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Viaggio "on the road" in Sicilia: la rabbia (costruttiva) di Simonetta Agnello Hornby

Dal 3 dicembre su Raitre, la grande scrittrice siciliana vive lontano dall'Isola da 60 anni ed è cittadina britannica. In questa intervista si racconta a cuore aperto

Susanna La Valle
Storica, insegnante e gosthwriter
  • 4 dicembre 2023

Simonetta Agnello Hornby

«Buonasera sono Simonetta Agnello Hornby, la disturbo?».

Si è presentata così la grande scrittrice siciliana che da 60 anni vive lontano dall’Isola ed è una cittadina britannica, avvocato specializzato in diritto di famiglia e minori, presidente del Tribunale Special Educational Needs and Disability.

È una delle anime della Sicilia colta e raffinata, una terra che ha dato un grandissimo contributo alla Letteratura.

Ci sentiamo dopo esserci incontrate alla presentazione del suo ultimo lavoro «Era un bravo ragazzo», un nuovo libro dopo una lunga serie di successi tradotti in più di 20 lingue a iniziare dal suo bestseller d’esordio: "La Mennulara".

Dal 3 dicembre su Raitre, in un "on the road" in Sicilia che diventa un cunto, «come lo furono quelli dei greci antichi o come fece Gulliver», mi dice, attraverso luoghi che ha scelto personalmente, tra città, siti archeologici, vulcano, campagne, persino miniere, come quella di Ciavalotta, a quello struggente e incredibile: Pantalica.
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«È un viaggio nella Sicilia di oggi, con la sua splendida natura spesso maltrattata dal cemento e dalle ville abusive, si sa bene di chi…”.

Traspare dalle sue parole una specie di rabbia costruttiva che spesso la connota e che lei dice di riuscire a placare con la scrittura, un impeto verso soprusi, abusi e idiozie, come quando il figlio raccontò che si era sentito dire «Lei ha un accento siciliano non si offenda» - «Avrebbero dovuto dire a me una cosa del genere, avrei saputo cosa rispondere!».

La scrittrice ha esordito nel 2002, tanti romanzi con uno a lei particolarmente caro "Vento Scomposto" ambientato a Londra. Titolo insolito, legato a un ricordo: la madre, che leggendo in anteprima il libro controllava il bucato steso, dicendole “C'è un vento scomposto”.

Amica di Andrea Camilleri, ricorda che a ogni ritorno a casa, la madre gli faceva trovare un libro dello scrittore dicendole «Lo devi leggere. Mamma ma dici sempre così! Tu questo lo devi leggere».

Camilleri per Simonetta è stato un Padre Letterario lo contattò scrivendo una lettera in occasione del suo primo libro, tutti le dissero che non avrebbe mai risposto, troppo impegnato e affermato, e invece la chiamò invitandola a casa.

In quell’occasione le disse che avrebbe presentato il suo libro, riteneva importante aiutare autori esordienti, consapevole di quanto fosse difficile trovare attenzione presso le case editrici impegnate a promuovere libri di autori affermati o famosi.

Simonetta ricambierà presentando durante il viaggio, la nipote di Camilleri, scrittrice esordiente, che conosce sin da bambina, ritornando nella casa dello scrittore a Porto Empedocle.

«Camilleri andrebbe conosciuto oltre Montalbano, i suoi romanzi storici sono dei capolavori. Uno scrittore tra i più grandi della letteratura contemporanea, bisognerebbe che gli fosse riconosciuto un Nobel postumo», è un pensiero che in molti condividiamo.

Parlando di autori le chiedo se ha avuto modo di leggere la Saga sui Florio, risponde di no. Franca Florio fu amica di sua nonna. Per lei ha sempre nutrito profonda considerazione “nonostante la fama e il denaro, ebbe una vita caratterizzata da grandi dolori e delusioni che seppe affrontare con grande dignità”.

Le chiedo se si è data una risposta perché nessuna strada in città porta il suo nome: «Veramente non mi viene in mente nessuna strada intitolata a una donna e se ci sono, sono poche».

L’argomento "donna" mi porta a chiederle la sua opinione sul dibattito di questi giorni.

«È atroce quello che è successo» spiega, aggiungendo che andrebbero evitate generalizzazioni ed estremizzazioni che possono solo acuire il conflitto: «È una questione di educazione che deve partire dalla famiglia. La mamma deve dire alla figlia sin da piccola: sei femmina può fare quello che vuoi, nulla ti è precluso».

Parliamo di famiglia: «Non critichiamo i nostri genitori, guardiamo l’insieme. È difficile mantenere in equilibrio famiglia e lavoro, specie per una donna». Ricorda che quando tornava tardi, i figli le chiedevano «Quanti clienti hai preso?» e spesso li portava in studio con lei.

Sul suo ultimo romanzo, dove per la prima volta si parla di mafia, mi dice che è un fenomeno postunitario.

«Non appartiene alla Sicilia, e si sviluppò soprattutto nel lato Occidentale, tra i grandi latifondi e porti». Il romanzo è la storia di un’amicizia tra due bambini che provengono da famiglie particolari. Ragazzi che cresceranno con un “concetto particolare di giustizia”.

Parliamo di Sicilia e ingiustizie: «Vogliamo dire di Caltabellotta? Mi brucia che la Sicilia sia stata considerata uno Stato nello Stato, sin da quella pace ridicola dove si è giocato sul nome, non una Sicilia ma due, un’offesa!».

L’amore per la sua terra, paesaggi e luoghi, le hanno fatto scrivere «pagine memorabili», come disse Camilleri, ma lei afferma di essere una "cittadina". Amo Palermo, città come poche al mondo, offesa e umiliata da scelte dissennate», come aver ridotto il suo centro storico a un fast food preda di masse di turisti ignari di passeggiare tra storia e bellezza.

Sul palermitano dice che, nonostante la sua "vanità" e il suo voler essere in primo piano, «è una persona di cuore che non lascerà mai nessuno in difficoltà, non è nella sua natura, forse troppo disponibile verso chi viene da fuori».

Ci salutiamo augurandoci Buon Natale, lei resterà a Londra, le chiedo se non le mancherà la Sicilia: «Le radici sono elastiche, si estendono a distanza, poi ci sono oggetti e ricordi che ci riconnettono».

Un pensiero che ben conosco avendo sparsi per casa,quelli che considero "Reliquari".

Terminata la conversazione, rileggo una frase del suo libro: «Non dimenticare la tua terra, ti appartiene come tu appartieni a lei. Montagne, campi, colline e boschi… appartieni anche al mare. C’è tanto spazio dentro di noi, c’è tanto azzurro».

Radici e grandezza ineguagliabile.
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