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Potremmo vivere di turismo (se fossimo sui Balcani): Palermo non capisce i "dehors"

Facciamo volutamente il paragone con le città del nord Europa: mentre loro - con il gelo - non si sognano di discuterne, noi attendiamo da anni un regolamento

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 17 ottobre 2019

Il dehors dI Chez Julien a Parigi

La prima volta che andai a Riga era una città del Baltico che l’anno seguente sarebbe entrata in Unione Europea. Quindici anni dopo il centro di Riga è un unico grande centro di intrattenimento a cielo aperto, ogni locale ha il suo spazio esterno di pertinenza e tutte le piazze del centro storico sono concesse ad operatori economici che svolgono la loro attività.

Una caratteristiche dei dehor (gli spazi all'esterno dei locali) nel nord Europa è che sono estremamente curati: in legno, bordati da fiori, sono parte dell’arredo della città. Sono attivi tutto l’anno e, infatti, in inverno è facile che ti diano una coperta o che accendano stufe esterne.

Nessuno potrebbe considerare neanche per scherzo la chiusura di questi dehor, perché ne sarebbe fortemente inficiata l’immagine e l’economia della città. Ho citato Riga (in Lettonia) ma il discorso è equivalente per altre città del nord: piazza del Mercato a Cracovia, o Pilies Jela, la strada del centro di Vilnius in Lituania.

Ho fatto riferimento volutamente a città dell’estremo nord Europeo, famose per il freddo, perché credo possa dare misura della nostra inadeguatezza. Se si occupano loro degli spazi esterni, ricordiamo che Palermo è una città vivibile all’esterno tutto l’anno.

Siamo in attesa ancora dal dicembre 2017 dell’approvazione del Regolamento dehor ed in questi giorni vari locali stanno smontando perché, in assenza del regolamento, le loro attività sono abusive e rischiano multe e sanzioni molto elevate, che possono arrivare alla chiusura temporanea dell’attività.

A me di questa vicenda inquieta come le nostre istituzioni, ed in questo caso metto nello stesso calderone il consiglio comunale e la giunta, operino solo oltre ogni tempo massimo scaduto. Come un paziente cardiopatico che va rianimato con scariche elettriche tra un collasso e l’altro.

Si è andati avanti in questi mesi di proroghe in proroghe, ma nessuno si è posto il problema di una riorganizzazione generale degli spazi esterni e di come la città si debba mostrare a viaggiatori e turisti. Insomma, è mancata la visione, il progetto, il dibattito pubblico. Anche se timidamente, le associazioni di commercianti in questi mesi hanno provato a segnalare il problema.

La questione dura da molto più tempo, ed alcuni ricorderanno la protesta che qualche anno fa organizzò Giusy Vitale, titolare degli omonimi supermercati, per protestare contro una multa surreale per avere abbellito il marciapiede con una pianta.

L’idea che chi svolge attività commerciale sia quasi un ostacolo nella città e non un suo motore la trovo inaccettabile.

È passato un lustro, già allora ponevo la questione dell’assenza di un progetto e di una visione. Palermo non ha un tessuto primario né secondario degno di nota (mi perdonino i pochi industriali di peso), pertanto non può e non deve affidarsi al caso nella pianificazione e gestione dei suoi servizi turistici.

E i dehor, le attività di accoglienza ed intrattenimento, sono parte integrante di questi. Si fa turismo e cultura occupandosi di mostre e concerti, ma anche e soprattutto mettendo ordine ai servizi ed alle attività connesse.

Quando passeggio in ogni stagione dell’anno per le vie delle tante città Europee che pianificano ed organizzano il loro marketing e che decuplicano i nostri flussi con un decimo della nostra offerta, mi viene da chiedermi cosa non vada da noi.

Dare tutte le colpe solo alla politica è semplicistico, e forse anche un po’ populista. Però, sinceramente, in questo caso non vedo alcuna direzione, non vedo un progetto e non capisco a chi altri dare le responsabilità se non a chi ha le responsabilità della pianificazione e del governo della città.

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