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Un giardino di tutti a Palermo: in nome della legge, Mattarella come gli antichi greci

Il Giardino Inglese di Palermo è stato intitolato all'ex presidente della regione Siciliana: è stato fra gli uomini che agivano in nome della legge, ovvero in nome della comunità

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 15 gennaio 2020

L'attentato a Piersanti Mattarella

«Noi da uomini liberi combattiamo per legge, non per un re, e questo fa di noi un esercito più forte del tuo anche se estremamente più piccolo».

Questo il senso delle parole che il re spartano in esilio Demarato pronuncia nel corso di una conversazione con Serse all’alba di quella che sarà ricordata come una delle più grandi vittorie della Grecia antica, una piccola potenza che sconfisse un grande impero ed un immenso esercito.

Per gli antichi greci combattere per la Legge era un valore aggiunto, talmente forte da decuplicare la forza di ogni singolo soldato. Io credo che sia una splendida immagine, decisamente in contrasto con la percezione diffusa nella nostra società, fin troppo corrotta ed arresa al potere che proviene dal denaro.

Il giardino inglese è stato intitolato a Piersanti Mattarella, fratello maggiore dell’attuale presidente della Repubblica. Ero abbastanza piccolo quando avvenne l’omicidio Mattarella da non averne memoria, ma abbastanza grande da avere vissuto l’adolescenza con l’ombra costante di questo e di altri omicidi.

Ho frequentato la scuola media a Brancaccio, nel pieno della guerra di mafia, mio compagno di classe era il figlio di Sinagra, un ragazzo poverissimo il cui padre, pentito di mafia, faceva il pescatore e non sempre riusciva a sfamare la famiglia; i miei compagni di classe mi portavano in giro in tutti i luoghi del quartiere oggetto di omicidi, ero trasferito da poco a Brancaccio dal quartiere Libertà e mi sembrò di essermi trasferito in un’altra città. Con il senno di poi ho vissuto inconsapevolmente molto da vicino una fase drammatica della nostra città.

In quegli anni, ci diranno le cronache, il rapporto tra politica e mafia è molto stretto. I tribunali hanno certificato rapporti stretti fino al 1980 finanche con Andreotti, uno dei dominus della prima repubblica. La città era in mano a Vito Ciancimino organico a Cosa Nostra.

Mattarella era un esponente della corrente che faceva capo ad Aldo Moro, e che vedeva nel compromesso storico una possibile strada per l’Italia, per uscire dal tunnel della contrapposizione tra parti che ancora, in forme diverse, è il vulnus del nostro paese.
Mattarella prese il potere determinato al cambiamento e alle riforme. Riforme di cui la Sicilia aveva ed ha grande bisogno.

Uno dei provvedimenti chiave a lui riconducibili è la riorganizzazione dell’Ars e l’abolizione del voto segreto per l’approvazione della legge di bilancio, che per una serie di motivi tecnici favoriva gli esattori Salvo. Si avviò con lui un intenso processo di riforma delle istituzioni regionali. Un processo di ammodernamento che purtroppo solo in parte ha trovato seguito dopo la sua scomparsa.

Riforme che oggi più che mai sappiamo essere particolarmente urgenti. Era certamente una grande speranza per la nostra terra. Forse mai come in quella circostanza siamo stati vicini realmente ad un possibile cambiamento nelle nostre istituzioni. Questo avvenne per un motivo noto ai greci: la Legge motore delle azioni degli uomini.

Stava andando a messa quando fu ucciso, non aveva scorta né auto blindata, oggi vezzo di qualunque politico con un minimo di incarico. Forse anche questo dà la misura dell’uomo. Fu ucciso in modo vigliacco, con colpi ravvicinati, come altre volte abbiamo visto fare alla mafia.

Sull’omicidio, da principio, si seguì l’ipotesi di terrorismo nero, ma Sciascia immagino subito fosse opera della Mafia; le indagini hanno dato conferma alle sue illazioni, e per l’omicidio Mattarella sono stati indicati come mandanti i membri della cupola con in testa Riina. Mancano ancora gli esecutori materiali dell’omicidio.

La mafia si è sempre scagliata nella storia della nostra città contro quegli uomini che sentivano proprie le parole del vecchio Demarato, uomini che agivano in nome della legge, che significa in nome della comunità, e non di se stessi, dei propri privilegi, dei propri interessi, del denaro.

La storia di Piersanti Mattarella è una storia esemplare, fu eletto presidente, quando l’elezione era in capo all’assemblea, con 77 voti su 100, una maggioranza che dà la misura dello spessore di uomo e del grande rispetto che riscuoteva molto oltre la sua appartenenza politica. Forse ultimo rappresentante di quella politica di centro, figlia del buon senso e di De Gasperi, che ci ha condotto fuori dal dramma della seconda guerra mondiale.

Mi piace pensare che il Giardino Inglese intitolato a Piersanti Mattarella possa e voglia essere un promemoria inconscio per le parole che provengono dall’antica grecia, e che voglia lasciare intendere nelle due forze che si scontrano da che mi ricordi nella nostra città, chi combatte per legge è sempre più forte di chi combatte al servizio di un padrone.

Di questo insegnamento dobbiamo tenere conto adesso più che mai, ora che sembra che la politica e le istituzioni non abbiano risposte, e talvolta sembrino esse stesse fin troppo spesso al servizio di padroni diversi dalla comunità che li ha scelti.

Mi piace pensare che intitolare il Giardino Inglese ad una figura così importante della nostra storia voglia essere un monito per tutti, non è intitolato solo ad un uomo, ma ad un modo diverso di fare le cose. Quando in giro per il giardino ci troveremo a spiegare ai nostri figli chi era Mattarella e perché è morto potremo riferire la parole del vecchio Demerato, e provare a sperare che possano tornare vere anche nella nostra società.

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