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Tempi che furono: quando Wagner si commosse dirigendo la banda musicale di Palermo

Era il 1882 quando il "Corpo musicale del Municipio di Palermo ebbe l'onore di essere diretto dal famoso compositore tedesco durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 5 giugno 2021

Richard Wagner

Le bande musicali ci fanno sognare da quando esistono. Specialmente nei tempi che furono, quando per il popolo le loro esibizioni rappresentavano l'unica occasione di ascoltare della musica dal vivo.

Quella musica vagante e itinerante che faceva ingresso nel magico mondo dell'orecchio in maniera delicata, come quando la banda si trovava a diversi isolati di distanza e si manifestava nelle pieghe di una eco leggera che inaugurava la stagione delle feste o ricordava la ricorrenza di un santo e spesso scuoteva dal sonno dell'inverno che si era accumulato nel petto durante i mesi freddi e scioglieva le inquietudini come le granite dimenticate al sole.

Per questi motivi era ovvio che una banda musicale diveniva una istituzione e i musicisti che la componevano erano pagati direttamente dal Municipio. Affinché la qualità della musica suonata fosse alta era d'obbligo che la banda avesse a capo un maestro.

Ad esempio, il "Corpo musicale del Municipio di Palermo", nel 1882, ebbe l'onore di essere diretto, nientepopodimeno che dal famoso compositore tedesco Richard Wagner durante i mesi del suo soggiorno a Palermo.



Il tutto avvenne durante un garden party nella villa dei principi di Ganci sita in Contrada Porrazzi. La banda comunale eseguì il Kaisermarch e la Huldigundmarch.

Alla fine dell'esibizione, come scrisse il giornale dell'epoca "L'Amico del Popolo", Wagner andò ad abbracciare commosso il maestro Pasculli e lo ringraziò per aver preparato così bene i musicisti.

Potete immaginare il livello dei singoli musicisti della banda se questi avevano fatto addirittura commuovere un genio come Wagner.

A Pasculli succedette Longo, ma alla morte di quest'ultimo (siamo negli anni successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale) le attività della banda municipale subirono un declino e girava voce che presto sarebbe stata sciolta. Tuttavia, nel 1921 l'Amministrazione Comunale bandì un concorso e assunse un nuovo maestro: Salvatore Pappalardo.

Allo stesso tempo vennero ridotti i componenti del corpo musicale da 56 a 45. La banda musicale di Palermo era molto attiva e da una relazione del sindaco Lanza di Scalea si evince che il corpo musicale del capoluogo siciliano, nell'arco degli anni che vanno dal 1919 al 1923, eseguì un totale di 317 concerti e prese parte a 120 manifestazioni di vario tipo.

Quindi, se un anno è formato da 52 settimane, esibirsi 437 volte in cinque anni significa farlo, almeno, ogni 4 giorni.

Dunque, la banda musicale era un qualcosa che faceva parte del tessuto sociale e per questo la gente vi era affezionata: rappresentava il contorno di ogni festa o ricorrenza religiosa e accompagnava tramite le sue note le emozioni collettive della comunità e il potere della musica rendeva percettibile il rapporto tra l'uomo e il divino, specialmente nelle processioni dei santi.

A Palermo, sempre in quel periodo, collateralmente alla gloriosa banda del Municipio nascevano, per iniziativa dei privati, numerose formazioni musicali. Erano, perlopiù, delle persone che di giorno svolgevano svariati lavori come artigiani o piccoli impiegati. Alla fine della giornata si riunivano per provare fino a sera.

Questi gruppi si esibivano in occasione delle feste rionali o private e non facevano rimpiangere per nulla la banda ufficiale. La musica delle bande rappresentava una componente indispensabile per enfatizzare le processioni come quelle delle "Vare" del Venerdì Santo.

Infatti, come scriveva il grande storico palermitano Rosario La Duca, "il vero giorno di gloria di questi piccoli gruppi musicali era il Venerdì Santo. Non c'era congregazione religiosa che non organizzasse la sua processione (celebre ancora oggi quella coi cocchieri) con due vare: quella del Cristo e l'altra dell'Addolorata - e spesso con due bande a seguito che intonavano strazianti marce funebri".

Di oggi, cosa possiamo dire? Probabilmente la musica delle bande, nonostante venga suonata a gran volume, non riesce ad emergere tra i boati della modernità galoppante.

Ne consegue che siamo divenuti incapaci a cogliere emozioni che riempivano la vita, sicuramente più semplice, dei nostri antenati, ma probabilmente più densa di emozioni che prendevano mossa da una totale partecipazione agli eventi collettivi.
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