In-post-azioni

HomeBlog › In-post-azioni

L'allattamento è comunità? Siamo stati al convegno di Palermo (e la politica non c'era)

A Palermo è arrivato il Movimento Allattamento Materno, organizzazione nazionale promotrice della Settimana per l’Allattamento Materno (SAM)

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 10 ottobre 2019

Lo scorso sabato 5 ottobre a Palazzo dei Normanni ha avuto luogo un convegno dal titolo "Allattamento è comunità accogliente", organizzato da Monica Garraffa, nota in città per la sua costante presenza sul tema e sull’aiuto pratico rivolto alle mamme in difficoltà. Io ero tra i moderatori.

Una decina di anni fa, alla nascita dei miei figli mi sono interessato al tema allattamento, finendo con il collaborare con Monica ed altri all’organizzazione di due convegni, con ospiti internazionali quali Jack Newman e Carlos Gonzales. Non so perché lei mi ha voluto tra i moderatori questa volta, so che ho accettato l’invito perché ho grande stima del lavoro che svolge giornalmente in città ed ho ritenuto che il modo giusto per dimostrarlo fosse quello di rispondere positivamente ad una sua richiesta.

L’idea di questo articolo era fare un report del convegno, scrivendo brevi note sull’allattamento al seno e su come sia una pratica essenziale nel disegnare la società che vogliamo. Gli spunti del convegno e della giornata mi hanno spinto un po’ oltre nelle riflessioni, forse a ulteriore conferma della centralità delle questioni trattate. Mi scuso per la lunghezza alla quale ho provato a porre rimedio organizzando il testo in paragrafi.

È tutta questione di "potere".

Parto dalla fine. Questa giornata si capisce meglio raccontando come è finita. In conclusione delle attività la psicologa Ornella Cherti ha condotto un laboratorio di processwork, una vera e propria riflessione sul potere interpersonale ma anche tra blocchi sociali. Quale realmente è lo spazio di relazione di una comunità attiva rispetto a chi detiene il potere per ruolo? Quale relazione di potere esiste tra attivista e politico?

Tutti abbiamo chiaro il caso italiano di un movimento di attivisti che si trasforma in partito politico per capire la rilevanza dell’argomento.

Il laboratorio ha preso avvio dalla disillusione di Monica Garraffa, che è un po’ la voce dei tanti attivi in città, delusa dalla difficoltà di trovare sponda da parte dei decisori politici. Eppure, ed i dati del convegno sono inequivocabili, sono tematiche estremamente rilevanti per l’assetto stesso della nostra società. D’altro canto, chi non si è mai chiesto perché i politici non vedano il mondo come le persone normali alzi la mano.

L’assenza è questione di rango
La riflessione attivata nel laboratorio conclusivo ha messo in evidenza lo scollamento tra la realtà vissuta tra chi ha cuore i vari temi e chi poi ha il potere di decidere.

Il laboratorio ha fatto i conti con quanto abbiamo vissuto in prima persona in quel contesto, ovvero che gli assessori non sono venuti e che la dirigente, da loro indicata in rappresentanza, dopo il suo intervento è andata via.

Un po’ dando corpo, spero suo malgrado, all’immagine della politica disattenta che crede di sapere tutto e non ha bisogno di ascoltare. Ornella Cherti ha spiegato che è questione di rango: un assessore decide lui se ascoltare o meno, e non hai spazio per chiedere diversamente, perché in questa società, che ti piaccia o meno, hai un rango inferiore. Resta da chiedersi, a me che nonostante le disillusioni resto pur sempre un attivista, chi dà il rango all’assessore e se chi lo dà ha o meno il potere di revocarglielo.

L’allattamento tra centralità dell’individuo e società
L’allattamento al seno è un momento fondamentale della relazione madre-figlio, una componente essenziale del benessere del bambino, e dunque un diritto che va tutelato e garantito. Questa prospettiva è quella adottata dal Movimento Allattamento Materno Italiano (mami.org), organizzazione nazionale promotrice della Settimana per l’Allattamento Materno (SAM) quest’anno programmata dal primo al 7 ottobre. Questo incontro è stata una delle attività a Palermo.

L’allattamento al seno è anche una questione di visione e progetto di società. Basta guardare quanti asili, parchi gioco, ludoteche abbiamo nella nostra città per capire quale società stiamo costruendo e quanto gli interrogativi posti da questo convegno siano centrali per il nostro futuro.

Sulla questione nutrizione dei bambini insistono pressioni economiche e di marketing enormi, che spingono le aziende spesso ad agire senza rispettare le norme, come evidenziato da Claudia Pilato, presidente dell’International Baby Food Action Network (IBFAN - ibfan.org), che ha presentato una serie che sembrava infinita di conflitti di interesse e comunicazione ingannevoli delle case produttrici di alimenti sostitutivi del latte materno.

Ho trovato, inoltre, illuminanti le valutazioni economiche dell’epidemiologo Adriano Cattaneo.

Per parlare di numeri, il valore del mancato allattamento su 1000 bambini in un suo studio del 2006 è pari a 135mila euro, la cifra rappresenta il costo delle maggiori cure mediche sostenute dal campione non allattato rispetto a quello allattato. E stiamo parlando dei costi immediati.

Uno studio del 2014 stima negli USA in 14,2 miliardi di dollari i costi per morte prematura e in 3 miliardi i costi per cure mediche. Per non parlare del fatto che un litro di formula necessita di 4mila litri di acqua per essere preparato.

Questo, per chi misura tutto con cifre e denaro, può essere un modo per dare contezza quanto la questione abbia un forte impatto sulla società, anche oltre la relazione madre-figlio. Che a mio avviso resta comunque centrale, costi quel che costi.

Assenze politiche o politica assente?
Io moderavo con le splendide Viviana di Fatta e Maria Paola Ferro. Viviana di Fatta, come anche Marika Gallo, sono due delle tante mamme che si avvicinano per risolvere questioni personali e poi restano coinvolte come volontarie. Ho apprezzato molto l’introduzione di Maria Paola Ferro, Dirigente Regionale, che ha aperto i lavori.

Nel commentare il suo intervento e l’introduzione del suo capo, il Dirigente Generale venuto a portare i saluti degli assessori, mi sono lanciato in una riflessione.

Sentendole parlare mi è venuto da pensare, e l’ho detto con l’inopportunità che mi contraddistingue, come la tanta competenza che leggevo nelle loro parole non avesse poi applicazione nella realtà della nostra sanità, così inadeguata, e non servono certo argomenti a dimostrarlo.

Una discrasia che da spettatore esterno trovavo e trovo inspiegabile. L’intervento di Simona di Mario, che ha condiviso l’esperienza dell’Emilia Romagna, ha solo peggiorato le cose ai miei occhi. Perché sono state parole parimenti competenti ma che indubbiamente raccontavano fatti. In Emilia-Romagna sono direttamente le istituzioni che si fa carico delle azioni di promozione, favorendo anche le relazioni di auto mutuo aiuto tra mamme e monitorando in dettaglio i tassi di allattamento al seno.

Tra un intervento e l’altro ho manifestato alle co-moderatrici i miei pensieri. E cioè che serve una riforma vera delle nostra macchina burocratica.

Perché se le competenze dei nostri dirigenti si sentono nelle parole e non si vedono nei fatti, in tutta evidenza è un problema di organizzazione e metodo. È un problema di struttura e non di persone. Ho posto, quindi, la questione in termini di politica e di sua assenza. Questo vuoto ha serpeggiato per tutto l’incontro e forse non è un caso che sia diventato il tema centrale del laboratorio conclusivo.

Noi riconosciamo alla politica le competenze decisionali, anche se forse la politica è solo la sintesi e lo specchio della società in cui siamo. E se così fosse, dovremmo interrogarci profondamente sull’inconsistenza della nostra classe dirigente e sulle nostre responsabilità che la determinano.

Io sono convinto - ed il convegno per la rilevanza dei relatori, dei temi trattati e per l’assenza di interlocuzione ha solo rafforzato la mia convinzione - che non sia più procrastinabile una riforma strutturale della nostra macchina burocratica.

Riforma che questo governo non ha la forza e temo le competenze per attuarla. Lo penso, pur conoscendo personalmente diversi assessori del governo regionale e pur riconoscendo che in molti casi la loro parte provano anche a farla. Anche in questo caso non è una considerazione che riguarda le persone.

Va dato onore al merito, per tutto il convegno è stata presente Valentina Zafarana, parlamentare del Movimento 5 stelle.

Ha assunto la posizione di ascolto che io credo la politica debba sapere adottare. Le mie (molto poche) simpatie per il movimento sono ormai note. Valentina si è qualificata come forza di opposizione, dando così evidenza alla propria non responsabilità politica. Lei è peraltro vicina alla questione allattamento e, certamente, non ha responsabilità personali del tanto non fatto.

Non era il luogo né il contesto per farle presente che il Movimento 5 stelle è anche forza di governo da oltre un anno. E che lei è esponente di quella forza politica che ha chiesto ed avuto a febbraio 2018 i voti dei "novax" per poi allinearsi, giunta al governo, alle posizioni più rigidamente pro vaccini che si ricordino.

Qui, comunque la pensiate sull’argomento, non può sfuggire la dicotomia tra promesse elettorali e azione di governo. Ricordo la questione solo perché il rapporto tra attivista e politico è stato al centro del laboratorio finale, è stato probabilmente il tema fantasma di tutto il convegno, ed è legittimo chiedersi se è necessariamente questa la fine che deve fare un attivista che finisce in politica: rinnegare tutto se stesso.

L’allattamento come punto di vista sul mondo
La questione è seria, a chiusura della giornata ho detto a Monica quello che penso, ed è il pensiero che dico a quanti fanno attività sperando di influenzare i decisori.

La mia opinione è che Monica dovrebbe cercare una strada per essere lei stessa tra i decisori, e trovare un modo per avere un ruolo pubblico e riconosciuto nelle istituzioni che le consenta di incidere sui tassi di allattamento, perché non sono tematiche di secondo piano, ma questioni che incidono fortemente sul tipo di società che costruisci.

E ne ha data chiara dimostrazione alla fine del convegno una mamma, di cui non ricordo il nome, che è venuta dall’entroterra per partecipare al convegno e che ha dato parola, in modo devo dire emotivamente intenso, all’importanza del lavoro che associazioni come quella di Monica hanno sul territorio.

Mi chiedo se la politica fosse stata presente come avrebbe agito il giorno dopo al pensiero delle lacrime di quella mamma.

Parlo di Monica, ma scrivo anche a me stesso ed a quanti fanno attività credendoci: probabilmente, se si ritiene di volere contribuire a costruire una società diversa, può essere legittimo dismettere i panni dell’attivista per indossare quelli del decisore, tanto più quando essere attivista non trova sponda nella classe politica. Deve essere però chiaro che la politica è un lavoro, che va compreso ed affinato, altrimenti il rischio è fare la fine del famoso movimento nel quale piuttosto che controllare il potere finisci con l’esserne controllato.

La gaffe
Devo delle scuse, ma anche un attestato di stima, a Maria Paola Ferro, perché ha sentito le mie argomentazioni verso una certa inadeguatezza del governo regionale, senza perdere la grazia e la cortesia dei suoi modi. E senza dirmi quanto ho scoperto il giorno dopo: che è moglie di un Assessore Regionale.

Se lo avessi saputo, avrei parlato male di suo marito. Scherzo. Non è vero. Non parlo mai male delle persone, e giusto di questo assessore, che ho avuto modo di conoscere per una questione molto attinente a questa, ovvero un parco da fare nascere in città a Borgo Nuovo, non avrei neanche nulla di male da dire.

Comunque sia, giuro che al prossimo convegno, se mi trovassi nuovamente accanto a belle signore, per non sbagliare parlerò solo bene del governo regionale.

Media partner di questa iniziativa è VediPalermo di Antonio Macaluso, che ha realizzato questo primo video, cui altri seguiranno. Ho incrociato Antonio quando mi sono occupato dell’Oreto.

Non sorprenda che Antonio e Monica possano collaborare, fanno parte, come tanti altri, di quella parte di città che, ci prova, si lamenta, cade, si rialza. Fanno parte delle ragioni per le quali ogni tanto non mi pento di non avere lasciato Palermo e la Sicilia, persone che quando le incontri hai la speranza che vi sia ancora speranza.

ARTICOLI RECENTI