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Tra le chiese più attraenti di Palermo, ma a Sant'Orsola si sposano in pochi: ecco perchè

La venerazione per la Santa è molto antica, ma la sua diffusione cominciò ad espandersi nel Medioevo dilagando a Palermo dopo i vespri siciliani del 1282

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 6 giugno 2020

Un particolare della Chiesa di Sant'Orsola dei Negri a Palermo

La chiesa di Sant'Orsola dei Negri in via Maqueda è una delle chiese più attraenti e meglio tenute di Palermo. A ragion veduta, qualcuno la definisce come "una delle nostre gemme più lucenti".

Venne eretta nel 1662 dalla Compagnia dell'Oratorio della Morte e dé Negri di S. Orsola, la cui primitiva sede di fondazione (1564) era stata nella vicina chiesa, ormai rudere, dei SS. 40 Martiri al Casalotto.

La finalità della Compagnia era quella di celebrare delle Messe in suffragio delle anime del Purgatorio (Miseremini delle Anime Sante del Purgatorio). In seguito, con l'impiego di un grosso capitale e su disposizione del viceré Caracciolo, la Compagnia fondò nel 1783 il cimitero di S.Orsola (o di S. Spirito).

E pertanto cominciò ad occuparsi della sepoltura dei defunti del quartiere dell'Albergheria e di suffragarli con delle Messe. La denominazione di "Negri" era dovuta al fatto che i membri della Compagnia vestivano un abito nero. Essi, sin dall'inizio, si sentirono fortemente vincolati al colore del proprio abito, fino a difenderlo strenuamente quando la Compagnia di Sant'Angelo volle indossarne uno simile.



E non meno energici si dimostrarono nel 1657 quando, decidendo di ammettere alle funzioni della questua anche gli artisti, nacquero dei dissidi con i membri dei Miseremini di S. Matteo, i quali in tal modo vedevano leso il proprio prestigio.

È tuttavia il caso di spendere due parole su Sant'Orsola e sul suo culto nella nostra città. La venerazione per la Santa è molto antica, ma la sua diffusione cominciò ad espandersi notevolmente nel Medioevo in tutto l'Occidente europeo, con cicli pittorici e poemi; dilagando a Palermo fra le dame aristocratiche dopo i vespri siciliani del 1282.

Sulla sua figura esistono degli antichi documenti, come un'iscrizione forse databile al V secolo custodita in una chiesa di Colonia in Germania, che sorse sul luogo in cui avvenne il martirio di S. Orsola insieme a undicimila compagne - numero interpretato erroneamente al posto di undici.

Si racconta che ella fosse la bellissima figlia di un re bretone promessa in sposa ad un principe pagano. Le ragazze si misero in viaggio per celebrare le nozze, concordate da Orsola a patto che il futuro marito si convertisse al cristianesimo. Ad esse si unì papa Ciriaco, lasciando Roma dopo aver accolto le vergini, che si erano prima recate nella città santa su suggerimento di un angelo apparso ad Orsola durante il viaggio.

Arrivati a Colonia trovarono ad attenderli i pagani di Giulio o, secondo la leggenda, gli Unni di Attila. Giulio impose a tutti di rinunciare alla loro fede ma, al rifiuto, procedette al loro martirio lasciando salva solo Orsola di cui si era invaghito. Al diniego della ragazza a sposarlo in cambio della vita, anche Orsola (Ursula = piccola e forte orsa) fu uccisa trafitta da una freccia.

La Santa è patrona delle maestre in quanto nel 1535 Angela Merici, poi anch'ella Santa, fondò la Compagnia delle dimesse di S. Orsola (Ordine delle Orsoline) che si dedicava all'istruzione delle ragazze.

A Palermo, ancor prima del 1270, esisteva una cappella dedicata a S. Orsola di proprietà dei Santafiore e dei Mastrangelo. Questi, proprio nel 1270, la donarono ai Domenicani insieme al terreno in cui si trovava, affinché i padri costruissero il convento e la chiesa di S. Domenico. Ma i lavori, durante i quali fu realizzato un verdeggiante giardino accanto alle fabbriche sacre, ebbero inizio soltanto nel 1299, per via dell'insorgere della rivolta dei Vespri del 1282.

Ruggero Mastrangelo fu tradizionalmente il protagonista dello scoppio della guerra dei Vespri con l'episodio dell'oltraggio francese. Mentre la moglie Palma, insieme alla loro figlia Benvenuta, fondò la chiesa e il monastero di clausura domenicani di S. Caterina d'Alessandria nell'odierna piazza Bellini.

Pur non essendo più di sua proprietà, nel 1310 la chiesetta di S. Orsola fu designata da Palma Mastrangelo nel suo testamento come luogo della propria sepoltura, con la disposizione di una messa annuale per il defunto coniuge. La cappella fu poi demolita nella seconda metà del seicento per l'ampliamento del piano della chiesa domenicana.

Tornando invece alla chiesa di Sant'Orsola, si può immediatamente notare quanto sia riccamente decorata in stile barocco, con stucchi di Giacomo Serpotta legati al tema della morte. È incredibile quanto queste opere serpottiane risultino meravigliose, pur rappresentando soggetti non propriamente allegri come degli scheletri.

È pure significativo che alla Compagnia di Sant'Orsola fosse stato affidato il cimitero di S. Spirito, quasi che il filo storico con la guerra dei Vespri non venisse mai spezzato. Sul soffitto della chiesa si può ammirare l'affresco del Serenario della "Gloria di S. Orsola" e degli ovali laterali rappresentanti S. Rosalia, S. Cristina, S. Ninfa, S. Oliva, S. Agata e S. Lucia della bottega del Novelli. Dello stesso Novelli è il dipinto di S. Orsola della cappella laterale a lei dedicata e quello di S. Anna in un'altra cappella.

Altre opere sono a firma dello Zoppo di Ganci, di Antonio Manno, di Giuseppe Patania e di importanti autori. Pure nella facciata sono riportati elementi che riconducono al tema della morte. E perfino la cripta sottostante è molto ben tenuta, forse la più intrigante di Palermo. Pare che la chiesa, pur così bella e armoniosa, comprensibilmente non sia l'opzione prediletta dai futuri sposi per la celebrazione del loro matrimonio.

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