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Il re è nudo (ma non lo dice nessuno): Palermo, Orlando, Alajmo e gli intellettuali

In questi giorni il sindaco Leoluca Orlando ha sbeffeggiato nel corso di un incontro pubblico Roberto Alajmo, direttore che lui stesso aveva nominato al Teatro Biondo

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 14 giugno 2019

Roberto Alajmo

Una coppia di venditori si reca da un re vanesio e pieno di sé per vendergli un abito particolare, realizzato di tessuto così fine e delicato da renderlo impercettibile alla vista. Tronfio di questo abito il re va per le vie della città.

Sudditi e cortigiani ammirano la bellezza dell’abito, che pensano di non vedere per propri limiti e non per la vera ragione che rende l’abito invisibile, ed applaudono pubblicamente il re per lo splendido abbigliamento. Finche un bambino dice ciò che vede: il re è nudo!

Il re, noncurante, continua la sua passeggiata.

In questi giorni il sindaco Leoluca Orlando ha sbeffeggiato nel corso di un incontro pubblico alla manifestazione "Una Marina di Libri" Roberto Alajmo, direttore che lui stesso aveva nominato al Teatro Biondo. Lamentando il fatto che non è stato in grado di fare di Palemo “una città del teatro”.

Roberto, la mia opinione, ha ridato linfa e vigore al Teatro Biondo in questi anni; un teatro che dopo la gestione precedente appariva spompato nei contenuti e molto debole nei bilanci, e per la prima volta da che mi ricordi ha dato voce costante agli artisti cittadini del comparto.

All’attacco del sindaco Alajmo risponde dalle pagina di "Repubblica", dando forma ad una convinzione di molti, ovvero che il sindaco di Palermo percepisce il suo ruolo in termini assolutamente autoreferenziali.

In sintesi il Biondo si è proposto come voce della città e non come megafono del Sindaco e questo avrebbe creato la frattura che ha portato al mancato rinnovo dell’incarico.

Questo in sintesi il pensiero di Alajmo sintetizzato dall’affermazione: «Non tollera più neanche il minimo distinguo alla sua narrazione trionfalistica».

Di questa vicenda, la cosa che a me ha colpito non è tanto la coltellata a freddo del sindaco. Tutto sommato aveva già avuto la testa del direttore dissidente e poteva evitare. Né la difesa che Alajmo fa di se stesso sulle pagine di "Repubblica", rompendo un silenzio che a me ed a molti non era passato inosservato.

A me colpisce il restante vuoto. Il fatto che non esista in città una terza voce, che possa, che sappia, che voglia esprimere un parere, una posizione, sull’accaduto e se necessario esprimere una posizione critica verso il Sindaco e la sua gestione paternalistica della città o, per chi la pensasse diversamente, verso Alajmo e la sua gestione errata del Teatro.

Sono assenti ancora una volta i sedicenti uomini di cultura cittadini, quelli che dovrebbero farsi carico della narrazione della città, e che dovrebbero scegliere da che parte stare.

Perché delle due è una: o la narrazione trionfalistica del sindaco è reale, oppure è una finzione e va denunciata. Stavolta non esistono vie di mezzo.

A mio avviso viviamo in una città da terzo mondo, che non ha un progetto urbanistico ed economico, ma soprattutto non riesce ad esprimere una progettualità culturale, che sappia superare i luoghi comuni alimentati dalla narrazione del sindaco, che tende a rappresentare una città che non c’è.

Mi sarebbe piaciuto qualche atto di solidarietà in più verso Roberto Alajmo, il quale si è visto costretto a difendersi da solo.

Serve una presa d’atto, da parte degli intellettuali cittadini, se ancora qualcuno esiste, per fare quanto è venuto semplice fare al bambino della storia e semplicemente dire come realmente stanno le cose, Palermo non è vestita da abiti bellissimi ed invisibili, Palermo è solo nuda.

E non è spegnendo voci come quella di Roberto che questa verità potrà venire meno.

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