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Una compagnia aerea contro il caro prezzi: è la Sicilia Naif che non riesce ragionare

Una cordata di imprenditori ha fatto decollare il progetto ma la Regione dovrebbe stare molto lontana dalla tentazione di investire: ecco alcuni punti su cui riflettere

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 7 febbraio 2020

La livrea di Aerolinee Siciliane

La Sicilia sogna una sua compagnia aerea, per fare fronte al costo esoso dei biglietti per i residenti. In pratica è come se all’aumento del prezzo dei dolci decidiate di acquistarvi una pasticceria. A guardarla così sembra la reazione di un ricco eccentrico piuttosto che una strategia sensata. A gennaio dello scorso anno si era parlato di un investimentio diretto della Regione attraverso l’AST. Oggi un progetto imprenditoriale privato.

Ovviamente auguro massimo successo all’impresa, ma sono convinto che la Regione dovrebbe stare molto lontana dalla tentazione
di investire in questo progetto. Guardiamo meglio perché.

Warren Buffett, il più grande investitore del mondo, sconsiglia di acquistare quote di compagnie aeree. La grandi compagnie viaggiano su margini di utili molto risicate, ed hanno fattori di rischio molto elevati, come l’obsolescenza dei mezzi e il rischio sempre possibile di un disastro aereo.

Buffet è diventato l’uomo più ricco del mondo agendo in modo prudenziale. Non a caso è proprietario del 8% della Coca Cola. Una società perfetta per gli investimenti di lungo periodo perché ha margini di rischio bassi, ed un elemento a grande valore aggiunto, il proprio brand, sulla diffusione del brand investe il 30% dei propri proventi. È quello il valore della società, perché non è soggetto ad incidenti né ad obsolescenza. In pratica il valore di un brand come Coca Cola cresce costantemente.



Nel 2019 la Lufthansa ha perso in Borsa il 31,40%, IAG (British Airways e Iberia) il 31,2%, EasyJet il 18,03%, Ryanair il 17,36%, Norvegian Airlines il 67,5%.

Ryanair ha visto ridurre nel 2019 i suoi utili del 29%, anche se mantiene un profitto alto del 15% circa (più di un miliardo) ben al di sopra della media delle compagnie aeree. Ryanair, che pure ha visto una contrazione degli utili, fa storia a sé in quanto diretta da un genio del marketing e dell’aviazione civile.

La storia di Alitalia, delle compagnie siciliane e dei retrostanti fallimenti, che sono costati un patrimonio a noi italiani, sono note.

Tra le piccole compagnie Europee cito il caso di AirBaltic, che nel 2011 attraversò una crisi molto forte. Fu interamente acquisita dal governo Lettone. Oggi è in attivo. La scelta strategica del governo, sorprendente per noi siciliani, fu quella di prendere un manager con esperienza nel comparto dell’aviazione civile.

Ricordo che nel 2015 ebbi un incontro con in management di quella compagnia, io ero AD di un distretto turistico, loro erano interessati ad un collegamento sulla Sicilia. Talmente interessati che hanno attivato due anni dopo la tratta Catania-Riga, ancora funzionante. Per fare l’investimento, che sarebbe stato interamente a carico loro, volevano un supporto di comunicazione per la tratta di ritorno. Sarebbero stati necessari 30.000 euro, forse meno. Il distretto non aveva fondi.

Sapevano che la tratta Lettonia-Sicilia si sarebbe riempita molto facilmente. Volevano un partner locale per minimizzare i rischi sulla tratta inversa. Ai tempi presi contatto con l’assessore al turismo regionale di turno e proposi che avremmo offerto ad Air Baltic una campagna di lancio della tratta su Palermo in cambio del collegamento e di altri benefit per la Sicilia.

Sappiate che in inverno in Lettonia c’è freddo e buio, e basta la fotografia di una giornata luminosa per vendere ai lettoni la Sicilia come destinazione. E comunque riempire l’aeromobile di turisti non sarebbe stato un problema nostro ma della compagnia aerea.

Il concetto da spiegare all’assessore fu difficilissimo. Per un assessore al turismo siciliano i turisti non arrivano in aereo ma con la sagre di paese. Non se ne fece nulla. L’asset del turismo siciliano sono ancora le sagre di paese da che mi risulti.

Vista così, l’ipotesi di una compagnia aerea dal punto di vista pubblico sarebbe una follia, la Sicilia che ha difficoltà a competere nella gestione di comparti a lei congeniali, come quello ortofrutticolo o del turismo, si troverebbe ad investire in un comparto estremamente rischioso e tecnico, e dovrebbe farlo in modo talmente eccelso da battere le logiche di mercato. Perché è ovvio che, per abbassare i costi dei biglietti e tenere a galla la compagnia, devi essere più bravo nella gestione di chi già fa lo stesso mestiere. Altrimenti semplicemente fallisci.

La politica delirante di gestione dell’aeroporto di Birgi di questi anni ha portato alla perdita di tre milioni di passeggeri circa. Il sistema Sicilia ha retto e nel complesso il numero di voli è aumentato. Ma la domanda da porsi è: cosa sarebbe successo se anche Birgi avesse potuto operare in questi anni di crescita del comparto dell’aviazione civile?

Situazioni come quella prospettatami da Air Baltic nel 2015 sono possibilità importanti, che hanno un alto potenziale in ragione della grande attrattiva che la Sicilia esercita sui viaggiatori del centro nord Europa. Il mestiere di fare volare aerei è molto complesso e specializzato, ed è da stupidi volerlo imparare da zero, se puoi diventare l’uomo più ricco del mondo senza correre rischi.

Ovvero applicando una strategia prudenziale ed intelligente. Investire sul brand e non sulle cose. È già tanto possedere, potenziare e valorizzare le infrastrutture (gli aeroporti) e quindi la porte di accesso.

Nei fatti, con le dovute generalizzazioni, noi siamo i proprietari della Coca-Cola, ovvero del brand Sicilia. Il punto è che non capiamo come funziona, non conosciamo il suo potenziale (e credetemi è altissimo), e non ci preoccupiamo delle modalità per metterlo a reddito. Ma è quello il nostro asset vero.

Le modalità di intervento sul caro biglietti aerei stanno nella programmazione e nell’accordo strategico fatto con le compagnie aeree. E sul potenziamento nel brand Sicilia.

Di solito gli aeroporti danno incentivi alle compagnie per indurle a sceglierli come destinazioni. Vale per tutti tranne che per Roma, perché tutti vogliono andare a Roma, nel caso di Roma il brand è talmente forte che ribalta la logica del mercato aereo.

Se vogliamo risparmiare su costi aerei, servono accordi strategici con le compagnie, e più forte è il brand Sicilia più forti saremo nella trattativa. Più le compagnie avranno certezza di avere i voli sempre pieni, più saranno disponibili ad accordi quadro che calmierino i prezzi.

Non potremo mai avere una compagnia che possa competere con Ryanair o Alitalia. Ma possiamo fare sì che le compagnie aeree facciano a gara per potere volare da e per la Sicilia. È solo quello in nostro possibile campo di azione.

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