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Vanno via dalla Sicilia, quando tornano fanno "Scruscio": così un borgo prende vita

L’obiettivo è quello di consolidare un appuntamento capace di coniugare intrattenimento e partecipazione, contribuendo alla vivacità culturale del territorio

Federica Puglisi
Giornalista
  • 6 maggio 2026

L'evento "Scrusciò" a Palazzolo Acreide

Fare “scruscio” nel centro storico di un piccolo borgo della provincia di Siracusa, con musica, divertimento ispirandosi al format del “soft clubbing”. Perché quando c’è la volontà di fare qualcosa di bello per il proprio territorio, l’energia aumenta e la scommessa è già vinta. Un sogno, un desiderio diventato realtà: protagonisti cinque giovani di Palazzolo Acreide, che amano il proprio paese, ma per lavoro o studio vivono lontani da esso.

Hanno deciso di mettere insieme idee ed energie per organizzare un pomeriggio di musica, aggregazione e partecipazione giovanile. Lo scenario la centralissima via Machiavelli, a pochi passi dalla Casa museo Antonino Uccello, strada trasformata, nel pomeriggio di Pasqua, nel cuore pulsante di un’iniziativa destinata a lasciare il segno e che verrà a breve replicata. Loro sono Chiara Alì, Jacopo Branca, Carolina Scirpo, Roberta Acquaviva e Francesco Catania.

Quattro di loro studiano a Roma e si sono ritrovati ad organizzare un’iniziativa destinata a fare strada. Abbiamo pensato di incontrare questi ragazzi e di farci raccontare come è partita questa scommessa e tracciare un primo bilancio. L’evento ha richiamato numerosi ragazzi, trasformando la strada in uno spazio aperto dedicato al divertimento e alla condivisione. Protagonista la musica, che ha accompagnato il pubblico in un’atmosfera dinamica ma allo stesso tempo accessibile e inclusiva. Alla base dell’iniziativa, l’idea di proporre un modello di intrattenimento diverso da quello tradizionale, capace di coniugare socialità e qualità musicale senza eccessi. Un approccio che sembra aver incontrato il favore dei partecipanti, presenti fin dalle prime ore del pomeriggio.

«L’idea è partita per caso – racconta Chiara – eravamo a Roma e abbiamo partecipato ad un evento organizzato non di sera ma a mezzogiorno, per vivere un momento di musica e di festa diverso dai soliti eventi serali e notturni. E abbiamo subito pensato “ma ve la immaginate una cosa come questa a Palazzolo?» perché anche se siamo lontani da casa, ci portiamo sempre il nostro amato paese nel cuore. Allora abbiamo pensato subito a creare un gruppo, a buttare giù delle idee. E in poche settimane abbiamo organizzato tutto».

I ragazzi da lontano hanno chiesto aiuto e sostegno ad amici e parenti di Palazzolo. C’è chi ha dato sostegno per la parte burocratica relativa alle autorizzazioni necessarie, e poi al loro rientro prima di Pasqua hanno avviato una campagna di comunicazione sui social, con video, immagini del luogo, che ben presto ha fatto da "moltiplicatore". E così è iniziato lo “scruscio”, tanto che in breve tempo hanno avuto riscontro non solo da altri giovani di Palazzolo, ma anche di altre province come Agrigento e Palermo, ragazzi che il giorno dell’evento hanno raggiunto Palazzolo perché “volevano esserci all’edizione zero” e vivere questo pomeriggio alternativo di festa.

«Il nome Scruscio, anzi scrusciò– spiega Carolina – vuole indicare l’attaccamento alla nostra terra. La volontà di fare rumore restando nel nostro territorio. Come abbiamo raccontato in un video i giovani sono abituati ad andare fuori Palazzolo a divertirsi. Raggiungono Ortigia, Marzamemi. Ma si può fare scruscio anche restando nel proprio paese e facendo qualcosa di speciale».

Dopo la fase organizzativa, la mattina di Pasqua, il giorno dell’evento, è arrivato. Alla preoccupazione che tutto riuscisse al meglio è sopraggiunta la voglia di scommettersi. «Abbiamo abbellito la strada – sottolinea Jacopo – che generalmente è disabitata. Abbiamo scelto via Machiavelli perché volevamo trovare un luogo poco abitato e ridargli vita. E poi al tramonto è bellissimo. Alle 16.00 è iniziato tutto. In poco tempo la strada si è riempita di gente. Giovani, adulti incuriositi di vivere un’esperienza nuova e diversa».

Ad accompagnare le ore di questo pomeriggio di festa un’attenta selezione musicale di vari generi per accontentare tutti. E poi i cocktail con bigliettini che riportavano tipiche frasi in dialetto: “Comu veni si cunta”, “Cu sa senti sa sona”, “E chi siemu tutti muti?”, “Quannu scinni?”. «Non abbiamo escluso nessuno – dice Roberta – siamo riusciti nel nostro obiettivo: fare scruscio ma in maniera sana, condividendo questo momento con tutta la comunità».

«Abbiamo avuto il supporto di tanta gente – le fa eco Francesco – chiunque ci chiedeva se avessimo bisogno di qualcosa e ci hanno aiutato senza chiederci nulla in cambio. E questo ha fatto davvero la differenza». Via Machiavelli, per un giorno, è diventata così un punto di riferimento per tanti giovani, non solo del paese. Positivo il bilancio dell’iniziativa, che potrebbe rappresentare un primo passo verso l’organizzazione di altri eventi simili nei prossimi mesi.

L’obiettivo, condiviso dagli organizzatori, è quello di consolidare un appuntamento capace di coniugare intrattenimento e partecipazione, contribuendo alla vivacità culturale del territorio. Un’alternativa fresca al classico intrattenimento notturno.

Niente eccessi, ma un’atmosfera curata, accessibile e capace di coinvolgere persone di diverse età, puntando sulla qualità della musica e sul piacere di stare insieme. L’evento ha dimostrato come anche nei piccoli centri sia possibile dar vita a iniziative innovative, capaci di valorizzare gli spazi urbani e di rafforzare il senso di appartenenza di una comunità.

“Scruscio” non è stato solo un momento di svago, ma anche un segnale concreto della voglia dei giovani di Palazzolo Acreide di essere protagonisti e di contribuire attivamente alla vita culturale del proprio territorio. E adesso? I cinque giovani non hanno intenzione di fermarsi. Tra loro si è consolidato un rapporto di amicizia che li aiuta anche a sostenersi a vicenda quando vivono lontani da casa. «Porteremo qualche altra novità – aggiungono – ci stiamo pensando. Se nessuno fa qualcosa per noi, allora la facciamo noi».
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