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Tutti vogliono raccontare (al cinema) Pirandello: da Taviani ad Andò, ecco il perché

In vita come nella morte (in pochi conoscono la storia rocambolesca del viaggio delle sue ceneri), Pirandello ha affascinato e continua ad affascinare il pubblico

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 22 marzo 2022

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Mentre il film di Paolo Taviani “Leonora Addio”, unico titolo italiano in concorso alla Berlinale, ha vinto il premio FIPRESCI, quello di Roberto Andò dal titolo “La stranezza” è in lavorazione.

Perché proprio Pirandello? “Perché Pirandello ha ancora molto da dire all’uomo contemporaneo.” afferma Paolo Taviani.
La pandemia ha contribuito ad accelerare il declino del mito del progresso e ha messo in luce l’incapacità di effettuare previsioni per il futuro.

La convinzione pirandelliana che la realtà sia un flusso dinamico assolutamente irrazionale (in quanto non riconducibile agli schemi della nostra ragione), ritorna ad essere straordinariamente attuale ai nostri giorni. L’emergenza sanitaria ha scardinato tutte le nostre certezze e con esse la cieca fiducia nel primato della tecnologia e della scienza. «Una realtà non ci fu data e non c’è […] una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile» direbbe Pirandello.



Ispirato dal grottesco di Pirandello e frutto della lucidità registica di Paolo Taviani, il film “Leonora Addio”, forse avrebbe dovuto intitolarsi “Il lungo addio”, perché racconta il periglioso e rocambolesco viaggio - pieno di imprevisti - delle ceneri del celebre scrittore, dal cimitero del Verano in Roma, fino alla casa siciliana della famiglia Pirandello in località Caos, nei pressi di Agrigento.

Il regista, dopo Kaos e dopo tu ridi, torna a misurarsi con Pirandello e afferma: “A me e mio fratello ha sempre incuriosito questo tragico funerale…sembra scritto da Pirandello. Sono scioccato per il grottesco che c’è. Va oltre la fantasia.” La storia è veramente surreale: il drammaturgo muore nel 1936 e chiede di non aver nessuna cerimonia, nessun onore, né fiori, né ceri, nessun accompagnamento di parenti o di amici. “Bruciatemi. E il mio corpo appena arso sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui”.

I resti vengono invece tumulati nel cimitero monumentale del Verano, dove rimangono per undici anni e solo dopo la guerra, il sindaco di Girgenti (divenuta Agrigento) si mobilita per far tornare le ceneri in Sicilia, all’interno di un vaso greco del V secolo, posto in una cassa di legno, a bordo di un aereo militare americano. Il pilota statunitense, una volta venuto a conoscenza del contenuto dell’urna greca si rifiuta di partire e il viaggio avviene in treno, ma a un certo momento la cassa sparisce: viene ritrovata in un altro scompartimento, usata come tavolo per una partita a carte, da 4 passeggeri.

Una volta giunte le ceneri a destinazione, sorge un altro ostacolo: il Vescovo di Agrigento si rifiuta di benedire un vaso greco e dopo accese discussioni, l’urna viene posta in una piccola bara (una bara bianca per bambini) e si svolge quel solenne funerale cristiano che Pirandello non avrebbe mai voluto.

I resti del drammaturgo verranno custoditi nella casa natale (oggi museo), in contrada Caos e saranno tumulati solo quindici anni dopo, una volta ultimato nel 1962 il monumento funebre. Nell’ultimo travaso (dall’urna al contenitore da inserire nel mausoleo funebre) avanza una piccola parte delle ceneri, che viene dispersa e portata via dal vento, proprio come Pirandello aveva disposto nel suo testamento olografo. “Ho anche voluto aprire e chiudere il film con un sipario.” Afferma il regista “Perché la tragedia a cui assistiamo fa parte del teatro, qualcosa di chiaro, limpido e misterioso.”

Luigi Pirandello è anche protagonista di un altro film, quello di Roberto Andò “La stranezza” e nel cast figurano personaggi del calibro di Toni Servillo (nel ruolo proprio di Pirandello), Donatella Finocchiaro e Luigi Lo Cascio, che formerà un nuovo straordinario trio con Ficarra e Picone. Poco, quasi nulla si sa della trama: Il film, ha affermato il regista, è ambientato negli anni’20 del secolo scorso ed una sorta di fantasia su Pirandello, un racconto per immagini in cui si fantastica tra l’incontro dello scrittore, durante un soggiorno in Sicilia, con una compagnia filodrammatica e in particolare con due “maschere”, due improbabili teatranti Onofrio e Sebastiano alle prese con le prove di uno spettacolo teatrale. L’immagine della “maschera pirandelliana” è nell’era di Internet incredibilmente attuale: siamo come gli altri ci vedono. È l’eterna lotta del nostro Io, tra la dimensione dell’essere e quella dell’apparire.

La fuga virtuale sul web e sui social è “la maschera” che indossiamo e che ci permette di inventarci e reiventarci, di attribuirci pregi e difetti, di elaborare menzogne, di tacere verità, di essere ciò che non siamo e di poter cambiare continuamente immagine e personalità, tante volte quante sono le sfaccettature del nostro Io. Drammaticamente e tragicamente, oggi più di ieri, come scrisse Pirandello: per gli altri noi siamo “Uno, nessuno, centomila…”.
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