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L'estate se ne andò senza rumore: l'odore dell'autunno nella valigia di chi riparte

Anche se agosto è ormai un ricordo o forse una lunga attesa, adesso c'è un autunno da vivere tra le prime piogge lunghe e puntuali: ma il Mediterraneo tornerà a splendere

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 29 agosto 2018

"Little by little" di Yao Yao Ma

Era un pomeriggio di agosto al sapore di autunno. Si sentiva l'odore della terra bagnata, delle prime foglie secche che presto avrebbero fatto da tappeto ai mille e mille passi di bambini verso il cancello – per loro immenso – della scuola.

Era un pomeriggio di agosto al sapore di autunno, che chiudeva quell'estate tardiva. A giugno il sole si era fatto attendere a lungo.

Intendo il sole caldo, quello che scotta, quello che ti spoglia e che fa splendere ogni oggetto, ogni parete, ogni sasso, ogni granello di sabbia e ogni piccola onda su cui si posa. E quest'anno è stato l'autunno a non farsi pregare. Bussò in quel pomeriggio di agosto mentre ero seduta al vecchio molo di Cefalù.

Si presentò senza tanti convenevoli, portando con sé una grossa nuvola nera che – pian piano, con piccoli balzi in cielo – oscurò il sole, fece diventare grigie le onde, opaca la sabbia.

Era il mio ultimo giorno di vacanza. E la Sicilia mi salutò con l'odore dell'autunno. Un modo, forse, per dirmi che era tutto finito. Che, in fin dei conti, c'eravamo già: l'estate era terminata.

Così facendo, l'indomani sarei salita su un aereo, forse, con meno nostalgia. Chissà. L'indomani mi alzai presto per preparare la mia valigia.

Con la pelle ancora bagnata dall'acqua calda e dalla schiuma di una doccia appena fatta, passai davanti la piccola finestra del mio bagno che – come ogni estate – lascio sempre aperta. E lì, davanti quella finestra, sentii un timido vento superare la tenda, scivolarmi addosso.

Era una mattina di agosto ma quel brivido sul corpo bagnato mi catapultò a fine settembre, nel giorno della consueta festa patronale del mio paese. Una festa che non ho mai saltato per ventotto anni consecutivi. Una festa che non è solo rito religioso ma anche senso di appartenenza, rinnovo annuale della propria carta di identità.

"Io qui ci sono cresciuto", ribadiamo con orgoglio. Quest'anno non potrò essere lì, tra le bancarelle di giocattoli e il fumo delle castagne arrostite, sotto le luminarie appese tra due balconi, in mezzo alla folla che segue il carro della Madonna. Non potrò esserci come lo scorso anno.

Però – per un attimo – sono stata a quella festa. Sono stata a quella festa sentendo quello stesso brivido che avrei sentito a settembre.

Quel brivido che percorre la pelle ancora non abituata all'addio del sole cocente. Sono stata in quella festa di paese in un pomeriggio e in una mattina di fine agosto, prima di prendere un aereo per lasciare il cuore de Mediterraneo.

Rivedrò quel mare tra quattro mesi e sarà bello assaporarne il fascino invernale. Sarà un mare di dicembre che – a ogni atterraggio a Punta Raisi – splenderà come un mare d'agosto, ne sono certa.

Anche se agosto è ormai un ricordo lontano, o semplicemente una lunga attesa. Ma adesso c'è un autunno da vivere, tra torte appena sfornate e le prime piogge lunghe, lente e puntuali.

E torna alla mente quel verso di Sandro Penna. Un verso che si presenta puntualmente, come ogni anno. Questa volta con qualche settimana di anticipo. "L'estate se ne andò senza rumore".

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