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"Cataliotti fermò i viaggi al Nord": Palermo ricorda il pioniere della chirurgia pediatrica

L’Asp di Palermo rende omaggio alla sua memoria con la scopertura di una targa e l’intitolazione di una piazzetta. L'intervista al direttore generale Alberto Firenze

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • 15 giugno 2026

Il professore Ferdinando Cataliotti con una piccola paziente e lo staff

Prima che la Sicilia imparasse a credere nelle proprie eccellenze sanitarie, c’era già chi dimostrava che i bambini dell’Isola potevano essere curati qui, senza affrontare lunghi e dolorosi viaggi verso il Nord Italia. Quel medico era il professore Ferdinando Cataliotti, pioniere della chirurgia pediatrica siciliana, protagonista di una rivoluzione silenziosa che ha cambiato il destino di migliaia di famiglie.

Venerdì 12 giugno, alle 18.30, l’Asp di Palermo ha reso omaggio alla sua memoria con la scopertura di una targa e l’intitolazione della piazzetta antistante il Padiglione Florio del PTA Enrico Albanese, il luogo dove nel 1974 nacque una delle esperienze più significative della medicina siciliana. Fu proprio all’Enrico Albanese, allora noto come Ospizio Marino, che Cataliotti iniziò a eseguire interventi pediatrici e neonatali ad alta complessità, interrompendo di fatto quelli che venivano chiamati i "viaggi della speranza".

In pochi anni la Clinica Chirurgica Pediatrica universitaria da lui fondata divenne un centro di riferimento nazionale, capace di confrontarsi con realtà prestigiose come il Gaslini di Genova, il Bambino Gesù di Roma e il Meyer di Firenze. Per il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze, la figura di Ferdinando Cataliotti rappresenta molto più di una pagina importante della storia sanitaria siciliana. È la dimostrazione concreta che anche in Sicilia si possono costruire modelli di eccellenza capaci di lasciare un segno duraturo.

«Il professore Cataliotti ha rappresentato un contributo professionale, scientifico e umano straordinario. È stato una figura di riferimento della chirurgia pediatrica siciliana e il fondatore di una scuola che ancora oggi continua a vivere attraverso i professionisti che si sono formati con lui e che hanno proseguito il suo lavoro all’interno dell’Università e degli ospedali siciliani».

Firenze ricorda come Cataliotti avesse maturato importanti esperienze internazionali prima di scegliere di tornare a Palermo e investire il proprio talento nella sua terra. «Il suo sogno iniziale era la cardiochirurgia. Aveva studiato e lavorato in realtà prestigiose all’estero, dagli Stati Uniti alla Svezia, ma decise di tornare a Palermo. Ebbe la visione di creare una scuola di chirurgia pediatrica, quando ancora non esisteva nulla di simile. All’Enrico Albanese diede vita al primo reparto universitario convenzionato con una struttura ospedaliera, anticipando una filosofia di integrazione tra assistenza, formazione e ricerca che ancora oggi rappresenta un modello».

Secondo il direttore generale dell’Asp, la scelta di dedicargli una targa, proprio nel luogo dove tutto ebbe inizio, assume un significato simbolico profondo. «Ricordare il professore Cataliotti nel luogo in cui lavorò significa testimoniare la volontà di continuare a investire su quella visione. Oggi stiamo cercando di restituire all’Asp una prospettiva che non sia soltanto territoriale ma anche ospedaliera, capace di garantire una presa in carico completa del cittadino. E questo vale ancora di più quando parliamo di bambini e famiglie, una fascia della popolazione che talvolta rischia di essere dimenticata».

Il richiamo alla sua figura diventa anche un’occasione per riflettere sulle sfide che la sanità siciliana è chiamata ad affrontare nei prossimi anni. «Recuperare esperienze pionieristiche come quella di Cataliotti è fondamentale. Stiamo lavorando per favorire nuove collaborazioni e per riportare in Sicilia professionalità che operano in altre realtà. Dobbiamo valorizzare il lavoro degli operatori sanitari e creare condizioni che consentano loro di esprimere al meglio le proprie competenze. Oggi viviamo una fase difficile: da una parte ci sono cittadini che lamentano servizi non sempre adeguati, dall’altra professionisti che spesso non riescono a lavorare nelle condizioni migliori. Questo circolo vizioso va spezzato».

Tra le priorità, indicate da Firenze, c’è anche il tema delle liste d’attesa e dell’organizzazione dei servizi. «Abbiamo bisogno di una presa in carico più efficace e di una maggiore integrazione dei percorsi assistenziali. La sanità deve tornare a essere percepita come un sistema vicino alle persone e capace di accompagnarle nei loro bisogni».

Uno degli aspetti sui quali l’Asp sta puntando maggiormente riguarda la formazione delle nuove generazioni di medici. «Stiamo costruendo un’interlocuzione molto forte con l’Università di Palermo perché crediamo che la presenza degli specializzandi non debba essere limitata soltanto alle grandi aree metropolitane. Anche le realtà territoriali possono diventare luoghi importanti di formazione. È lì che i giovani professionisti sviluppano non solo le competenze tecniche ma anche quelle relazionali, imparando a comunicare con i pazienti e a comprenderne realmente i bisogni».

Tra i progetti più innovativi c’è anche una sperimentazione che coinvolgerà l’isola di Linosa. «Abbiamo avviato un progetto con il Ministero della Salute per garantire la presenza costante di specializzandi sull’isola per dodici mesi l’anno. Sarà un modello innovativo che integrerà assistenza diretta, telemedicina e teleconsulto, offrendo ai residenti una presa in carico continua e allo stesso tempo un’importante opportunità formativa». Per Firenze, l’eredità di Cataliotti può ancora oggi indicare la strada da seguire.

«La sanità del futuro dovrà essere sempre più fondata sulla medicina di prossimità, sull’integrazione tra ospedale e territorio e sulla prevenzione. La partita più importante non si gioca soltanto negli ospedali ma anche nell’educazione alla salute e nella capacità di intervenire prima che la malattia si manifesti. Utilizzare il ricordo e l’esempio del professore Cataliotti come fonte di ispirazione significa costruire una nuova visione della sanità partendo da chi, con coraggio e lungimiranza, ha saputo anticipare i tempi».

La storia professionale di Ferdinando Cataliotti sembra però appartenere quasi a un romanzo. A raccontarla è il figlio, l’avvocato Lucantonino Cataliotti, che con i suoi ricordi e racconti ricostruisce la nascita di quella che sarebbe diventata una vera scuola chirurgica. «Negli anni Settanta nessuno voleva occuparsi di chirurgia pediatrica. Non esistevano una scuola accademica né un reparto universitario. Mio padre – rivela Luca Cataliotti - sognava la cardiochirurgia e aveva già studiato nei centri più avanzati del mondo. Quando gli venne affidato questo incarico comprese che poteva essere il primo a costruire qualcosa di nuovo per Palermo».

L’intuizione si trasformò presto in una missione. Cataliotti lasciò le certezze della chirurgia generale, si trasferì per un anno in Inghilterra con la famiglia per formarsi nei più importanti centri pediatrici europei e tornò a Palermo deciso a costruire dal nulla un reparto specializzato. «Capì che il bambino non è un adulto in miniatura, ma un paziente completamente diverso. Tornò a studiare e a formarsi - dice Luca Cataliotti - perché aveva davanti un mondo nuovo. Quando arrivò all’Enrico Albanese mancava quasi tutto, ma aveva una visione chiara e una determinazione fuori dal comune». Quella visione cambiò la storia della sanità siciliana. Attorno a lui si formò un gruppo di professionisti, destinati a diventare protagonisti della medicina italiana.

«Era un chirurgo coraggioso e innovativo. Non lasciava indietro nessuno e metteva sempre il paziente al primo posto. La sua porta era aperta per tutti, dal figlio di un pescatore al figlio di un collega. Chiedeva risorse non per sé stesso ma per il reparto e per la scuola». Anche sul piano culturale seppe anticipare i tempi. «Non aveva stereotipi. In un mondo dominato dagli uomini aprì la chirurgia pediatrica alle donne, formando professioniste che avrebbero raggiunto ruoli di primo piano. Oggi la direzione della Chirurgia Pediatrica universitaria di Palermo è affidata alla professoressa Maria Rita Di Pace, che continua il suo lavoro».

La cerimonia del 12 giugno assume così il significato di un passaggio di testimone tra generazioni. Non soltanto il ricordo di un grande medico, ma il riconoscimento di una visione che ha dimostrato come la Sicilia possa essere protagonista dell’innovazione sanitaria. «Non arrendersi mai e mettere sempre il malato al primo posto: questo – dichiara Luca Cataliotti - sarebbe il messaggio che mio padre lascerebbe ai giovani medici. Nonostante le difficoltà, vale la pena spendersi per il popolo siciliano. Le testimonianze dei bambini operati da lui, oggi adulti, dimostrano che nulla di ciò che ha costruito è andato perduto».

A distanza di oltre mezzo secolo da quel primo intervento, eseguito all’Enrico Albanese, la storia di Ferdinando Cataliotti continua a parlare alla Sicilia, dimostrando che alcune eredità non si misurano soltanto nei reparti costruiti o nelle carriere formate, ma nelle vite salvate, nella fiducia restituita alle famiglie e nella capacità di trasformare un sogno personale in un patrimonio collettivo.
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