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Un dialogo "Amoroso" tra antico e nuovo: al Cassaro c'è un frammento di bellezza urbana

Ci fu un tempo in cui malgrado la difficoltà di un periodo devastato dal dilagare della cultura politico-mafiosa, c'era anche chi si rivolgeva a figure apicali dell'architettura moderna

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 9 luglio 2021

Palazzo Amoroso in piazza Santo Spirito a Palermo

Quando nel mondo si parla di "architettura italiana", tra la moltitudine di eccellenze che il Novecento ha visto intessere, punti notevoli nel design di qualità a tutto tondo "dalla forchetta al piano urbanistico" insieme ai nomi di Carlo Scarpa e Giò Ponti, di Giuseppe Samonà e Giovanni Michelucci, di Pier Luigi Nervi, Aldo Rossi, Gae Aulenti e Renzo Piano, è immancabile il posto d'onore tributato allo studio milanese dei B.P.P.R.

Una sigla apparentemente aniconica quasi, ma capace di restituire un frammento di bellezza compositiva italiana animata dall'armonia tipica che solo la grande architettura è in grado di contemplare e trasmettere divenendo esempio nel tempo che scorre.

Una sigla che cela i nomi dei quattro progettisti del gruppo, Gian Luigi Banfi, Ludovico Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers, e racconta micro e macro-storie ancorate alla Storia del Novecento non solo artistico.

Se il nome di Rogers, la cui immagine è spesso accompagnata all'uso collaterale della pipa, è mediaticamente legato alla pluriennale direzione di Casabella e Domus, al suo L'esperienza dell'architettura e all'insegnamento presso il Politecnico di Milano, il nome di Banfi, talentuoso tra i talentuosi, cela tutta la disgrazia che reca con sé la guerra e che vede il giovanissimo architetto morire a Mathausen nell’aprile 1945, “colpevole” di attività antifascista.



La sua morte non lascia i compagni di studio che profondamente colpiti, tanto da lasciare invariato il nome dello studio fondato a Milano nel 1932 con le sigle dei quattro cognomi generatori dello stesso.

Icona tra le icone dei B.P.P.R. è la milanese Torre Velasca, simbolo del razionalismo italiano e del coraggioso linguaggio moderno dell'architettura del boom economico.

Tra le diverse città che possono vantare opere della singolare ricerca progettuale del gruppo, Palermo ne conserva ben tre.

La Banca Commerciale di via Mariano Stabile (1962-65), la sede del Giornale di Sicilia in via Lincoln (1966), il Palazzo Amoroso a conclusione del Cassaro prospiciente la Piazzetta Santo Spirito progettata già un secolo prima da Giovan Battista Filippo Basile.

L'edificio residenziale costruito tra il 1967-74 dall'impresa di costruzioni Amoroso che ancora oggi pone qui la propria sede, e che al piano terra oltre ai garage vede anche un ufficio postale, conclude idealmente il tessuto abitativo del Cassaro a meno del prospiciente Palazzo Butera, raccordando la quota della piazzetta con quella della soprastante via della Zecca su cui il progetto recupera il misurato portale barocco sopravvissuto al bombardamento dell'edificio precedente.

I B.P.P.R. nell’articolare la difficile soluzione di raccordo tra due assi ortogonali, costruiscono in pianta una spezzata ritmata sul prospetto da una singolare sovrapposizione di livelli di cemento armato a facciavista rigato e più o meno fitto in base al piano di riferimento, alternato ad una griglia ideale di porte, finestre e logge, caratterizzate dall'ordito di parapetti in legno laccato che insieme al dinamismo della facciata, riescono a conferire all'intero organismo in struttura di cemento armato, una particolare leggerezza pur nella pienezza di un linguaggio assolutamente contemporaneo in costante dialogo con la storia urbana ad esso circostante.

È ancora oggi, in pieno centro storico, uno degli ambiti urbani più risolti del dopoguerra in termini di dialogo tra antico e nuovo, un'eccellenza in cui costruzioni del passato come il già citato Palazzo Butera, l'archivio di Stato con annessa la Chiesa di Santa Maria della Catena di Matteo Carnilivari e i due blocchi della Porta Felice trovano un armonioso rapporto di sintesi con l'edificio scolastico dell’Istituto Nautico (1949 Bonafede, Gagliardo, Spatrisano, Ziino) e l'edificio dei B.P.P.R.

Un'attenzione al contesto, quella del gruppo milanese, che ha nella volontà di recupero della massa muraria e dal rispetto della tipologia edilizia, pur nella costruzione di un linguaggio autonomo e denunciato come tale per forme e materiali, il successo del proprio genius loci.

Che tempi eroici erano quelli, malgrado la difficoltà di un periodo devastato dal dilagare della cultura politico-mafiosa, del malaffare e del ribasso qualitativo al fine di ottimizzare oltre misura i soli profitti, c'era anche chi, per costruire un brano prezioso di città chiamava a dar risposte progettuali proprio quelle figure apicali dell'architettura moderna.

Forse è anche per questo, che le quinte dell'edificio sono spesso state oggetto di attenzione da parte del cinema. Al pari dell'intervento di restauro e allestimento di Scarpa/Vigni nel vicino Palazzo Abatellis e all'edificio ex-Enel di Samonà in via Marchese di Villabianca, resta Palazzo Amoroso uno di quei frammenti notevoli di bellezza urbana italiana a cui tributare maggiore attenzione e rispetto.

A rischio d'esser impopolare, ritengo necessario per poter uscire da una situazione di profonda distanza dal contesto europeo e internazionale, che grandi firme tornino a realizzare ancora in città, nuovi brani di bellezza dal respiro universale.
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