La meraviglia barocca con gli splendidi marmi mischi: visite alla Chiesa di Santa Maria in Valverde
La chiesa di Santa Maria in Valverde a Palermo
Terrazze, campanili, chiese sconosciute, palazzi privati, giardini, ex fabbriche, manifatture artigiane: sono 130 quest’anno i luoghi che il Festival "Le Vie dei Tesori" apre nei cinque weekend compresi tra il 5 ottobre e il 4 novembre a Palermo, la città Capitale della Cultura 2018 dove la manifestazione è nata nel 2006 e dove è giunta alla sua dodicesima edizione.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
Risale al 1300 e venne edificata accanto a un monastero di suore carmelitane. La chiesa di Santa Maria in Valverde, in piazza Cavalieri di Malta, fu poi modificata e abbellita nel 1633 grazie al ricco genovese Camillo Pallavicino, dopo che la sua unica figlia prese i voti e si rinchiuse in questo complesso religioso. Il mecenate finanziò un massiccio rinnovamento della struttura affidando il progetto all’architetto Mariano Smiriglio.
L’impronta barocca è evidente. Nei primi anni dell’Ottocento il prospetto fu rimaneggiato secondo il disegno dell’abate Mango, in stile neoclassico con motivi ricorrenti del simbolismo biblico-cristiano. Ma l’interno è rimasto secentesco: un tripudio di bellezza, con marmi mischi, sculture, tele, drappeggi, affreschi (alcuni attribuiti a Guglielmo Borremans), in una seduzione continua di forme e colori.
La visita ha una durata di 20 minuti ed è accessibile ai disabili.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
Risale al 1300 e venne edificata accanto a un monastero di suore carmelitane. La chiesa di Santa Maria in Valverde, in piazza Cavalieri di Malta, fu poi modificata e abbellita nel 1633 grazie al ricco genovese Camillo Pallavicino, dopo che la sua unica figlia prese i voti e si rinchiuse in questo complesso religioso. Il mecenate finanziò un massiccio rinnovamento della struttura affidando il progetto all’architetto Mariano Smiriglio.
L’impronta barocca è evidente. Nei primi anni dell’Ottocento il prospetto fu rimaneggiato secondo il disegno dell’abate Mango, in stile neoclassico con motivi ricorrenti del simbolismo biblico-cristiano. Ma l’interno è rimasto secentesco: un tripudio di bellezza, con marmi mischi, sculture, tele, drappeggi, affreschi (alcuni attribuiti a Guglielmo Borremans), in una seduzione continua di forme e colori.
La visita ha una durata di 20 minuti ed è accessibile ai disabili.
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