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Tra i bagni caldi di Termini sciolse la sua "decima fatica": Ercole, il primo cliente delle Terme

Sembra che tutto sia "realmente" avvenuto, ovviamente sotto il profilo mitologico. A informarci di questa straordinaria presenza mitologica è un "cronista" di oltre duemila anni fa

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 25 aprile 2021

“Ercole alle terme di Himera”, Augusto Perret, 1989

Eracle fu il primo "cliente”"che godette dei benefici delle terme di Termini Imerese!

Certo non sappiamo per quanto tempo si fermò in città ma, sicuramente fu il primo illustre forestiero ad essere ospitato in questo territorio. Probabilmente si dovette fermare giusto il tempo per farsi un bagno, rifocillarsi con pietanze tipiche, bere dell'ottimo vino e considerato la sua mascolinità non escludiamo che si sia rilassato con delle ammalianti ninfe messe al suo servizio per l'occasione.

Senza voler banalizzare sulla questione, sembra che tutto sia "realmente" avvenuto, ovviamente sotto il profilo mitologico. A sostenerlo è un "cronista", di oltre duemila anni fa, che ci riferisce di questo evento consumato proprio nelle terre d'Imera.

A informarci di questa straordinaria e speciale presenza mitologica è Diodoro Siculo di Agira, attento storico delle vicende siceliote vissuto nel I secolo a.C. Nella sua opera denominata la "Biblioteca storica", narra di quando la dea Athena, protettrice di Imera, con il sostegno delle ninfe fece "scaturire dei bagni caldi" affinché il mitico eroe si rinvigorisse dalle sue famigerate "fatiche".



Con i dovuti paragoni, sarà stato come quando ospitiamo a cena, nella propria casa, degli ospiti importanti e apparecchiamo la tavola con il miglior servizio di piatti e predisponiamo un menù da fare invidia ai migliori chef stellati. Di certo se il semidio fosse sopraggiunto in questa era moderna, con molta probabilità, lo avremmo accolto al Grand Hotel.

Il magnifico albergo in stile neoclassico progettato dall'architetto Giuseppe Damiani Almeyda e costruito proprio nel luogo dove Atena fece sgorgare le acque termali. Ma a quel tempo, quando gli dei e i semidei dominavano il mondo e si divertivano a litigare o a innamorarsi tra di loro, Eracle si dovette accontentare di qualcosa di meno confortevole.

Eracle per i greci o Ercole per i romani, doveva essere una star in queste terre e la sua popolarità rimase in auge almeno fino a quando i romani abbandonarono per sempre la Sicilia. Ad Imera, ad esempio, sono numerose le sculture metopali e frontali rinvenute nel Tempio B, legate alle imprese di Eracle. Così come sono molteplici le monete coniate che ritraggono il figlio di Zeus con la testa di un leone sul capo.

La tradizione riferisce della presenza di Eracle nel territorio imerese in occasione del suo viaggio di ritorno da una delle cosiddette "fatiche" (forse la decima), e in particolare quando s'impadronì della mandria del gigante tricefalo Gerione, ritenuto l'uomo più forte tra gli esseri viventi. Eracle affronta senza alcun timore Gerione: un essere munito di sei mani e sei piedi e forse, secondo il poeta arcaico imerese Stesicoro, aveva anche delle ali. Così, Eracle dopo aver colpito il suo avversario, con una freccia in una delle tre teste e verosimilmente dopo averne offesa una seconda con la clava, lo uccise impossessandosi delle vacche rosse consacrate ad Apollo.

Durante il suo ritorno, dall'estremo occidente, Eracle decise di soggiornare a Termini Imerese. Sembra che tra i primi a introdurre il mito dell'eroe nell'isola fu proprio Stesicoro, con particolare riferimento a un'opera denominata: la Gerioneide. Dalle fonti antiche si evince che il poeta imerese descrive il figlio di Zeus paragonandolo ad un brigante armato di clava, di arco e con la testa di un leone sul capo.

Per gli appassionati che intendono approfondire l'argomento suggeriamo due libri di estremo interesse. Il primo a cura di Massimo Lazzeri, dal titolo "tudi sulla Gerioneide di Stesicoro", edito nel 2008 dall’Università degli studi di Salerno, il secondo di Marco Ercoles dal titolo "Stesicoro: le testimonianze antiche" edito nel 2013 da Patron Editore, Bologna.

Dopo la sua sosta il città, il connubio tra Eracle e le fonti di acque calde persistette anche nei secoli successivi, come si evince da alcune monete, nelle quali su un lato è figurata la testa dell'eroe e sul retro la ninfa Imera o il gallo, quest’ultimo considerato l'animale sacro proprio a Eracle e simbolo civico della colonia greca.

Qualche secolo dopo, anche il pittore Vincenzo La Barbera, nel 1610, si interessò del soggiorno di Eracle in città. Egli realizzò un affresco, sito nel Palazzo Municipilae di piazza Duomo, dove l'eroe è rappresentato nel momento in cui la dea Athena si prende cura del primo "cliente" delle terme. La scena si svolge all'interno di un tetro ambiente che rievoca il vecchio stabilimento termale. Eracle è posto al centro in una posizione dominante rispetto ai due gruppi delle ninfe e nella dicitura inferiore si legge l'invito alle muse ad accogliere il mitico eroe: Huc huc, Sicelides, Thermas, ubi numine divae Alcidem Nynphae, tergere mostrat opus.
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