Alla scoperta del sito archeologico di Segesta: due weekend di visite guidate

Il Tempio Dorico di Segesta (foto di Marco Gallo)
Comprendere la pianta dell'antica Segesta, seguirne la nascita come città elima, che alcune fonti dicono fondata dai troiani in fuga; vederla chiamare in aiuto Atene, Cartagine e poi Roma per difendersi dalla vicina Selinunte, e dunque diventare greca e poi romana: distrutta dai vandali, si ritrasse nel borgo medievale cresciuto attorno al castello, e si fece ben presto dimenticare. Segesta dalle tante vite che è rinata come la Fenice.
Sabato 1 e domenica 2 gennaio e poi da giovedì 6 a domenica 9, alle ore 11.00, è in programma una visita guidata approfondita di oltre due ore, diretta ai singoli visitatori ma anche alle famiglie con bambini, organizzata da CoopCulture lungo un percorso attento che tocca tutti i tesori dell'area archeologica: il teatro, l'agorà, il tempio e l’antiquarium, utilizzando il sistema di trasporto interno del parco.
Dopo essere entrati nell'area e aver superato la biglietteria, si è accolti dalla guida CoopCulture che accompagna a piedi fino al famoso Tempio, per il primo splendido colpo d'occhio dalla collinetta ad ovest dell'antica città elima, sul monte Barbaro.
Gli storici sono d'accordo nella convinzione che il tempio sia rimasto incompiuto, ma che fu costruito come espressione dell’opera di ellenizzazione della vicina Selinunte: il primo restauro fu addirittura a fine ‘700, come informa Goethe, affascinato dalla posizione "sorprendente: al sommo d'una vallata larga e lunga, in vetta a un colle isolato e tuttavia circondato da dirupi, esso domina una vasta prospettiva di terre".
Da ora in poi ci si sposta con i mezzi del parco, e attraversando l’agorà, si raggiunge l’acropoli nord, dove sorge il teatro: qui bisogna lasciarsi andare alla fascinazione, per comprendere uno dei siti più belli del Mediterraneo, sulla cima di monte Barbaro, affacciato sul golfo, sul mare che in questa zona è blu intenso.
Basta sedersi su un gradino della cavea ferro di cavallo, per lasciarsi inebriare dal paesaggio e dal blu intenso del mare.
Costruito tra il III e II secolo avanti Cristo, era munito di edificio scenico che incorniciava il palcoscenico, di una ricca parete scenica ornata da pilastri e colonne, e da telamoni dedicati al dio Pan. Il vano dell’orchestra era dotato di dispositivi scenici che permettevano agli attori di comparire all'improvviso.
Scesi dal teatro, osservando anche il borgo medievale che si sviluppò attorno al castello, si prosegue verso l'area archeologica per raggiungere il piccolo ma prezioso antiquarium in cima alla collina.
Inaugurato da pochissimo, ospita un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo dai primi insediamenti, raccolti nella mostra “I volti del sacro nella Segesta elima: spazi, riti, oggetti”: epigrafi in lingua elima redatte in alfabeto greco come la dedica ad Afrodite Urania che proviene dal Tempio dorico; statuette femminili in terracotta, elementi in osso di strumenti musicali, ceramiche greche preziosi monili, oltre alle imponenti gronde leonine dal tempio posto all'interno del recinto sacro di contrada Mango.
La visita si chiude a porta di Stazzo da dove si osserva la cinta muraria nel tratto di porta di Valle ed i quartieri residenziali poco distanti.
Sabato 1 e domenica 2 gennaio e poi da giovedì 6 a domenica 9, alle ore 11.00, è in programma una visita guidata approfondita di oltre due ore, diretta ai singoli visitatori ma anche alle famiglie con bambini, organizzata da CoopCulture lungo un percorso attento che tocca tutti i tesori dell'area archeologica: il teatro, l'agorà, il tempio e l’antiquarium, utilizzando il sistema di trasporto interno del parco.
Dopo essere entrati nell'area e aver superato la biglietteria, si è accolti dalla guida CoopCulture che accompagna a piedi fino al famoso Tempio, per il primo splendido colpo d'occhio dalla collinetta ad ovest dell'antica città elima, sul monte Barbaro.
Gli storici sono d'accordo nella convinzione che il tempio sia rimasto incompiuto, ma che fu costruito come espressione dell’opera di ellenizzazione della vicina Selinunte: il primo restauro fu addirittura a fine ‘700, come informa Goethe, affascinato dalla posizione "sorprendente: al sommo d'una vallata larga e lunga, in vetta a un colle isolato e tuttavia circondato da dirupi, esso domina una vasta prospettiva di terre".
Da ora in poi ci si sposta con i mezzi del parco, e attraversando l’agorà, si raggiunge l’acropoli nord, dove sorge il teatro: qui bisogna lasciarsi andare alla fascinazione, per comprendere uno dei siti più belli del Mediterraneo, sulla cima di monte Barbaro, affacciato sul golfo, sul mare che in questa zona è blu intenso.
Basta sedersi su un gradino della cavea ferro di cavallo, per lasciarsi inebriare dal paesaggio e dal blu intenso del mare.
Costruito tra il III e II secolo avanti Cristo, era munito di edificio scenico che incorniciava il palcoscenico, di una ricca parete scenica ornata da pilastri e colonne, e da telamoni dedicati al dio Pan. Il vano dell’orchestra era dotato di dispositivi scenici che permettevano agli attori di comparire all'improvviso.
Scesi dal teatro, osservando anche il borgo medievale che si sviluppò attorno al castello, si prosegue verso l'area archeologica per raggiungere il piccolo ma prezioso antiquarium in cima alla collina.
Inaugurato da pochissimo, ospita un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo dai primi insediamenti, raccolti nella mostra “I volti del sacro nella Segesta elima: spazi, riti, oggetti”: epigrafi in lingua elima redatte in alfabeto greco come la dedica ad Afrodite Urania che proviene dal Tempio dorico; statuette femminili in terracotta, elementi in osso di strumenti musicali, ceramiche greche preziosi monili, oltre alle imponenti gronde leonine dal tempio posto all'interno del recinto sacro di contrada Mango.
La visita si chiude a porta di Stazzo da dove si osserva la cinta muraria nel tratto di porta di Valle ed i quartieri residenziali poco distanti.
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