordiae aperibus instilutum, deinde 1641 Petro Corsetto Caephal [...] ac Franciscus Oliva Deputati operis incrementium 1644 CC.", ossia con la descrizione dei benefici ottenuti da Filippo IV e i nomi del Governatore e dei Deputati.

Su un'altra targa a sinistra si leggeva: "Carlo II. Hispaniarum et Siciliae Rege Aulicorum sodalitio, ut sub auspiciis Deiparae Virginis hic datus pietatis rivos effundat, piissimo Cristi Domini vultui olim Sagra aedes perpetuo sedem suscipiat, et hic sìmul congregati divinas Deo preces emittant sub clientela utriusque J. D. D. Sebastiani Gisino M. R. C. Jud. nunc S. R. C. Presidis, Antonino Marino Gubernatore, D. Joanne Statella, et Vincentio Gallo Deputatis die 20 martii anno 1682".

Fu infatti nel 1682 che la chiesa, una volta abbandonata dalla Compagnia del Volto di Cristo, cambiò nuovamente nome in "Madonna della Pietà" (volgarmente detta "della Madonna Addolorata"), quando Carlo II la concesse alla Congregazione della Madonna della Pietà dei maggiordomi delle corti aristocratiche sotto il titolo delle Sette opere di Misericordia i quali, precedentemente, per i loro esercizi spirituali si riunivano nel Convento della Misericordia.

Insomma, la storia complessa e articolata di una chiesa non più esistente già dal 1856 alla quale Reda, con il suo fare da vero gentiluomo, ha voluto ridare memoria e dignità attribuendo al locale il suo originario nome.

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