Il "Pulcinellesco" desiderio di uscire dalla solitudine: Valerio Apice in scena al teatro Atlante
Valerio Apice è Pulcinella
Si può contenere la vita di una maschera in uno spettacolo? L'attore e poeta campano Valerio Apice si cimenta in quest'impresa con "Pulcinellesco" in scena sabato 16 e domenica 17 novembre nella nuova sede del teatro Atlante di Palermo, in via della Vetriera 23 (traversa di via Alloro).
Con "Pulcinellesco" l'attore prova a racchiudere venti anni di lavoro in un’ora di teatro napoletano, nostalgico, grottesco, sacro, musicale, bambino.
Fondatore del Teatro Laboratorio Isola di Confine in Umbria, dal 1997 Valerio Apice lavora sulla maschera di Pulcinella, curando inoltre seminari sulle tecniche dell’attore in Italia e all’estero in collaborazione con università, istituti italiani di cultura e istituzioni teatrali. È curatore, con Giulia Castellani, del libro “Il Villaggio del Teatro. Laboratorio Scuola Comunità”, uscito nel febbraio 2019 con la prefazione di Eugenio Barba.
Lo spettacolo in scena al teatro Atlante si snoda attraverso poesie, canzoni, monologhi e video e "pulcinellesco" diventa il desiderio di uscire dalla solitudine e farsi coro.
Una scrittura nata per la maschera dialoga con i "fantasmi" di Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Pier Paolo Pasolini e con le apparizioni improvvise di una Napoli che svela la sua poesia e la sua musica tra cumuli di sogni interrotti.
«Vorrei potervi dire cose umane, e non sottrarmi alla notte in cui mi trovo, vorrei ingrandire l’animo mio ma farlo piano con questo assolo»: un vecchio Pulcinella presenta così l’itinerario che lo spettatore dovrebbe compiere e condividere.
Il canovaccio narra di un capitano costruttore di spazi non umani che non sopporta la voce di Pulcinella, ma non sopporta nemmeno la sua storia stereotipata. E il pianto della madre di Pulcinella diviene il pianto emblematico delle madri vesuviane della "terra dei fuochi".
Pulcinella ritornerà a nascere? La resurrezione si compie insieme al rituale pulcinellesco in cui la maschera diventa ritmo, voce, danza, silenzio, canzone e poesia.
Con "Pulcinellesco" l'attore prova a racchiudere venti anni di lavoro in un’ora di teatro napoletano, nostalgico, grottesco, sacro, musicale, bambino.
Fondatore del Teatro Laboratorio Isola di Confine in Umbria, dal 1997 Valerio Apice lavora sulla maschera di Pulcinella, curando inoltre seminari sulle tecniche dell’attore in Italia e all’estero in collaborazione con università, istituti italiani di cultura e istituzioni teatrali. È curatore, con Giulia Castellani, del libro “Il Villaggio del Teatro. Laboratorio Scuola Comunità”, uscito nel febbraio 2019 con la prefazione di Eugenio Barba.
Lo spettacolo in scena al teatro Atlante si snoda attraverso poesie, canzoni, monologhi e video e "pulcinellesco" diventa il desiderio di uscire dalla solitudine e farsi coro.
Una scrittura nata per la maschera dialoga con i "fantasmi" di Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Pier Paolo Pasolini e con le apparizioni improvvise di una Napoli che svela la sua poesia e la sua musica tra cumuli di sogni interrotti.
«Vorrei potervi dire cose umane, e non sottrarmi alla notte in cui mi trovo, vorrei ingrandire l’animo mio ma farlo piano con questo assolo»: un vecchio Pulcinella presenta così l’itinerario che lo spettatore dovrebbe compiere e condividere.
Il canovaccio narra di un capitano costruttore di spazi non umani che non sopporta la voce di Pulcinella, ma non sopporta nemmeno la sua storia stereotipata. E il pianto della madre di Pulcinella diviene il pianto emblematico delle madri vesuviane della "terra dei fuochi".
Pulcinella ritornerà a nascere? La resurrezione si compie insieme al rituale pulcinellesco in cui la maschera diventa ritmo, voce, danza, silenzio, canzone e poesia.
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