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Un'(altra) orchestra quando ce ne sono già tre: il senso pratico che manca ai siciliani

La Sicilia ha tre orchestre pubbliche (Massimo, Massimo Bellini e della Fondazione Orchestra Siciliana) ma dall'Ars arriva l'idea di farne una nuova "del Mediterraneo"

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 31 gennaio 2019

L'interno del Politeama Garibaldi

Segnatevi il nome di Sabine Meyer, perché ha molto a che fare con la storia che sto per raccontarvi.

È di questi giorni la notizia che l’ARS, l’Assemblea Regionale della Sicilia, il nostro parlamento, avrebbe deciso di dotarsi di "un'orchestra del mediterraneo” mediante l’istituzione di un apposito ente.

Lascio le dovute valutazioni sull’opportunità di questa spesa, in un momento poi di così nera crisi finanziaria e di immagine così opaca delle nostre istituzioni regionali, alle parole di Maria Teresa Camarda su Live Sicilia.

L’intuizione è di Forza Italia, sembrerebbe addirittura del presidente dell’ARS Gianfranco Micciché. E Sabine Meyer che c’entra vi chiederete?

Prima di spiegarlo voglio ricordare ai non addetti ai lavori che la Sicilia dispone già di tre orchestre pubbliche, quella del Teatro Massimo di Palermo, del Massimo Bellini di Catania e della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana.

Rispetto a quest’ultima ho segnalato qualche settimana fa la proposta di alcuni intellettuali cittadini di nominarne i vertici con un metodo meritocratico, per provare a filtrare l’interesse un po’ perverso della politica, che se di base è deleterio, sotto campagna elettorale delle europee può solo avere risvolti particolarmente distruttivi.

Queste tre orchestre tra fondi regionali e fondi ministeriali costano un centinaio di milioni di euro l’anno.

Raggranellano sul mercato privato, tra sponsorizzazioni e biglietti, molto poco, diciamo qualche milione di euro.

Le orchestre costano tanto perché sono composte da tante persone, altamente qualificate, che percepiscono generalmente stipendi molto alti, ed in Italia vivono fuori dalle regole di mercato.

Le nostre orchestre sono molto in basso nelle classifiche nazionali ed internazionali, non è colpa specifica di nessuno in particolare ed un po’ di tutti in generale. E c’è da scommettere che anche la nuova orchestra del mediterraneo non sarà da meno. Tanti soldi, tanti assunti, per produrre tanta mediocrità.

L’Orchestra Sinfonica Siciliana è quasi interamente finanziata dalla Regione Siciliana.

La Fondazione che la gestisce, e che è ospitata al Politeama di Palermo, è un ente che vive di stenti, di fatto controllato dalla politica, non ha lo spessore di visione, di progettualità e probabilmente di qualità artistica per competere con le grandi orchestre del mondo.

Diciamo che le orchestre in Sicilia di cui prendersi cura non mancherebbero.

E diciamo anche che l’idea di fare dell’Orchestra sinfonica un’orchestra del mediterraneo sarebbe anche una buona visione. Allora perché farne un’altra?

Sappiamo bene, a che siamo in argomento, che in Italia la stretta relazione tra arte e politica ha i suoi costi culturali, ricordo che nessuna orchestra italiana, la patria della musica, figura tra le prime 100 orchestre al mondo, meno che mai la Sicilia.

Francamente non penso, ma potrei sbagliarmi, che l’orchestra di Micciché potrà invertire questa direzione e che nasca con questi intenti.

Dunque, Sabine Meyer. È una clarinettista tedesca. Rappresenta suo malgrado la distanza tra l’idea di arte e cultura immaginata dalla nostra politica, ed in queste ore messa in campo dal nostro presidente, e quella rappresentata dalla più importante orchestra sinfonica del mondo: i Berliner.

Per essere assunti nei Berliner, occorre fare l’audizione con l’orchestra. Suoni per loro e con loro, e se ti applaudono alla fine dell’esibizione sei assunto. Il merito che premia il merito. Io la trovo una immagine splendida.

Questo metodo ha portato a selezionare i migliori musicisti del mondo, che per garantire i propri standard elevatissimi scelgono solo musicisti più che eccellenti. In pratica, un circuito virtuoso che punta all’eccellenza assoluta. La qualità chiama e pretende la qualità. È noto.

Sabine Meyer fu una eccezione, fu voluta da Karajan, il maestro per oltre 30 anni guidò l’orchestra.

Sabine Meyer non superò l’esame dell’orchestra, ed il maestro mise in campo il suo ruolo ed il suo carisma perché fosse assunta.

Questa imposizione costò la sua credibilità presso l’orchestra e fu l’inizio di una rottura che la storia consacrò insanabile.

In tutto questo Sabine Meyer era anche brava. Ma non abbastanza a giudizio dei Berliner, e bastò questo giudizio per dare avvio al declino del rapporto tra il maestro e la sua orchestra.

Bastò un piccolo errore, una piccola forzatura, una piccola sbavatura. Insomma Sabine Meyer era brava, ma quello non era il suo posto, e lo capì da sola licenziandosi dopo un anno.

Il caso della Meyer è la rappresentazione di come il merito e la qualità possono essere centrali nel determinare le scelte.

Queste metriche non appartengono alla Sicilia. Lo sappiamo bene. Non appartengono alla politica culturale applicata alla musica, come sanno le tante associazioni siciliane che ogni anno vedono ridotti i propri fondi a prescindere dalla qualità che producono.

Non appartengono alle scelte dei management e degli artisti. Vale al Politeama, come negli altri enti regionali. Non appartengono al presidente Micciché, non me ne voglia.

E non appartengono neanche a noi siciliani, mi scusino i miei conterranei se non assolvo neanche loro.

Davanti alla questione artisti e musica in Sicilia non ho mai visto il presidente Micciché porre la questione in termini di problema e di sua soluzione.

Non l’ho mai sentito esprimere un parere o una proposta di merito che valesse la pena di essere ascoltata. Tanti anni di politica e nessuna idea, vorrà pur dire qualcosa, quando il tema è il merito.

L’arte serve e va finanziata, e non potrei mai sostenere il contrario, ma sappiamo tutti che se l’arte e la cultura sono il punto, non è la strada di un nuovo ente ed un nuovo carrozzone regionale quella da perseguire, questo mi pare evidente.

Ma in una terra senza lavoro, alla politica serve generare altre possibili promesse, altre aspettative e speranze, ed altro consenso in previsione di una campagna elettorale per le europee che si annuncia durissima.

Un maestro come Karajan, che pure ebbe le sue ombre, fu messo in discussione nel momento in cui mise in discussione il principio del merito e della qualità.

Ora mi chiedo, in tutta sincerità, quando noi siciliani riusciremo a porre almeno una volta la questione qualità al centro.

E quando avremo la forza di chiedere ai nostri politici, ai nostri uomini cui in teoria è demandata la visione del futuro, di produrre a loro volta qualità ed anche competenze, nelle loro proposte.

Perché, ricordiamolo, le loro proposte e le loro leggi diventano nostri costi, nostre tasse, opportunità date o negate per noi ed i nostri figli.

In questa proposta non vedo qualità, non vedo idee, non vedo competenze.

Se il parlamento fosse un'orchestra che sceglie sulla base del merito e della qualità probabilmente boccerebbe questa proposta. Ma sappiamo che non è questa la metrica del nostro parlamento.

Quello che so è che alla fine Sabine Meyer capì da sola che quello non era il suo posto e si licenziò.

Sabine Meyer ci ha messo un anno a capirlo. È una brava musicista, l’ha capito da sola. Pur non essendo tra i migliori musicisti al mondo, fu dotata della giusta percezione di se stessa.

Ed anche Miccichè è un bravo politico. Ed anche lui non è tra i migliori al mondo.

Ed io nutro una speranza, visto che non sarà bocciato dal parlamento, io confido nella sua qualità, nella giusta percezione che lui, come ma Meyer, possa avere di se stesso.

A misura di calendario avrebbe compiuto un anno di presidenza il 16 dicembre scorso. Quindi una piccola speranza ancora c'è.

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