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Il "Sud è un anno indietro" e altri disastri: un nuovo studio sul lavoro in Italia

In Italia compensi legati all'età e non ai meriti, donne disoccupate, laureati con mansioni di routine e il Sud "un anno indietro": il lavoro dei giovani secondo l'Ocse

Balarm
La redazione
  • 12 ottobre 2017

Ne stanno scrivendo i maggiori quotidiani nazionali all'indomani dei dati diffusi dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): "Sfruttati, malpagati e frustrati", cantava Rino Gaetano e riprende l'Huffinton Post, esattamente come i laureati italiani.

Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato, rispetto alla media Ocse del 30%, e inoltre hanno, in media, un più basso tasso di competenze in lettura e matematica (26esimo posto sui 29 paesi Ocse) e non vengono utilizzati al meglio, risultando un po' bistrattati.

Nel rapporto Ocse "Strategia per le competenze" si legge che L'Italia è "l'unico Paese del G7" in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine. In inglese il fenomeno è noto come "skills mismatch": ovvero quando le competenze non sono in linea con la mansione.

Una cosa che in Italia è molto diffusa, come spiega l'Ocse su un dossier specifico. Malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il Paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia.

C'è anche una percentuale di lavoratori con competenze inferiori al lavoro a loro richiesto: il 6% sembra avere competenze basse rispetto al lavoro che fa e il 21% è "sotto qualificato". Al questo si aggiunge che "circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi".

Ma passiamo al Sud: L'Ocse osserva un profondo squilibrio fra aree territoriali, "Le regioni del Sud restano molto indietro rispetto alle altre", tanto che "il divario della performance in termini di PISA (standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico".

Il livello dei salari in Italia è di fatto legato all'età e all'esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale: un modus che disincentiva nei dipendenti l'uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro. Secondo l'Ocse, l'Italia è intrappolata in un "low-skills equilibrium" e la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese

Jobs Act e Buona Scuola, Industria 4.0, Garanzia Giovani e la legge Madia sulla P.a: riforme che hanno fatto discutere e che secondo l'Osservatorio sono invece pietre miliari che hanno dato una spinta con "circa 850mila posti di lavoro creati da quando queste riforme sono state adottate" e un aumento del numero di nuovi contratti a tempo indeterminato.

Malgrado gli ultimi dati Istat evidenzino progressi sul fronte delle "donne a lavoro", l'Ocse segnala che tra i paesi membri l'Italia è al quartultimo posto per percentuale di donne occupate e che molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l'Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto" nell'area che conta 35 stati industrializzati.

Le "donne sono spesso percepite come le principali 'assistenti familiari" si legge nel dossier, solo una parte della storia, visto che "il tasso di fertilità in Italia è tra i più bassi dell'Ocse, l'età media in cui una donna ha il suo primo figlio è abbastanza alta e ci sono molte donne senza figli".

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