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È il più antico bacino artificiale della Sicilia: incastonato in una valle come uno zaffiro

Negli Anni Ottanta il lago era divenuto il luogo di allenamento di diverse squadre di canottaggio. Oggi è meta di tanti siciliani alla ricerca di relax e aria pulita

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 13 marzo 2021

Il lago di Piana degli Albanesi

Il lago di Piana, questa grande pozzanghera artificiale che specchia una porzione di cielo della Sicilia nord occidentale, è il cuspide in cui precipita la valle a imbuto che origina dalle falde dei quattro monti che circondano il paesino arbëresh di Piana degli Albanesi: Pizzuta, Kumeta, Maganoce e Saravulli.

Il visitatore che giunge dal pianoro di Portella della Ginestra può ammirare le acque trasparenti del lago e di come questo si incastona sulla valle come uno zaffiro di irregolare forma circondato dal verde smeraldo degli alberi, dal marrone della terra dei poderi privati e, d'estate, dal giallo oro del fieno coltivato ai suoi bordi.

Il bacino lacustre, il più grande della Sicilia e realizzato tra il 1921 e il 1923 su progetto dell'ingegnere Aurelio Drago, è ormai diventato meta di tanti siciliani alla ricerca di relax e aria pulita specialmente nel fine settimana. Infatti, sulle rive del lago vi è un'area picnic con panche, tavoli e bracieri pronti per essere accesi e arrostire carne a volontà.



L'Oasi del lago nel 1999 diventa area WWF per le sue particolari caratteristiche naturali. Oggi l'area è curata da privati, i quali gestiscono il flusso di visitatori che ogni settimana giunge da ogni parte della Sicilia. Il lavoro dei gestori è molto prezioso perché mantengono l'area pulita e sicura e svolgono anche una funzione di controllo.

Il lago non è balneabile e in passato diverse persone vi hanno perso la vita perché affogate forse per negligenza o perché si sono spinte troppo oltre. Tuttavia i più intrepidi non disdegnano di farsi un bagno in estate nelle ore più calde mantenendosi il più possibile vicino alle rive.

Negli Anni Ottanta il lago era divenuto anche luogo di allenamento di diverse squadre di canottaggio e perciò aveva vissuto un periodo fiorente dal punto di vista sportivo e sociale. Inoltre, una pratica molto diffusa tra i visitatori è quella della pesca. Infatti, il lago è ricco di pesci come carpe e trote.

Se si è fortunati tra un picnic e un altro si possono intravedere istrici, ricci, conigli e le lepri che intorno al lago hanno costruito le loro tane o delle volpi che spinte dalla fame si avvicinano ai tavoli alla ricerca di qualche boccone. In inverno è possibile ammirare diverse specie di uccelli acquatici come folaghe, cormorani e anatre.

In primavera, invece, arrivano i codoni. In estate è il turno dei germani reali che costruiscono i loro nidi sui salici. Ma se si alzano gli occhi al cielo si può intravedere qualche aquila reale o falco pellegrino che volteggia sopra la valle in tutta la sua maestosità.

Nella parte opposta all'area attrezzata sorge una grande diga risalente ai primi Anni Venti del secolo scorso, costruita interamente a mano tramite pietrame a secco.

Una grande fatica! La ragione per cui venne creato il lago era legata alla produzione di energia elettrica. Infatti, grazie a un sistema di condotti l'acqua del viene pompata fino al bacino, anch'esso artificiale, del Guadalami in cui si trova un impianto la cui produzione annua di energia elettrica è pari a circa 27 milioni di Kilowattora.

Tra gli abitanti di Piana degli Albanesi vi è l'idea diffusa che il lago non sia sfruttato al massimo delle sue potenzialità, poiché ha tutte le carte in regola per attirare flussi turistici più ampi di quelli che chiama oggi.

In passato diversi investitori avevano pensato di costruire delle strutture ricettive come alberghi e ristoranti, tuttavia a causa dei tempi biblici della burocrazia e delle limitazioni dovute al riconoscimento della zona del lago come area protetta, la buona volontà è andata via via dissipandosi.
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