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Un paradiso mediterraneo che in pochi conoscono: le rigogliose campagne di Castelvetrano

Si trova in un luogo intatto e lontano dall'essere martoriato dalla mano “pesante” dell'uomo. Domina una stretta ansa del Belice che raggiunge la sua foce a distanza di pochi chilometri

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 23 aprile 2022

Nella rigogliosa e aperta campagna castelvetranese, tra uliveti, vigneti e coltivazioni varie, si apre uno scenario storico-ambientale meraviglioso. Si tratta del Castello della Pietra. Nell'ex feudo di Zangara al confine con il territorio di Partanna, è possibile visitare un capolavoro paesaggistico invidiabile.

Oggi rappresenta un luogo intatto e lontano dall'essere martoriato dalla mano “pesante” dell'uomo. Domina una stretta ansa del Belice che raggiunge la sua foce a distanza di pochi chilometri.

Sin dalle prime battute di quest'intensa passeggiata, l'occhio ricade sui colori vivi e accesi presenti lungo il percorso e dopo avere affrontato un tragitto all'interno della campagna (partendo dal parcheggio del Baglio Vecchio), è visibile un cancello. Le condizioni dello stesso sembrano ingannare le spettative e invece, il paradiso mediterraneo attende i suoi prossimi visitatori.

È quasi difficile dovere raccontare le sensazioni vissute dove traspare una grande emozione che si ripete ogni qualvolta è possibile organizzare un'escursione. Un canyon dalle proporzioni interessanti si trova collocato a ridosso dei rilievi di Pizzo Don Pietro a nord-est ( mt. 179) e Cozzo la Guardia ( mt.154). Una serie di gradoni accompagna un primo scorcio di camminata, culminata dalla presenza di diverse specie dipiante ( roverelle, olivastri e un sottobosco di acanto).
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Raggiunto il ruscello, è possibile avvistare nell'acqua dei granchi di fiume ormai rari. I suoni e rumori emessi trascinano elegantemente verso nuovi orizzonti e regala splendide immagini. La vegetazione è colma e son presenti delle rare piante difficilmente riscontrabili in Sicilia. Tra esse, lungo il promontorio più a sud a quota 114 mt. troviamo l'Olea europaea e offre una vegetazione a gariga ( Artemisia arborescens in prevalenza).

Il contorno è acceso dai caratteristici fiori gialli raccolti ad ombrelle uniti a maestosi carrubi e asfodeli bianchicci che emanano un profumo delizioso. Giunti a valle, cambia improvvisamente lo scenario e si diversifica rispetto alle caratteristiche menzionate precedentemente. La macchia mediterranea prende il sopravvento e s'infittisce aspramente dove convivono alvei e boschi di latifoglie.

Incredibilmente si è catapultati nella gola (forra) creatosi tra le pareti rocciose e subentra un fenomeno climatico abbastanza inusuale. Le difficoltà incontrate dal sole nella sua libera penetrazione e lo smorzamento dei venti uniti al corso d'acqua con tratti ripidi e piani, provocano un'azione dinamica erosiva che favorisce alcune specie igrofile e altre ancora. Le condizioni del microclima sono abbastanza umide rispetto ai terreni circostanti e danno la possibilità di una convivenza tra diverse specie. Uno degli impatti naturalistici di maggiore influenza è data dalla presenza di una maestosa Quercia di Virgilio (patriarca dell'area).

Un esemplare unico, fantastico che rappresenta totalmente il simbolo di una zona ambientale che si estendeva da C. Granitola fino a Sambuca di Sicilia e quasi interamente distrutta. Ripercorrendo parte dell'itinerario fatto, è possibile raggiungere la sorgente perenne e grazie a una cascata, si forma un laghetto e prosegue sotto forma di un fiume lungo le impervie vegetazioni del posto. Tutto è contrassegnato da un muro che delimita l'antica riserva di caccia.

Le sorprese non terminano e anzi, risalendo nella zona più elevata si possono scorgere cumuli di pietre e parti murarie. Sonoa forma romboidale e costituiscono un fortificato presumibilmente di origine araba. A ponente, si possono osservare due grandi ambientiincastonati nella roccia che comunicano attraverso due scalini. Potevano congiungersi alla suddetta costruzione di età araba. Nel vano più esteso si trova un grosso blocco, alto circa un metro, che lascia pensare a un possibile altare.

Nell'ambiente più piccolo, si evidenziano sette grossi buchi per pali conici di capanna e nell'angolo settentrionale una vascarealizzata nella pietra. Dalla parte opposta rispetto al cocuzzolo, sono visibili piccole cisterne intonacate a cocciopesto. Un lungo fossato merita molta attenzione. Grazie agli studi dello storico Napoli, è possibile affermare che la località fu menzionata per la prima volta da “ Al Muqaddasi” che ne scrisse prima della sua morte e ripresa da Edrisi tra il 1140 e il 1150.
Anche il canonico Noto afferma di un castello antico, fabbricato nel piano isolato d'un erto e scoscese balze.

È oggi chiamato il Castello della Pietra. Furono effettuati ulteriori scavi archeologici negli anni Settanta grazie alla dottoressa Eleonora Tommasello. Operò in due aree distinte e gli scavi evidenziarono l'importanza del luogo sin dalla preistoria. Gli studi mostrarono cenni di vita fino al medioevo. Tra le scoperte effettuate: buche per pali, canalette perimetrali e pozzetti di capanne preistoriche. Anche tracce di un complesso indigeno successivamente ellenizzato.

Poi, cavità circolari scavate dagli arabi e varie quantità di brocche, piatti e scodelle invetriate o smaltate del periodo siculo – musulmano e lucerne a becco lungo, di età medievale. Negli ultimi anni il luogo ha avuto un incremento di curiosi, escursionisti e appassionati di ambiente e paesaggi ma, al contempo, rimane ancora misterioso e decisamente poco valorizzato. La mancanza di una forte coesione tra gli enti, non permette di migliorare e rendere maggiormente fruibile un incantevole fonte di epoca millenaria.
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