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La forza del mito contro la violenza: "Apollo e Dafne" al Teatro Massimo di Palermo

  • Teatro Massimo - Palermo
  • Dal 13 al 23 gennaio 2026
  • 10.00 (martedì, mercoledì, giovedì e venerdì), 11.30 (martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica), 17.30 (sabato)
  • 10 euro (intero), 8 euro (ridotto), 4 euro (studenti), gratuito (docente accompagnatore con 10 studenti, studenti con disabilità e i loro docenti di sostegno)
  • Biglietti acquistabili online sul sito del teatro o al botteghino (in piazza Giuseppe Verdi, (aperta tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 15.30 tel. 091 6053580) o chiamando il Call Center al numero 091 8486000 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00, per acquistare anche telefonicamente)
Balarm
La redazione

Giuseppe Cutino e Giacomo Biagi

Il Teatro Massimo presenta, dal 13 al 23 gennaio 2026 in Sala ONU, una nuova e coraggiosa produzione di "Apollo e Dafne", cantata profana di Georg Friedrich Händel composta tra il 1709 e il 1710.

Lo spettacolo, proposto nell’ambito della programmazione "Educational" è rivolto in particolare a un pubblico giovane (dai 15 ai 18 anni), e trasforma il mito classico in una potente riflessione sulla violenza di genere e sull’incapacità di accettare il rifiuto.

La regia dell’opera è affidata a Giuseppe Cutino e l’Orchestra del Teatro Massimo, diretta dal Maestro Giacomo Biagi, accompagna un cast di talentuosi interpreti che si alternano nelle repliche: il ruolo di Apollo è affidato a Diego Savini e Francesco Bossi, mentre nei panni di Dafne vedremo Amélie Hois e Noemi Muschetti.

Il personaggio di Cupido è interpretato da Alessandra Fazzino, che cura anche i movimenti di scena. L’allestimento scenico è curato da Stefano Canzoneri, con i costumi di Marja Hoffmann e il disegno luci di Antonio Giunta. Assistente alla regia Agnese Restivo.

L'opera mette a nudo i meccanismi dell’amore possessivo. Il corteggiamento si trasforma rapidamente in una persecuzione che culmina nella tragedia: nella rilettura di Cutino, infatti, Dafne trova la morte in seguito a un tentativo di stupro da parte di Apollo.

L’epilogo tragico è l’esito estremo del delirio di onnipotenza del carnefice, che esterna poi il suo dolore con una messinscena pubblica volta a preservare la propria immagine nonostante la distruzione causata.
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